Dopo il Nord Stream 2

Cavi sottomarini del Baltico tranciati dall’ancora di una nave cinese, lo conferma la polizia svedese

L’indagine svedese conferma: a tagliare i collegamenti è stato il mercantile «Yi Peng 3». Dolo o colpa? Pechino non autorizza l’ispezione del cargo

di Enrico Marro

Articolo aggiornato il 28 novembre 2024 alle 16

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Foto scattata il 12 ottobre 2015 mostra il cavo sottomarino per telecomunicazioni C-Lion1 che viene posato sul fondo del Mar Baltico dalla nave posacavi “Ile de Brehat” al largo di Helsinki, in Finlandia (Photo by Heikki Saukkomaa / Lehtikuva / AFP) / Finland OUT

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Continua il giallo sui due cavi sottomarini tranciati nel Baltico. L’indagine della polizia svedese ha confermato che responsabile del danno è la “Yi Peng 3”, mercantile battente bandiera cinese in viaggio dalla Russia all’Egitto, transitata nelle zone degli “incidenti” esattamente nei momenti in cui i due cavi sottomarini sono stati recisi.

A tranciare i collegamenti sarebbe stata l’ancora del cargo cinese, trascinata sui fondali marini oltre un centinaio di miglia nautiche.

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Pechino nega l’ispezione della nave

Resta da capire se si tratti di dolo o colpa, ovvero se si tratti di sabotaggio deliberato o di un incidente, anche perché le autorità cinesi non hanno ancora autorizzato la polizia svedese a ispezionare la nave e interrogare i membri dell’equipaggio (guidati pare da un comandante russo).

In questo momento la “Yi Peng 3” è ancorata a meno di un miglio nautico al di fuori delle acque territoriali danesi, con Copenaghen riluttante a effettuare un abbordaggio su una nave battente bandiera cinese. La Svezia ha richiesto ufficialmente che il mercantile ritorni volontariamente nelle acque territoriali svedesi.

In ogni caso sta prendendo piede l’ipotesi di un atto deliberato. «È estremamente improbabile che il comandante non si sia accorto che la sua nave stava trascinando l’ancora, perdendo velocità per ore e tagliando i cavi lungo il percorso», ha osservato un investigatore europeo in una conversazione con il Wall Street Journal.

Il cargo cinese appartiene alla Ningbo Yipeng Shipping, società che possiede solo due navi e ha sede vicino al porto cinese di Ningbo.

I cavi tagliati

Ma facciamo un breve riepilogo della vicenda: tra domenica 17 e lunedì 18 novembre due cavi sottomarini per comunicazioni in fibra ottica sono stati appunto tranciati nel Baltico: subito si è pensato a possibili azioni di sabotaggio legate alla “proxy war” tra la Nato e Mosca, in una zona particolarmente calda dal punto di vista geopolitico, con nove Paesi bagnati dal “mar dell’Est” (compresa la Russia).

Il primo collegamento a interrompersi, domenica 17 mattina, è stato quello internet tra la Lituania e l’isola svedese di Gotland, assicurato da un cavo lungo 218 chilometri. Poi, nella notte tra domenica 17 e lunedì 18, a saltare è stato il C-Lion1, collegamento di quasi 1.200 chilometri tra Helsinki e il porto tedesco di Rostock. Per fortuna i flussi di dati non si sono interrotti del tutto grazie al backup assicurato da altri cavi sottomarini.

Il danno al cavo Finlandia-Germania si è verificato vicino alla punta meridionale dell’isola svedese di Oland e potrebbe richiedere dai cinque ai quindici giorni per la riparazione, ha dichiarato Ari-Jussi Knaapila, amministratore delegato della società statale finlandese di sicurezza informatica e telecomunicazioni Cinia.

Le accuse di Berlino

«Nessuno crede che questi cavi siano stati danneggiati accidentalmente», ha dichiarato qualche giorno fa il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius.

In precedenza Finlandia e Germania avevano affermato in una dichiarazione congiunta di essere «profondamente preoccupate per il cavo sottomarino reciso», aggiungendo di stare indagando su «un incidente che solleva sospetti di danni intenzionali» e menzionando possibili eposodi di “guerra ibrida”. «Salvaguardare la nostra infrastruttura critica condivisa è fondamentale per la nostra sicurezza e la resilienza delle nostre società», avevano concluso nel comunicato Berlino e Helsinki.

I due episodi sono avvenuti poche settimane dopo l’allarme lanciato dagli Stati Uniti su un possibile aumento dell’attività militare russa attorno ai cavi sottomarini del Baltico.

C’è anche un precedente recente: nell’ottobre dell’anno scorso una portacontainer battente bandiera cinese ha trascinato un’ancora lungo i fondali del Baltico per centinaia di miglia nautiche, danneggiando un gasdotto e recidendo due cavi sottomarini in fibra ottica.

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