Accogliere i migranti o pagare: cosa prevede l’accordo europeo
di Beda Romano
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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Ad appena sei mesi dalle prossime elezioni europee, Parlamento e Consiglio hanno trovato un accordo con il quale affrontare il fenomeno dell’immigrazione di massa, delicatissimo da un punto sociale e politico. Celebrata da alcuni e criticata da altri, l’intesa introduce nuove forme di solidarietà tra i paesi membri da applicare quando l’Unione europea è alle prese con emergenze migratorie simili a quelle che hanno segnato il decennio scorso.
Accogliere migranti o pagare
Il pacchetto di cinque regolamenti - i quali ora andranno approvati uno per uno in via definitiva dal Parlamento e dal Consiglio - include controlli più severi sull’arrivo dei migranti nel territorio comunitario; centri di accoglienza vicini alle frontiere esterne dell’Unione per rimpatriare rapidamente coloro che non hanno diritto all’asilo; e un meccanismo di solidarietà obbligatorio tra gli Stati membri - i paesi potranno scegliere se accogliere migranti o garantire finanziamenti.
Il pacchetto giunge dopo la crisi migratoria del 2015-2016 che mise a dura prova le regole europee. Allora fu deciso di introdurre il principio del ricollocamento dei rifugiati pur di aiutare i paesi di primo ingresso. L’accordo fu rispettato a pelle di leopardo, con alcuni paesi chiaramente contrari. Nel 2020, la Commissione europea mise sul tavolo una riforma alternativa, oggetto di una sofferta intesa tra Parlamento e Consiglio (si veda Il Sole/24 Ore del 23 settembre 2020).
Accordo controverso
In questo contesto, l’obbligo di solidarietà, fosse solo finanziaria, è l’aspetto più innovativo, e riflette il tentativo di tenere in conto la posizione dei paesi più riottosi ad accettare nuovi migranti. Ciononostante, l’intesa è stata respinta «nei termini più duri» dall’Ungheria, che non vuol sentire parlare di solidarietà né umana né economica (è da notare che il provvedimento deve essere approvato dal Consiglio alla maggioranza). Positive invece le reazioni di Germania, Francia e Italia, così come dell’UNHCR.
La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola si è detta “molto fiera” dell’accordo. «Non sottovalutiamo il rischio che avremmo corso se non avessimo raggiunto questa intesa», ha affermato. «Si deve sperare che gli Stati membri si sentiranno meno inclini a reintrodurre i controlli interni perché l’afflusso a questo punto è gestito ai confini esterni». Ha poi aggiunto che l’accordo offre una risposta in un ambito che rischia ancora una volta di monopolizzare la prossima campagna elettorale.


