Aeroporto di Bologna, più voli internazionali per spingere il business
Scenario. Il gruppo investe sullo scalo e punta a riequilibrare l’attività a favore delle compagnie di bandiera. Il peso dell’inflazione sulla redditività
di Vittorio Carlini
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Spingere sull’incremento del traffico aereo internazionale. Ancora: ri-aumentare il peso delle compagnie cosiddette “legacy” (ex compagnie di bandiera). Poi: proseguire negli investimenti infrastrutturali sullo scalo. Sono tra le priorità di Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno dell’attività.
Già, l’attività. Lo scalo felsineo considera due grandi aree: la Business Unit (BU) “Aviation” e quella “Non Aviation”. Appannaggio della prima sono i ricavi legati, in linea di massima, all’uso dell’aeroporto da parte delle compagnie aeree e dei passeggeri che generano varie forme d’incasso: dai corrispettivi per la sicurezza fino ai diritti d’approdo, partenza, sosta, rifornimento e imbarco. La seconda BU, invece, comprende diverse attività: dalla gestione dei parcheggi alla pubblicità fino alle sub concessioni per la gestione di attività commerciali.
Le dinamiche
Ebbene, alla fine del 2022 la divisione dei ricavi, al netto del Fondo Covid, tra BU “Aviation” e “Non Aviation” è la seguente: il fatturato da “Aviation” vale circa il 60% e quello “Non Aviation il 40%. Si tratta di una ripartizione che, nel medio periodo, è destinata a cambiare? La risposta è negativa: il breakdown dovrebbe rimanere più o meno tale. Differente, invece, la situazione a livello di redditività. Qui l’Ebitda da “Aviation” è intorno al 30% mentre il 70% è generato dal “Non Aviation”. Quest’ultima ripartizione è dovuta, da un lato, ai maggiori costi nella BU “Aviation”; ma, dall’altro, anche alla preponderanza delle società low cost. Ebbene: il break down non è considerato equilibrato. Così il target nel medio termine, aumentando il peso della BU “Aviation” del 10%, è di tornare alla divisione pre-covid. Cioè con l’ “Aviation” che genera intorno al 40% dell’Ebitda. A fronte di un simile contesto si comprende, anche, il perché dell’attuale focus dello scalo anche sulle compagnie “legacy”. Quest’ultime costituiscono un soggetto che - in generale - comporta per gli scali aerei maggiore redditività rispetto alle società alle low cost.
I numeri di volo
La sfida è importante ed è connessa con quella sui voli internazionali. Le tratte globali, infatti, non di rado sono appannaggio delle società “legacy”. Quest’ultime, a ben vedere, subiscono maggiormente l’onda lunga dei problemi conseguenti alla pandemia da Covid. Non solo. Il persistere dell’incertezza geo-politica non aiuta particolarmente questo parte del settore a riaccendere velocemente e completamente i motori. La riprova? È offerta dagli stessi numeri sul traffico passeggeri dell’Aeroporto di Bologna. Nei mesi di Gennaio e Febbraio del 2023 si è verificata, più o meno, la stessa dinamica. I voli internazionali, da una parte, sono aumentati di più di quelli nazionali rispetto allo stesso periodo del 2022 (la base di confronto è meno sfidante); ma, dall’altra, rimangono maggiormente indietro nel momento in cui il paragone è realizzato con il periodo pre-pandemia.
In un simile scenario la società si pone con un atteggiamento pro attivo rispetto al tema in oggetto. Vengono svolti incontri e alimentate relazioni al fine di aumentare il business (soprattutto) con le compagnie “legacy”. Il tutto con l’obiettivo, nel conto economico, di riequilibrare il peso tra BU “Aviation” e “Non Aviation” a livello di redditività operativa lorda.



