Petrolio, la Nigeria si affida alla Cina per il rilancio delle sue raffinerie
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Alberto Negri
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Il tribunale penale internazionale dell'Aja per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi) ha condannato all'ergastolo, in primo grado, l'ex generale Ratko Mladic, ex comandante dell'esercito serbo bosniaco, per genocidio e crimini di guerra e contro l'umanità perpetrati durante la guerra in Bosnia (1992-95). A Sarajevo Mladic volle portare avanti una campagna micidiale di bombardamenti e cecchini e a Srebrenica volle perpetrare genocidio, persecuzione, sterminio, assassinio e atti disumani attraverso trasferimenti forzati, ha detto il giudice del Tribunale per la ex Jugoslavia leggendo la sentenza nei confronti dell'ex generale.
Un genocidio, così ha detto il tribunale dell'Aja, di questo è responsabile Mladic. Oltre alle testimonianze sulle atrocità compiute, a condannare il generale serbo Rako Mladic sono i suoi 18 quaderni di appunti scritti durante gli anni della guerra nell'ex Jugoslavia, in Kosovo, in Bosnia e nel corso dei mille giorni dell'assedio di Sarajevo: è da questo diario che emerge tutto l'odio che provava nei confronti della comunità musulmana, oltre che dell'Occidente colpevole, a suo dire, di appoggiare i musulmani bosniaci per ottenere in cambio vantaggi economici e strategici dalle nazioni del Medio oriente. La sentenza dell'Aja è basata anche su questo prove autografe.
Ma noi che siamo stati testimoni dei bombardamenti di Sarajevo sui civili e della fuga dei sopravvissuti di Srebrenica non avevamo bisogno di documenti: l'architettura della pulizia etnica era nelle stragi quotidiane, pensata a Belgrado dal presidente Slobodan Milosevic, dispiegata da Radovan Karadizc,
asserragliato nella repubblica di Pale, e attuata sul campo da Mladic. La condanna del generale non è un assoluzione né per noi che fummo testimoni inerti né per il resto della comunità internazionale. Chi ha lasciato fare, come i soldati dell'Onu, è stato anch'esso responsabile, soprattutto per il massacro di Srebrenica del luglio 1995: 8mila civili morti tra i bosniaci, il peggiore massacro in Europa dalla seconda guerra mondiale.
Dopo oltre vent'anni Srebrenica non è ancora un luogo di conciliazione. È un luogo di rancore mai sopito, di mancanze e indifferenze dell'Europa: nei confronti di una ex Jugoslavia che sarebbe rimasta abbandonata a se stessa se non fossero intervenuti gli Stati Uniti e la Nato.