Per provare a guardare avanti, sulle Borse, da qui bisogna partire: dall’umore degli investitori.
L’ottimismo di dicembre
A dicembre, come detto, l’ottimismo era alle stelle. Con la fiducia in quello che era definito «l’eccezionalismo americano», tutte le banche d’affari e case d’investimento prevedevano che la Borsa statunitense sarebbe salita nel 2025. Tanti vedevano l’indice S&P 500 a 6.500 punti a fine anno (anche se non mancava chi lo prevedeva a 7.000), dai circa 6.000 dei tempi. Vedere oggi l’indice intorno a 5.500 punti fa dunque un certo effetto. Ancora a metà febbraio, prima che uscissero i primi pessimi dati economici statunitensi, gli investitori erano super-ottimisti: il sondaggio di Bank of America tra i gestori globali evidenziava una forte sovraesposizione sull’azionario e livelli di cash nei portafogli ai minimi dal 2010. E comprare le «Magnifiche 7» era lo sport più in voga tra gli investitori.
Il pessimismo attuale
Ora l’umore è quello opposto: pessimismo totale. Dalla grande fiducia in Trump (per la sua promessa di deregulation e di tagli alle tasse), i mercati sono passati alla grande paura per dazi e geopolitica. L’erraticità della politica di Trump fa paura: prima mette i dazi, poi li toglie, poi li rimette, poi li ritoglie, poi li raddoppia. Questo sta minando la fiducia degli investitori alle fondamenta. Ma come non bisognava esaltarsi a dicembre (l’eccesso di entusiasmo sui mercati è sempre indicatore di cautela), altrettanto è forse eccessivo fasciarsi la testa oggi.
Rimbalzo possibile?
I futures sull’indice di volatilità di Wall Street (Vix), per esempio, danno un segnale interessante: la paura è maggiore sul breve termine di un mese, rispetto al medio termine di 6 mesi. In termini tecnici: i futures sul Vix a un mese sono più alti dei futures sul Vix a 6 mesi. Come se gli investitori abbiano concentrato i timori principalmente sul breve termine. Anche se si guarda l’indice «fear and greed», che attualmente indica «estrema paura», si possono fare gli stessi ragionamenti: di solito non resta a lungo su livelli così estremi. Per cui non è da escludere un rimbalzo prima o poi. La domanda da porsi è se possa durare. Questo è il tema: finché l’incertezza perdura in questo modo, ogni rimbalzo rischia di avere il fiato corto. E soprattutto, se l’umore resta nero si rischia di avviare un circolo vizioso da cui, poi, è difficile uscire.