5G, allarme di polizia e servizi: «Intercettazioni a rischio»
di Marco Ludovico
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Intercettazioni a rischio se non impossibili. Sistemi digitali a vulnerabilità aggravata di fronte alla minaccia cyber. Vuoti normativi da colmare al più presto. La rivoluzione 5G, non ancora così nota al grande pubblico, ha messo in mobilitazione servizi di sicurezza e forze di polizia. L’allarme è scattato alcune settimane fa con un sottofondo continuo ma in crescendo.
Le mosse di palazzo Chigi
Il direttore del Dis (dipartimento informazioni e sicurezza), Gennaro Vecchione, giovedì in commissione Trasporti della Camera è stato netto: «Il 5G è potenzialmente foriero di rischi per la sicurezza nazionale». Il giorno dopo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato alla Dna (direzione nazionale antimafia e antiterrorismo) il procuratore Federico Cafiero De Raho. Il comunicato finale di palazzo Chigi non scherza: il presidente del Consiglio ha acquisito dal procuratore nazionale «elementi di interesse sulle rilevanti problematiche poste dalla nuova tecnologia 5G e sul considerevole impatto che essa rischia di avere sulle indagini penali».
Il tavolo alla Procura nazionale
Alla Dna è un susseguirsi di riunioni con i responsabili dei servizi di polizia giudiziaria: lo Sco (servizio centrale operativo) e la Postale della Polizia di Stato; il Ros (raggruppamento operativo speciale) dell’Arma dei carabinieri; lo Scico (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata) della Guardia di Finanza; la Dia (direzione investigativa antimafia). Il tema è così scottante da essere già all’attenzione dei rispettivi vertici: Franco Gabrielli (Ps), Giovanni Nistri (Cc) e Giuseppe Zafarana (Gdf).
Discussione aperta in Europa
Ma l’allarme attraversa anche i servizi di informazione e sicurezza con un’intensità pari se non maggiore. Lo scenario deve essere guardato anche in chiave internazionale. Al tema è stata dedicata la sessione riunitasi a Vienna il 14 e 15 marzo scorso dei capi delle polizia dei 28 paesi membri dell’Unione, per l’Italia ha partecipato il prefetto Vittorio Rizzi, oggi numero uno della Criminalpol.
Sistema al momento ingovernabile
«Il 5G non è un’evoluzione ma una rivoluzione» sottolinea una fonte qualificata. Nessuno nega le straordinarie opportunità di mercato e di sviluppo economico e sociale. Ma i responsabili della sicurezza nazionale non nascondono timori e preoccupazioni davanti all’idea di un sistema, per quello che se ne sa finora, per molti aspetti al momento incontrollabile o ingovernabile.


