Tecnologia e ambiente

Acqua, l’intelligenza artificiale ne ha aumentato i consumi del 6% l’anno

Sono le stime del gruppo di risparmio gestito L&G AM. La crescita del consumo d’acqua per raffreddare i data center è avvenuta tra il 2017 e il 2022

di Andrea Curiat

 (Photo by Richard BOUHET / AFP)

3' min read

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È noto che i sistemi di intelligenza artificiale sono altamente energivori. Ma l’IA non ha solo fame di elettricità: è anche assetata. E consuma molta più acqua di quanto si possa pensare. Secondo stime di L&G Asset Management, tra il 2017 e il 2022 l’avvento dell’intelligenza artificiale ha determinato un aumento dei consumi di risorse idriche pari al +6% annuo. Entro il 2027, la crescita del settore richiederà tra i 4,2 miliardi e i 6,6 miliardi di metri cubi d’acqua. Per dare un’idea di che cosa voglia dire, si tratta di un consumo annuo equivalente alla metà di quanto necessita il Regno Unito, o a cinque volte l’impiego di risorse idriche dell’intera Danimarca.

Consumi smodati nei data center Usa

A cosa è dovuto questo consumo smodato di acqua? «Per svolgere le loro mansioni, ChatGPT e altri programmi devono compiere un’infinità di calcoli, che portano i server a surriscaldarsi», spiega Shichen Zhao, thematic research analyst di L&G Asset Management. L’elaborazione di testi, immagini e altri output da parte dell’IA generativa produce moltissimo calore, e il modo più semplice per raffreddare i server consiste proprio nell’impiego di acqua.

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Sono i grandi data center statunitensi i principali responsabili del consumo d’acqua, assorbendo il 40% di tutti i prelievi. Man mano che aumentano le loro capacità di calcolo (e le richieste degli utenti), cresce anche il fabbisogno idrico. Nel 2022, Google ha consumato 20 miliardi di litri d’acqua, pari al consumo di 2,5 milioni di europei e di 1,2 milioni di americani. «Questo perché, a seconda delle impostazioni e delle condizioni atmosferiche, un server può fare evaporare tra gli 1 e i 9 litri d’acqua per kWh», aggiunge l’analista.

L’avvento dell’IA ha accelerato questa tendenza, con ricadute negative dal punto di vista ambientale. «Società come Alphabet e Microsoft - commenta ancora Zhao - hanno sviluppato i loro large language model tra il 2021 e il 2022, e in quegli anni il loro consumo di acqua è aumentato rispettivamente del 20% e del 34%».

L’impatto idrico della filiera

C’è poi un altro fattore che aggrava l’impatto ambientale dell’IA. Nel 2023, sono stati consumati 800 miliardi di litri d’acqua per la generazione di energia idroelettrica destinata ad alimentare i data center negli Usa.

Per finire, ci sono altri consumi meno evidenti, ma che dovrebbero essere inclusi nel calcolo per conoscere il reale costo dell’IA. Nel dettaglio, i colossi tech americani (e non solo) richiedono ingenti quantità di semiconduttori e microchip, che a loro volta sono prodotti con grande dispendio d’acqua. «Basti pensare che un singolo wafer layer da 12 pollici prodotto da Tsmc richiede l’equivalente del 60% dell’acqua consumata quotidianamente da una persona media a Taiwan», afferma ancora l’esperto L&G AM.

Secondo stime del World Economic Forum, ogni giorno una singola fabbrica di chip usa 10 milioni di galloni di acqua purissima, pari al fabbisogno di 33mila famiglie americane. Non tutti questi chip, ovviamente, sono destinati ai centri IA; ma se si considera che, secondo varie stime, il mercato dei chip per i data center crescerà a un ritmo compreso tra il 13% e il 15% annuo da qui al 2030, è evidente che il consumo di preziose risorse idriche non farà che aumentare ulteriormente.

Un futuro insostenibile?

Una tendenza preoccupante, quindi, che va in direzione opposta a quanto auspicato dall’Environmental Report delle Nazioni Unite. Già oggi, circa due terzi della popolazione globale soffre di gravi mancanze d’acqua per almeno un mese all’anno; una crisi che potrebbe interessare il 50% della popolazione entro il 2030. Nel rapporto, l’Onu auspica che politiche di sviluppo e tecnologie che riducano il consumo idrico senza andare a scapito della crescita economica. Ma se il futuro della produttività sembra sempre più incentrato sull’intelligenza artificiale, la sfida potrebbe rivelarsi impossibile.

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