A febbraio-aprile attese nel Centro Italia 412mila assunzioni
Ma circa la metà è di difficile reperimento, con il picco del 54,8% in Toscana. Preparazione non in linea con le richieste delle imprese
di Claudio Tucci
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Dagli esperti IT e in cybersecurity ai tecnici della salute. Dai meccanici e operai specializzati agli addetti alle vendite e alla ristorazione. È un mercato del lavoro dinamico quello che emerge nei primi dati del 2024 elaborati, per il nostro giornale, da Unioncamere-Anpal, attraverso il sistema informativo Excelsior. Nel periodo febbraio-aprile 2024 infatti in Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo e Molise, sono previste oltre 412mila assunzioni da parte delle imprese, 412.570 per l’esattezza (circa un terzo del milione e 312mila ingressi in programma nello stesso periodo in tutt’Italia). Nel solo mese di febbraio in queste sette regioni sono state programmate 127.820 assunzioni. Si tratta di numeri in crescita rispetto al 2023. Ma circa la metà di questi inserimenti è risultata “di difficile finalizzazione”, a causa principalmente della mancanza di candidati. Ma anche per una preparazione spesso non in linea con i fabbisogni imprenditoriali.
Facciamo qualche esempio concreto. In Toscana il cosiddetto “mismatch” a febbraio è risultato del 54,8%. Anche in Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo siamo abbondantemente sopra il 50 per cento. Nel Molise la difficoltà di reperimento si è attestata al 48,7%, nel Lazio sfioriamo il 40 per cento.
«Diverse regioni del Centro Italia mostrano livelli molto alti di difficoltà di reperimento anche nel mese di febbraio, superiori alla metà delle occasioni di lavoro offerte - ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. Bisogna adoperarsi in tutti i modi e a tutti i livelli per invertire questa rotta, che limita le possibilità di crescita e sviluppo delle nostre imprese».
Prendiamo il caso delle aziende laziali. Da una interessante elaborazione del centro studi di Unindustria (proprio su dati Uniocamere-Anpal, sistema informativo Excelsior) emerge che, nel corso del 2023, a soffrire più di tutti del “mismatch” sia stata l’industria, a partire dalla metallurgia. A seguire i Servizi, in primis alloggio e ristorazione, e l’Ict. Per i titoli di studio universitari, lo scostamento è del 41%, e le assunzioni più difficili da realizzare sono negli indirizzi delle scienze matematiche, fisiche e informatiche (61%), seguiti da quelli sanitario e paramedico (59%) e chimico-farmaceutico (58%). Particolarmente elevata è poi è la difficoltà di reclutamento di diplomati nei percorsi Its Academy (62%). Sono le piccole e medie imprese, rispetto alle grandi realtà, a patire più difficoltà nel reperire le risorse umane necessarie; e questa è una nota dolente anche nelle altre regioni d’Italia.
Tornando alle elaborazioni Unioncamere-Anpal a risentire maggiormente in Italia del mismatch nel mese di febbraio (ultimo dato disponibile) sono le industrie del legno e del mobile (65,5% dei profili ricercati è di difficile reperimento), le imprese della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (62,0%), le industrie tessili, abbigliamento e calzature (61,2%), le imprese delle costruzioni (58,9%) e le imprese della meccatronica (57,3%). Dal Borsino delle professioni emerge che sono difficili da reperire sul mercato gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (70,7%), i fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (70,5%), i meccanici artigianali, montatori, riparatori, manutentori macchine fisse e mobili (69,8%), i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (68,9%), i fabbri ferrai costruttori di utensili (68,1%), gli operatori della cura estetica (66,2%) e i tecnici in campo ingegneristico (66,1%).

