A Tefaf proposte opere museali con l’Iva al 9%
A Maastricht evidente la concorrenza fiscale. Le gallerie italiane pagano il 22%
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I punti chiave
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La stagione delle fiere d’arte ha il suo epicentro al Tefaf di Maastricht che accoglierà su invito i collezionisti dal 13 marzo. È sempre un museo a cielo aperto visitato anche da direttori di musei e curatori in cerca di opere eccezionali e rare.
Quali gli highlight selezionati da Arteconomy? Tra i pezzi forti segnaliamo l’«Autoritratto» di Michael Sweerts a 4 milioni di euro da Salomon Lilian, il restauro ha rivelato lo sfondo originale. Poi lo «Sposalizio di Santa Caterina» di Lavinia Fontana a 650mila euro da Fondantico, che ha venduto un Guido Reni alla Galleria Borghese nel 2020, e la «Madonna con Bambino e Santa Maria Maddalena» (1555/60), attribuita a Tiziano maturo, da secoli in Inghilterra, bell’esemplare di un tema presente nei musei Hermitage, Uffizi e Capodimonte (da Trinity Fine Art già opzionata). Notevole il ritratto di «Lesbia» (1625-30) di Pietro Paolini da Maurizio Nobile, quotato 220mila euro o il concerto interrotto del pastore «Aminta» (1612-3) del caravaggesco Bartolomeo Cavarozzi, allude alle pene d’amore, è notificato: dalla galleria Canesso la richiesta è 1,2 milioni di euro, in asta il record di Caravozzi è «Il Sacrificio di Isacco» battuto a 4,6 milioni di euro da Sotheby’s a Londra il 9 luglio 2024. Certamente milionario è il van Gogh «Still Life with Two Sacks and a Bottle» del 1884 proposto da M.S Rau. Per opere di Robilant e Voena il range di prezzi va da 80mila a 5 milioni di euro: proposto un ironico ritratto di Francisco Goya y Lucientes (1807) della Marchesa de Caballero, dama d’onore di Maria Luigia d’Asburgo, consorte di Napoleone e duchessa di Parma.
Il Novecento
Per il Novecento Tornabuoni Arte arriva con un range aperto: da 30mila a oltre 2,5 milioni euro. Concentrato su Alberto Burri e Giorgio de Chirico, con una «Piazza d’Italia» del 1950 a 1,4 milioni di euro. Galleria Maggiore propone a 450mila euro un Massimo Campigli, appartenuto al suo amico Giò Ponti, e ancora il gallerista Beck & Eggeling espone un Alexander Calder, mentre troviamo un Picasso del 1964 da Bastian a 3,4 milioni di euro. La mostra su Wilhem Hammershøi a Palazzo Roverella a Rovigo fino al 29 giugno attira l’attenzione su un ipnotico interno del suo contemporaneo Peter Ilsted (1900-10) da Ämells.
Arti decorativi e gioielli
Nelle arti decorative pezzi d’eccezione per ogni epoca e curiosità: una testa neoclassica di Giovanni Volpato (1790 c.ca) da Alessandra Di Castro, un Colosseo a micromosaico di Luigi Valadier a sei cifre da Galerie Kugel. Oltre i 100mila euro la consolle di Giuseppe Maria Bonzanigo da Burzio. Appartengono alla Secessione Viennese gli arredi di Dagobert Peche e dell’ebanista Jakob Soulek (1913) da Bel Etage. Tra i preziosi: la nave in corallo trapanese (1680) da Altomani, due vasi di S.Pietroburgo dagli ateliers imperiali di Pietro il Grande, in granito di Finlandia e finissimi bronzi dorati da Peter Muehlbauer per 165mila euro. Per la gioielleria presenti l’italiana Buccellati (ora Richemont) tornata dopo sette anni e i creativi cinesi come Feng J di Parigi e Anna HU, nuovi talenti in debito con Jar. Al Tefaf si vedono pezzi da museo, uno sarà il collier Art Nouveau di René Lalique (1905) in cui oro e gemme sono combinati col vetro da Epoque Fine Jewels e da La Vieille Russie le opere di Carl Fabergé, orafo degli zar insediatosi a Kiev dal 1851. Artisti e bellezza non conoscono confini, è la guerra che li impone.
In attesa che l’Iva italiana si adegui alla velocità dei commerci (a Maastricht è al 9%; se il bene è european good, in libera esportazione il cliente non paga l’Iva, pagata dal dealer nel paese di sua ragione sociale solo sul margine), l’offerta soddisfa anche il collezionismo più sobrio: a Tefaf Paper troviamo grafiche giapponesi d’inizio ‘900.
Rarità
Altre trouvailles italiane? I fondi oro di Cecco di Pietro, parti del Polittico di Agnano al Museo Palazzo Blu di Pisa (300mila euro da FG Fine Art) e una festa tardo-barocca a Piazza Navona (1732) di Jacques Dumont da Poncelin de Raucourt. Nuovo ritrovamento per la pittrice inglese Emma Soyer (1813-42), quella delle stupende “Fanciulle” afro-americane alla Tate Britain dal 2022: «I due inseparabili», un tenero fanciullo abbracciato all’asinello (1837) da Colnaghi a un prezzo a sei cifre. Per la scultura si spazia ad ogni latitudine, epoca e genere. Dalla scultura oceanica a un sereno Bodhisattva cinese del periodo Qi (549-577 d.C.) a 1,8 milioni di euro da Vanderven Oriental Art fino ad un pezzo unico «Blu» di Yves Klein in forma d’alberello (1961) da Beck&Eggeling. Dall’idolo bronzeo femminile iraniano del I millennio a.C. da Galerie Kevorkian al talento di Camille Claudel da Galerie Malaquais (è stato appena battuto il suo secondo miglior prezzo in asta per «La Jeunesse et l’Age mûr» del 1899 a 3.663.000 euro) o al contemporaneo Hans Op de Beeck da Templon. Naturalmente si possono trovare rari pezzi di archeologia e tra le miniature spunta la prima edizione dell’«Origine delle specie» di Charles Darwin (1859), prezzo a cinque zeri da Peter Harrington. Buon viaggio.

