A Reggio Emilia parte il cohousing tra studenti e anziani
Unimore e pensionati Cupla firmano il memorandum: alloggi condivisi tra studenti universitari e persone anziane per il supporto reciproco.
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I punti chiave
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L’università di Modena e Reggio Emilia (UniMore) e il Coordinamento unitario dei pensionati del lavoro autonomo (Cupla) danno il via al primo progetto di cohousing intergenerazionale in Emilia-Romagna. Il protocollo d’intesa, firmato a Reggio Emilia, prevede la condivisione di alloggi tra studenti universitari e persone anziane, con un accordo di supporto reciproco. È la prima volta che il modello, già sperimentato tra Lombardia e Veneto, prende piede in regione per aprire una nuova strada che da un lato favorisca la sostenibilità abitativa degli studenti fuori sede e, dall’altro, contrasti la solitudine e l’isolamento nella terza età.
L’iniziativa
L’idea è quella di creare uno scambio tra generazioni attraverso la condivisione della casa: gli studenti avranno un’opportunità abitativa a costi contenuti, mentre gli anziani potranno contare su una presenza in casa e su un aiuto pratico nella gestione quotidiana, come la spesa o il supporto digitale.
«Non siamo i primi - spiega Giovanni Verzellesi, prorettore di Unimore per la sede di Reggio Emilia - conosciamo il modello avviato dall’Università di Pavia un anno fa, già operativo, e sappiamo che anche Padova sta portando avanti un progetto simile, sempre stimolato da Cupla». Al momento, Unimore e Cupla (che rappresenta oltre 5 milioni di pensionati del mondo del lavoro autonomo) stanno raccogliendo le manifestazioni di interesse: Cupla individuerà gli alloggi disponibili tra chi aderisce all’iniziativa, con l’obiettivo di arrivare a una decina di proposte entro il prossimo autunno, per il nuovo anno accademico. Mentre UniMore diffonderà il progetto tra gli studenti e organizzerà colloqui per selezionare i partecipanti. «Il driver principale non sarà la motivazione economica, ma lo scambio intergenerazionale. Gli studenti dovranno essere motivati a fornire supporto pratico e digitale agli anziani», chiarisce Verzellesi.
Competenze e sostenibilità
Il progetto è aperto alla collaborazione di altri enti che potranno contribuire con competenze e risorse per rafforzarne la sostenibilità. Il Comune di Reggio Emilia ha per ora un ruolo di agevolatore e pontiere. In città gli studenti fuori sede sono circa il 30% dei 10mila iscritti nelle sedi cittadine di UniMore. La pressione abitativa non è tra le più alte in Italia, ma rientra nel primo 25% tra le città universitarie. I posti nelle residenze universitarie sono circa 350, distribuiti tra centro storico, periferia e campus San Lazzaro. L’intenzione è offrire agli studenti del progetto di cohousing intergenerazionale un canone calmierato, inferiore ai prezzi di mercato ma comunque sostenibile. «Molto dipenderà dai finanziamenti che riusciremo a raccogliere – sottolinea Verzellesi – ma il nostro target è quella fascia di studenti che possono permettersi un canone intermedio tra il massimo previsto per chi ha diritto a borse di studio e il mercato libero».
Gli altri esempi
Il modello del cohousing tra studenti e anziani è già attivo in altre città italiane. L’Università di Pavia ha lanciato un progetto finanziato dalla Regione Lombardia con 400mila euro per due anni, basato su un contratto di coabitazione con regole definite. Padova ha avviato un progetto simile con Cupla sempre con l’obiettivo di rispondere sia all’emergenza abitativa degli studenti sia alla necessità degli over 65 di rimanere attivi nella comunità.
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