Solo i giganti esportano più dell’Italia
di Marco Fortis
di Chiara Bussi
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L’avvertimento porta la firma del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres: «Se non agiamo ora – ha detto a metà maggio - l’Agenda 2030 diventerà un epitaffio per un mondo che avrebbe potuto essere». Al giro di boa a livello mondiale solo il 12% dei target previsti dal percorso di sostenibilità tracciato dalle Nazioni Unite nel 2015 è sulla buona strada; quasi il 50% è moderatamente o gravemente fuori rotta e circa il 30% è rimasto fermo o regredito rispetto al 2015. E in Italia, a che punto siamo?
Secondo il Sustainable development solutions network il nostro Paese è al diciannovesimo posto su 38 analizzati in un’Europa “allargata” che comprende i ventisette della Ue e quelli con cui Bruxelles ha accordi di associazione. Un passo avanti rispetto alla 23esima posizione del 2021, con un punteggio di 70,6 sotto la media Ue di 72 e lontana dalla Finlandia che svetta con 81,7 punti. Mentre l’ultima fotografia dell’Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, mostra un’immagine in chiaroscuro con un andamento ancora fuori rotta soprattutto nella dimensione ambientale e sociale.
I prossimi sette anni saranno cruciali per colmare il divario e riuscire a centrare i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs, secondo l’acronimo inglese, ovvero Sustainable development goals) inquadrati all’interno di una tabella di marcia con 169 target (o traguardi) da raggiungere nelle quattro dimensioni della sostenibilità (ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale) entro il 2030. Una tabella di marcia sottoscritta da 193 Paesi, tra cui l’Italia, con un impegno formalizzato da una risoluzione delle Nazioni Unite. Non solo. Il documento, insieme all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ha ispirato ed è stato recepito nelle normative Ue (dal Green Deal ai regolamenti del pacchetto Fit for 55 alla legge sul clima fino al Next Generation Eu attuato dal Pnrr). Per il nostro Paese l’impegno è ancora più stringente con la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione che hanno introdotto la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali tra i principi fondamentali.
Tra il 2010 e il 2021 - mostra il Rapporto annuale dell’Asvis - l’Italia ha registrato miglioramenti per otto obiettivi: dall’accesso a una corretta alimentazione a un’agricoltura più sostenibile (goal 2) passando per salute (3), istruzione (4), uguaglianza di genere (5), sostenibilità del sistema energetico (7), innovazione (9), consumo e produzione responsabili (12) e lotta ai cambiamenti climatici (13). In cinque casi, però, la performance è peggiorata. Il nostro Paese appare ancora lontano dalla meta su lotta alla povertà (Goal 1), risorse idriche (6), ecosistema terrestre (15), giustizia (16) e cooperazione internazionale (17). Per gli altri la situazione è rimasta invariata. Non solo. Se si restringe il focus al 2019-2021 il quadro non è molto confortante. La pandemia ha lasciato il segno e per ben dieci obiettivi il livello è ancora al di sotto di quello del periodo pre-Covid. Proprio sulla lotta alla povertà si è registrato l’arretramento più significativo.
Se poi si guarda agli obiettivi quantitativi nazionali ed europei contenuti nei piani e nelle strategie di settore per le quattro dimensioni il progresso è significativo solo in sei casi su 30: se il trend proseguirà il traguardo ha buone probabilità di essere raggiunto. In due si sta andando nella giusta direzione ma con una velocità insufficiente, in circa la metà (14) la situazione è statica e in 8 ci si sta allontanando dal traguardo. Il quadro è a luci e ombre per gli obiettivi che vedono protagonista il mondo produttivo. Qualche esempio? «Sulla dimensione ambientale - dice Marcella Mallen, presidente dell’Asvis - la situazione è decisamente positiva per quanto riguarda la destinazione del 25% della superficie a coltivazioni biologiche. È invece ancora insufficiente la riduzione dei consumi energetici per arrivare a un taglio del 20 per cento». Sul fronte della riduzione delle emissioni di Co2 del 55%, «negli ultimi anni si sono registrati piccoli miglioramenti, ancora insufficienti a raggiungere l’obiettivo». Per la dimensione sociale non si registrano progressi nel percorso di riduzione del gap occupazionale di genere che dovrebbe essere dimezzato entro il 2030. Per quella economica «l’Italia vanta uno dei migliori tassi di riciclo nella Ue che se confermato consentirà di raggiungere l’obiettivo», mentre il tasso di occupazione con un lavoro dignitoso al 78% appare ancora un miraggio.