Locazioni turistiche

Affitti brevi, una struttura su cinque è priva del Cin

Due le regioni maglia nera mentre altre sono sotto osservazione. Controlli e ispezioni sul territorio

di Enrico Netti

Aggiornato il 10 gennaio 2025 alle ore 15.14 e alle 20.15

Ansa

6' min read

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Il 20% delle strutture immobiliari destinate alle locazioni turistiche è ancora privo del Codice identificativo nazionale (Cin). Infatti secondo i dati del ministero del Turismo al 9 gennaio 2025 sono 461.115 le strutture registrate sulla piattaforma. Ne mancano circa 114.458, di fatto uno su cinque. «Il restante 20% risulta fuorilegge» spiega Gennaro Sposato, avvocato esperto in materia per lo studio multinazionale interdisciplinare Rodl & Partner. Ci sono poi le strutture completamente abusive, non registrate nei sistemi circa le quali non vi è un dato che non sia una generica stima. Accertamenti sono in corso, come raccontano le cronache locali, in tutta Italia con controlli che toccano grandi città così come piccoli borghi. «Per quanti saranno accertati irregolari scattano ora le sanzioni che per un immobile privo del Cin possono arrivare a 8mila euro – continua Sposato – mentre la mancata esposizione è sanzionata con una pena pecuniaria che va da 500 a 5mila euro. L’assenza di estintori e rilevatori obbligatori è poi sanzionata con una multa che può arrivare fino a 6mila euro, ma attenzione – ammonisce l’avvocato – per violazione accertata. L’insussistenza dei requisiti di sicurezza obbligatori è poi sanzionata secondo le disposizioni regionali o statali». Sanzioni che dovrebbero rappresentare un buon deterrente.

Nella lettura dei dati contenuti nel report del Ministero si evidenziano due regioni maglie nere: l’Umbria e il Friuli che ad oggi sono ferme a quota 58% di location regolari, che tradotto in valore assoluto fa rispettivamente 4.695 e 8.939 unità, ovvero 3 su 5 sono fuorilegge Sotto la media nazionale anche le Marche, con 9.895 unità registrate (75%), Puglia (37.559 regolari), Abruzzo (8.089 regolari), Liguria (31.252), Calabria (4.900), Lazio (41.138), Piemonte (19.886) che condividono lo status di 2 strutture su 5 fuorilegge. Le regioni più virtuose sono invece Basilicata con il 94% di strutture regolari (2.337) e la Valle d’Aosta con il 90%, pari a 3.961 unità, che hanno correttamente adempiuto a quanto previsto dal decreto entrato in vigore il 1° gennaio scorso.

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Numeri che hanno accentuato alcune polemiche sulla diffusione dei Cin. Da parte sua Daniela Santanchè, ministro del Turismo, risponde ricordando che «quella realizzata dal ministero del Turismo è una riforma enorme, davvero senza precedenti, che ha richiesto e continua a richiedere un grande lavoro collettivo. Ad oggi, stiamo processando, ogni giorno, oltre 2mila richieste di registrazione alla BDSR, e il dialogo con le Regioni è costante - si legge in una nota -. Parliamo di un processo molto complesso e delicato, che stiamo cercando di gestire nel migliore dei modi, e quindi – tra l’altro – anche evitando un inutile, quando non nocivo, terrorismo sul tema sanzioni: siamo consapevoli che ci sono strutture che hanno fatto richiesta e si stanno regolarizzando. C’è anche da dire, poi, che tra le strutture che non hanno ancora preso il Cin ce ne possono essere alcune in anagrafica ma che non esercitano l’attività. La percentuale di aziende ancora non inserite nella BDSR rientra quindi in un fisiologico processo di assestamento del nuovo quadro normativo definito dalla riforma. Direi, perciò, che il dato del 20% di strutture non ancora registrate non mi sembra così preoccupante, anche considerando il fatto che la BDSR è entrata in vigore da soli quattro mesi. Una riforma epocale, quindi, che in poco tempo sta già dando i primi risultati».

I controlli sul territorio

È di oggi la notizia di controlli nel chietino con ispezioni nei bed & breakfast e in altre strutture ricettive presenti sul territorio che hanno portato multe e denunce per violazioni amministrative. Personale della Questura di Chieti, con il supporto dei commissariati di Lanciano e Vasto, hanno ispezionato 15 strutture ricettive, rilevando numerose irregolarità. Tra queste la mancata comunicazione all’Autorità di Pubblica Sicurezza delle schede “Alloggiati”; la mancata esposizione del Codice Identificativo Nazionale o Regionale (Cir) all’ingresso; violazioni della Legge regionale Abruzzo sul turismo, come l’omissione della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) e pubblicità non corrispondente all’offerta. Due gestori, che non hanno comunicato i dati degli ospiti alla Questura, saranno denunciati alla magistratura per la violazione dell’articolo 109 del Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. La sanzione prevista in questi casi è l’arresto fino a tre mesi o una multa di 206 euro. Per altre violazioni di natura amministrativa sono state elevate multe complessive pari a 10mila euro.

L’offensiva di Robin Hood

Nella notte la «banda di Robin Hood», attivisti contrari alla speculazione degli affitti brevi, hanno colpito e sabotato con colla e adesivi in tutta Italia i locker in cui gli host depositano le chiavi degli appartamenti dei B&B. Nella Capitale, dov’è anche apparso uno striscione al Centro di Roma, con la scritta «stop affitti brevi-Santanchè vogliamo risposte», gli attivisti hanno denunciato la situazione in città con l’Anno Santo. “A Roma il Giubileo è iniziato, e una celebrazione che dovrebbe alleviare le disuguaglianze, redistribuire le ricchezze e condonare i debiti, non è altro che un catalizzatore dell’avidità dei proprietari immobiliari che sfruttano i flussi turistici per appesantirsi le tasche».

La replica dei gestori

Levata di scudi per le azioni di «Robin Hood» da parte delle associazioni che rappresentano il mondo degli affitti brevi ma le parole più efficaci sono quelle del sindaco di Firenze, Sara Funaro. «Non penso che ci debbano essere azioni fai da te, sono le istituzioni che devono garantire la sicurezza e le regole sul territorio, e noi continueremo a lavorare in questa direzione - ha detto il sindaco -. Andiamo avanti con il regolamento per il divieto delle keybox ovviamente rifacendoci anche alla normativa nazionale e alla circolare del ministro Piantedosi, per cui dopo il Cosp ovviamente porteremo la delibera in Giunta comunale e la delibera dovrà andare in Consiglio: dopo che sarà andata in Consiglio, a quel punto partiremo con i tempi che ci siamo dati per richiedere la rimozione e partire con tutti i controlli». L’amministrazione di Firenze sta anche «iniziando anche a lavorare al regolamento del turismo e sugli affitti brevi in base alla legge regionale che finalmente è stata approvata: ringrazio tutto il Consiglio regionale e la Giunta regionale per aver dato un esempio, non solo sul territorio toscano ma io penso a livello nazionale, che quando vogliamo lavorare insieme per dare gli strumenti ai sindaci per poter intervenire si può fare» conclude Sara Funaro.

L’Associazione italiana gestori affitti brevi (Aigab) denuncia una serie di azioni vandaliche compiute in questi giorni ai danni delle sedi di aziende che operano nel mercato degli affitti brevi e lancia un appello al Governo e alle istituzioni «affinché tutelino con ogni mezzo previsto i diritti dei proprietari italiani che mettono a reddito i loro immobili attraverso gli affitti brevi, così come degli imprenditori del turismo in appartamento» ricordando il contributo dato al sistema Paese. Il valore delle prenotazioni, secondo i dati dell’Aigab, è di 11 miliardi, l’indotto e le ricadute sul territorio valgono 44 miliardi mentre le proprietà hanno speso 2 miliardi per rinnovare gli immobili adibiti ad affitti brevi.

«Il danneggiamento della sede di Bologna, dopo quella di Palermo, è il risultato di un anno di disinformazione sul mercato degli affitti brevi e sui suoi presunti effetti sul mercato immobiliare» dice Michele Ridolfo, ceo di Wonderful Italy, azienda italiana di gestori di case in affitto breve, dopo che le sedi di Bologna e Palermo sono state imbrattate dalla «banda Robin Hood».

Danneggiamenti di locker segnalati anche da Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia, associazione che riunisce l’associazione degli affitti turistici, dopo il blitz degli attivisti anonimi della “Robin Hood” hanno sabotato, con colla e sticker, numerosi smart locker per i check in automatici dei B&B nei municipi di Roma e in altre città italiane. «Sono la conseguenza di un clima di odio nei confronti dei turisti e di forte contrapposizione con chi lavora nel settore degli affitti turistici. Una situazione incredibile perché si tratta di un settore che porta ricchezza alle città e dà lavoro a molte persone e famiglie – spiega Fagnoni che ricorda -. Nei giorni scorsi a Firenze alcuni proprietari immobiliari si sono ritrovati le key box dell’appartamento coperto con lo scotch rosso, e di un “tastierino”, la pulsantiera che sostituisce le chiavi dell’abitazione, incollato».

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