Mercati

A Wall Street indici della «paura» alle stelle: quanto è possibile il rimbalzo?

L’indice Vix si è impennato a 28, l’indicatore «fear and greed» segnala «paura estrema». Ecco come l’ottimismo di dicembre è diventato pessimismo

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Non sono solo i ribassi dai massimi storici, toccati neppure tanto tempo fa, a balzare all’occhio.

Non sono solo quel -5,26% di Wall Street e quel -9,71% del Nasdaq da inizio anno a creare apprensione. A colpire davvero è la velocità con cui gli investitori hanno cambiato umore: dall’ottimismo più sfrenato di fine dicembre al pessimismo cosmico attuale.

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Tutti gli indicatori di “paura” dei mercati sono infatti schizzati verso l’alto con una velocità davvero impressionante.

L’indice Vix, che misura la volatilità di Wall Street, è balzato a quota 27-28 in poco tempo: escludendo lo scorso agosto quando ci fu la crisi dello yen, è il massimo dal 2022.

L’indice «fear and greed» della Cnn indica ora «paura estrema», vicino ai livelli toccati solo durante il Covid.

Per provare a guardare avanti, sulle Borse, da qui bisogna partire: dall’umore degli investitori.

L’ottimismo di dicembre

A dicembre, come detto, l’ottimismo era alle stelle. Con la fiducia in quello che era definito «l’eccezionalismo americano», tutte le banche d’affari e case d’investimento prevedevano che la Borsa statunitense sarebbe salita nel 2025. Tanti vedevano l’indice S&P 500 a 6.500 punti a fine anno (anche se non mancava chi lo prevedeva a 7.000), dai circa 6.000 dei tempi. Vedere oggi l’indice intorno a 5.500 punti fa dunque un certo effetto. Ancora a metà febbraio, prima che uscissero i primi pessimi dati economici statunitensi, gli investitori erano super-ottimisti: il sondaggio di Bank of America tra i gestori globali evidenziava una forte sovraesposizione sull’azionario e livelli di cash nei portafogli ai minimi dal 2010. E comprare le «Magnifiche 7» era lo sport più in voga tra gli investitori.

Il pessimismo attuale

Ora l’umore è quello opposto: pessimismo totale. Dalla grande fiducia in Trump (per la sua promessa di deregulation e di tagli alle tasse), i mercati sono passati alla grande paura per dazi e geopolitica. L’erraticità della politica di Trump fa paura: prima mette i dazi, poi li toglie, poi li rimette, poi li ritoglie, poi li raddoppia. Questo sta minando la fiducia degli investitori alle fondamenta. Ma come non bisognava esaltarsi a dicembre (l’eccesso di entusiasmo sui mercati è sempre indicatore di cautela), altrettanto è forse eccessivo fasciarsi la testa oggi.

Rimbalzo possibile?

I futures sull’indice di volatilità di Wall Street (Vix), per esempio, danno un segnale interessante: la paura è maggiore sul breve termine di un mese, rispetto al medio termine di 6 mesi. In termini tecnici: i futures sul Vix a un mese sono più alti dei futures sul Vix a 6 mesi. Come se gli investitori abbiano concentrato i timori principalmente sul breve termine. Anche se si guarda l’indice «fear and greed», che attualmente indica «estrema paura», si possono fare gli stessi ragionamenti: di solito non resta a lungo su livelli così estremi. Per cui non è da escludere un rimbalzo prima o poi. La domanda da porsi è se possa durare. Questo è il tema: finché l’incertezza perdura in questo modo, ogni rimbalzo rischia di avere il fiato corto. E soprattutto, se l’umore resta nero si rischia di avviare un circolo vizioso da cui, poi, è difficile uscire.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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