Best practice

A scuola di tecnologia per non tornare dentro

(Phanie / AGF)

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n importante momento di confronto sul lavoro in carcere si è avuto lo scorso 13 dicembre, con il convegno “Tecnologia solidale 2023”, organizzato dalla Fondazione Pensiero Solido, una realtà importante del Terzo Settore nata nel novembre 2022 per volontà di Antonio Palmieri. Il Cnel, oltre a ospitare l’evento ha preso parte attiva nei lavori del panel dedicato a “Insegnare i mestieri del digitale nelle carceri come strumento di riabilitazione”. Tale sessione ha avuto come suo fulcro la realizzazione operativa dell’accordo siglato lo scorso giugno tra il Cnel e il Ministero della Giustizia, per promuovere il lavoro e la formazione come strumenti di reinserimento sociale per le persone detenute. Hanno partecipato alla discussione anche tre aziende che si sono particolarmente distinte in questo ambito, realizzando alcune best practice di grande rilievo: Cisco Italia, Tesselis e Digital360.

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Cisco Italia opera nelle carceri con proprie Academy, tramite una cooperativa ideata e gestita dallo specialista informatico Lorenzo Lento. È intorno a lui che ruota l’insegnamento dell’informatica ai detenuti, un’attività che contribuisce in modo determinante a contrastare il fenomeno della recidiva: «Degli oltre 1.000 studenti che sono passati dalle mie classi – spiega – nessuno ha fatto ritorno in carcere. Noi li accompagniamo, non li lasciamo soli al loro destino». Nel 2000 Lento riesce ad aprire la prima Academy Cisco nel carcere di Bollate e da lì inizia un percorso difficile, che è però arrivato a coinvolgere diversi penitenziari italiani e oltre mille detenuti. La decennale esperienza Cisco ha dimostrato che si possono trasformare in esperti digitali persone senza esperienza preventiva ma con la giusta attitudine e volontà.

Tesselis, azienda nata dalla fusione di Tiscali e Linkem, ha invece sviluppato tre aree di opportunità in ambito penitenziario. La prima nasce dalla constatazione che nei magazzini vi sono moltissimi apparati di telecomunicazioni sostituiti prima di perdere il loro valore. Di qui la creazione di quattro centri operativi in carcere, che in tre anni hanno coinvolto circa cento persone, a cui è stata data una formazione e una certificazione, grazie a cui a fine pena hanno potuto trovare un lavoro. La seconda è legata alla mancanza di manodopera molto qualificata per la posa di reti in fibra e per le installazioni di apparati wireless. In questo ambito è stato effettuato un primo corso-test da parte dell’azienda Sirti nel carcere di Torino, con dodici ragazzi, poi avviati ad un’attività all’esterno. La terza riguarda esperti verticali in alcune attività digitali e in particolare quella della sicurezza informatica, dove si stima un fabbisogno di oltre 10mila addetti.

Quanto a Digital360, è una società benefit che ha avviato un’azione volta a formare imprenditori del digitale partendo dalle carceri. Tutto ha inizio quando, dopo un adeguato percorso di formazione, due carcerati hanno dato vita alla cooperativa Atacama, che fa video aziendali.

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