USA

Accesso vietato ai dati del Tesoro, dai giudici stop a Trump e Musk

Nuovo altolà delle corti. Si moltiplicano i casi

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Stop nelle aule di tribunale alle crociate di Donald Trump per rivoluzionare la pubblica amministrazione e il governo americano, eliminando migliaia di posti di lavoro e interi programmi e ministeri. Nel giro di poche ore due magistrati hanno bloccato, anche se solo temporaneamente, due delle più aggressive iniziative del presidente e del suo braccio destro Elon Musk, motore della svolta alla guida del semi-ufficiale Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge). Bloccato l’accesso a dati e sistema di pagamento del Tesoro per la squadra di Musk, prelevata dalle sue aziende e che opera in segreto senza autorizzazioni di sicurezza. Fermati anche passi per una chiusura totale di Usaid, l’agenzia per gli aiuti all’estero da decenni pilastro di sforzi umanitari e soft power di Washington nel mondo.

I magistrati hanno entrambi citato rischi di «danni irreparabili», al Paese oltre che ai lavoratori colpiti. Udienze e verdetti potrebbero arrivare già dalla prossima settimana. I ricorsi erano stati promossi dai sindacati, nel caso di Usaid, e sul Tesoro dai procuratori generali di 19 stati capitanati da Letitia James di New York.

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Trump, nonostante le polemiche, ha dichiarato pieno sostegno alla missione di Musk, indicando che è solo all’inizio: nel mirino saranno presto le spese del Pentagono, dove Musk presenta conflitti di interesse dato che le sue aziende hanno contratti multimiliardari per la Difesa. In arrivo appare anche l’ eliminazione del Dipartimento dell’Istruzione, che garantisce il diritto allo studio. Nella sua furia, Trump ha inoltre cacciato il board e nominato se stesso chairman dell’istituzione culturale pubblico-privata Kennedy Center.

Ostacoli a legalità e costituzionalità dei suoi piani, che rafforzano enormemente i poteri presidenziali, cominciano però ad arrivare dalle corti. Gli stop di queste ore non sono i primi: altri magistrati hanno di recente invalidato incentivi ai lavoratori federali per forzare dimissioni di massa. È stata ribaltata una paralisi decretata a vasti finanziamenti a programmi sociali e di beneficenza. E respinto un ordine che negava il diritto di cittadinanza ai nati negli Usa, iscritto nella Costituzione.

L’accesso ai dati del Tesoro concesso a Musk si è trasformato in un vero e proprio scandalo. Il giudice Paul Engelmayer, in nome di privacy e rischi di vulnerabilità informatica, ha ordinato ai “muskettieri”, cioè a personaggi di nomina politica o dipendenti solo temporanei al comando del tycoon, di «distruggere tutte le copie di materiali scaricati dai sistemi del Tesoro» e vietato ogni loro ulteriore accesso a simili informazioni e meccanismi che riguardano il 90% degli esborsi governativi annuali per 6.750 miliardi, da pensioni a salari. Un accesso da sempre riservato a pochi funzionari di carriera dotati di nulla osta di sicurezza. Il Wall Street Journal ha anche scoperto che uno dei collaboratori di Musk, il 25enne Marko Elez, è un dichiarato razzista e sostenitore dell’eugenetica. Musk ha risposto alle sue dimissioni impegnandosi a riassumerlo.

La saga di Usaid ha destato altrettanto scalpore. Il giudice Carl Nichols ha ordinato per ora il reintegro di 500 dipendenti già sospesi e impedito la sospensione di altri 2.200 e il richiamo entro 30 giorni di tutto il personale all’estero. Anche se resta un blocco agli aiuti stessi: Usaid distribuisce decine di miliardi di dollari a cause umanitarie e alla società civile. Trump e Musk sono stati accusati di rilanciare provata disinformazione nell’attaccare l’agenzia come «corrotta», «criminale» e da «infilare nel tritacarne». Tra i falsi: fondi a giornali Usa per sostenere nemici di Trump e un video su pagamenti a celebri attori per recarsi in Ucraina creato dalla propaganda di Mosca.

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