Lettera al risparmiatore

Aeroporto di Bologna, più voli internazionali per spingere il business

Scenario. Il gruppo investe sullo scalo e punta a riequilibrare l’attività a favore delle compagnie di bandiera. Il peso dell’inflazione sulla redditività

di Vittorio Carlini

6' min read

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Spingere sull’incremento del traffico aereo internazionale. Ancora: ri-aumentare il peso delle compagnie cosiddette “legacy” (ex compagnie di bandiera). Poi: proseguire negli investimenti infrastrutturali sullo scalo. Sono tra le priorità di Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno dell’attività.

Già, l’attività. Lo scalo felsineo considera due grandi aree: la Business Unit (BU) “Aviation” e quella “Non Aviation”. Appannaggio della prima sono i ricavi legati, in linea di massima, all’uso dell’aeroporto da parte delle compagnie aeree e dei passeggeri che generano varie forme d’incasso: dai corrispettivi per la sicurezza fino ai diritti d’approdo, partenza, sosta, rifornimento e imbarco. La seconda BU, invece, comprende diverse attività: dalla gestione dei parcheggi alla pubblicità fino alle sub concessioni per la gestione di attività commerciali.

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Le dinamiche

Ebbene, alla fine del 2022 la divisione dei ricavi, al netto del Fondo Covid, tra BU “Aviation” e “Non Aviation” è la seguente: il fatturato da “Aviation” vale circa il 60% e quello “Non Aviation il 40%. Si tratta di una ripartizione che, nel medio periodo, è destinata a cambiare? La risposta è negativa: il breakdown dovrebbe rimanere più o meno tale. Differente, invece, la situazione a livello di redditività. Qui l’Ebitda da “Aviation” è intorno al 30% mentre il 70% è generato dal “Non Aviation”. Quest’ultima ripartizione è dovuta, da un lato, ai maggiori costi nella BU “Aviation”; ma, dall’altro, anche alla preponderanza delle società low cost. Ebbene: il break down non è considerato equilibrato. Così il target nel medio termine, aumentando il peso della BU “Aviation” del 10%, è di tornare alla divisione pre-covid. Cioè con l’ “Aviation” che genera intorno al 40% dell’Ebitda. A fronte di un simile contesto si comprende, anche, il perché dell’attuale focus dello scalo anche sulle compagnie “legacy”. Quest’ultime costituiscono un soggetto che - in generale - comporta per gli scali aerei maggiore redditività rispetto alle società alle low cost.

I numeri di volo

La sfida è importante ed è connessa con quella sui voli internazionali. Le tratte globali, infatti, non di rado sono appannaggio delle società “legacy”. Quest’ultime, a ben vedere, subiscono maggiormente l’onda lunga dei problemi conseguenti alla pandemia da Covid. Non solo. Il persistere dell’incertezza geo-politica non aiuta particolarmente questo parte del settore a riaccendere velocemente e completamente i motori. La riprova? È offerta dagli stessi numeri sul traffico passeggeri dell’Aeroporto di Bologna. Nei mesi di Gennaio e Febbraio del 2023 si è verificata, più o meno, la stessa dinamica. I voli internazionali, da una parte, sono aumentati di più di quelli nazionali rispetto allo stesso periodo del 2022 (la base di confronto è meno sfidante); ma, dall’altra, rimangono maggiormente indietro nel momento in cui il paragone è realizzato con il periodo pre-pandemia.

In un simile scenario la società si pone con un atteggiamento pro attivo rispetto al tema in oggetto. Vengono svolti incontri e alimentate relazioni al fine di aumentare il business (soprattutto) con le compagnie “legacy”. Il tutto con l’obiettivo, nel conto economico, di riequilibrare il peso tra BU “Aviation” e “Non Aviation” a livello di redditività operativa lorda.

La strategia, indicano gli esperti, si inserisce in un modello di sviluppo preciso: l’Aeroporto di Bologna quale la pista di collegamento di una ricca area dell’Italia (dall’Emilia Romagna al Nord delle Marche fino alla Toscana e il Sud del veneto) con gli hub internazionali. Da cui, poi, il passeggero può raggiungere altre destinazioni. Certo: non mancano le tratte nazionali (soprattutto verso il Sud) che costituiscono una parte rilevante del business. Ciò detto, però, l’impostazione rimane quella: l’essere uno scalo d’interconnessione con i grandi snodi globali del cielo. Ed è all’interno di quest’impostazione che, unitamente al focus sulle compagnie legacy, la società spinge nel ri-accelerare le tratte internazionali. In tal senso, tra le altre cose, può sottolinearsi che da maggio sarà ripristinato il collegamento 7 giorni su 7 con Dubai. Inoltre c’è il rafforzamento, tramite Swiss Air, della tratta su Zurigo.

BILANCI A CONFRONTO

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RICAVI RETTIFICATI E BUSINESS UNIT

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LA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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TRAFFICO PASSEGGERI E MERCI

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Il mondo low cost

Fin qui alcune suggestioni su voli internazionali e compagnie legacy. Aeroporto di Bologna, tuttavia, ha ben chiara l’importanza delle aviolinee low cost. In particolare di Ryanair. Tanto che, di recente, lo scalo ha comunicato il consolidamento della partnership con la società, confermando l’accordo per altri 6 anni. L’intesa è rilevante e dà visibilità ai ricavi. Sennonché il risparmiatore esprime un timore. Il ragionamento è che la società in oggetto vale circa il 60% del traffico passeggeri e c’è, quindi, un’elevata concentrazione dei ricavi della BU Aviation su un unico cliente. Il che può essere un rischio per il business di Aeroporto di Bologna. La società rigetta la preoccupazione. In primis, viene ricordato, Ryanair è il principale vettore in Italia e tra i primi in Europa. Di conseguenza è inevitabile che abbia un peso importante sull’attività. Inoltre l’intesa è stata avviata nel 2008 e in tutti questi anni, è l’indicazione, la compagnia area è stata un partner affidabile sia operativamente che sotto il profilo dei pagamenti. Infine, rimarca sempre Aeroporto di Bologna, i primi suoi 10 creditori (tra cui la stessa Ryanair) valgono solo il 30% del totale dei crediti. Quindi, complessivamente, il peso della società irlandese è molto ridimensionato. A fronte di ciò Aeroporto di Bologna non vede particolari problemi sul fronte in oggetto. Ma non è solo questione di accordi e partnership. Altra priorità dello scalo felsineo è costituita dagli investimenti sull’infrastruttura. Nel 2023 gli esborsi capitalizzati sono previsti intorno a 30 milioni. Questi riguardano diversi interventi. Tra gli altri. La conclusione, entro fine dell’estate, della riqualificazione del terzo lotto che riguarda l’ampliamento dello spazio di parcheggio degli aeromobili. Poi, unitamente al miglioramento della zona antistante l’uscita del People mover, l’avvio dei lavori per l’allargamento dell’area Shengen delle partenze (chiusura dell’appalto nel 2025). Infine: l’inizio della costruzione di un parcheggio di 7 piani con una capienza di 2.200 posti (anche, qui, la consegna dell’opera è attesa nel 2025). Insomma: gli interventi risultano rilevanti, tanto che, entro lo stesso 2025, Aeroporto di Bologna prevede circa 120 milioni di Capex. Tutti questi esborsi, tuttavia, sono indirizzati verso il miglioramento, ed efficientamento, della struttura così com’è. Cioè: non si punta all’allargamento della stessa. Quest’ulteriore passaggio dovrebbe diventare prioritario dal 2025 in poi.

Il nodo inflazione

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore ribadisce il problema dell’inflazione. Questa, aumentando i costi operativi, schiaccia la redditività delle aziende, compresa quella di Aeroporto di Bologna. Il gruppo, consapevole della situazione e sottolineando che la sua attività non è energivora, invita ad un analisi articolata. Il tema, è l’indicazione, deve affrontarsi su un duplice piano. Rispetto al primo, quello del costo del lavoro, la società ricorda come, nel 2022, ci sia stato il rinnovo di contratti pluriennali. Con il che il rialzo degli oneri è dato. Il secondo, invece, riguarda l’energia. Qui l’aeroporto rimarca che nel 2022, grazie ad un contratto di fornitura del gas a prezzo bloccato, è stato in grado di evitare l’impatto del balzo della commodity. La condizione, tuttavia, viene meno nel 2023. Quindi il gruppo, ad oggi, da un lato stima sull’intero anno un rialzo dei costi energetici di circa 1,8 milioni rispetto al 2022; ma, dall’altro, sottolinea come il prezzo del gas sia in calo e, attualmente, inferiore a quello su cui è basata la stessa stima. A fronte di ciò la società, al netto di eventi eccezionali non auspicabili, sull’intero esercizio prevede ricavi in aumento e l’Ebitda in linea con quello del 2022 al netto del fondo Covid.

Ciò detto, però, può farsi un’ulteriore obiezione. La frenata di diverse economie, in scia al rialzo dei tassi voluto dalle banche centrali, incide sulla capacità di spesa di famiglie, ed imprese. Una dinamica che può limitare la ripresa del traffico (soprattutto passeggeri e soprattutto turistico). La situazione, replica Aeroporto di Bologna, in effetti è in evoluzione e va monitorata. E, tuttavia, ad oggi il gruppo non vede alcun segnale negativo. Riguardo alla stagione estiva, partita il 26 marzo, il livello delle prenotazioni aeree è interessante. Un trend che, rebus sic stantibus, per lo scalo felsineo è incoraggiante.

FOCUS

Bilancio 2022
Nel 2022 Aeroporto di Bologna ha raggiunto ricavi gestionali per 97,4 milioni (+93,2 sul 2022 e -10,3% sul 2019). L’Ebitda è di 54,8 milioni mentre l’utile è di 31,1 milioni (6,7 milioni la perdita nel 2021)

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