«Abiti con i super poteri? Così la moda diventa adattiva»
Francesca Martinengo, giornalista torinese ed esperta di comunicazione, racconta in un libro i primi passi del comparto nel settore della disabilità
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Il distretto del tessile investe in Piemonte, Milano resta il cuore italiano del fashion, ma c’è un settore che in Italia è quasi inesplorato. È la moda adattiva pensata per dare il maggior comfort possibile anche alle persone con disabilità, in particolare motoria, ma non solo. È una nicchia di mercato che, nel mondo non è affatto piccola: uno studio pubblicato nell’agosto del 2023, da Coherent Market Insights,società specializzata nell’analisi dei trend di mercato, ha stimato che il settore vale circa 15,8 miliardi di dollari nel mondo, ma che raggiungerà i 29,8 miliardi entro il 2031. Francesca Martinengo, giornalista torinese ed esperta di comunicazione ha raccolto questi dati in un libro “Il mio abito ha i superpoteri. Moda e bellezza adattiva, quando l’inclusione passa da guardaroba e make up”. La sua ricerca, che nasce dalla esperienza personale di donna con una disabilità fisica, esplora l’evoluzione del settore nel mondo e in Italia. «Il divario è enorme», dice. Il suo lavoro è uno spaccato sociologico ma anche economico. «Oggi l’Oms stima 1,5 miliardi di persone con qualche tipo di disabilità nel mondo, nel 2050 saranno 3,5 miliardi. Basta questo numero a definire la portata economica del settore.
Qual è lo sviluppo della moda adattiva In Italia?
«È ancora molto limitato rispetto al potenziale che avrebbe in termini di fatturato e occupazione. Ci sono stati esperimenti che hanno alzato il sipario sulla moda adattiva: penso al brand Iulia Barton, creato da Giulia Bartoccioni nel 2016, o ai prodotti di Lydda Wear che da più di 25 anni progetta abbigliamento pensato per chi ha una disabilità. Ma sono casi isolati e questo limita la libertà di scelta di chi vuole sentirsi a proprio agio con gli abiti che indossa. È un settore lasciato a micro-brand che provano a imporsi ma che faticano a farlo senza investitori e finanziamenti».
Nel resto del mondo la situazione è diversa?
«All’estero è un settore consolidato che cresce ogni anno. I marchi che hanno abbracciato la moda adattiva sono tantissimi. In Canada esistono brand come IZ Adaptive di Izzy Camilleri, la fashion designer che ha vestito Miranda Priestley ne Il diavolo veste Prada: ha lanciato la sua linea disegnando un cappotto per una conoscente in sedia a rotelli. Tommy Hilfiger ha fatto la stessa cosa con la linea Tommy Adaptive, pensando ai suoi figli con disturbo dello spettro autistico e oggi la linea è un punto di riferimento. In Australia dal 2013, addirittura, i capi di moda adattiva sono passati dallo Stato come presidi medici.»

