World Food Day

Agricultural resilience and technology for food security

Food Day focuses on climate crisis and agri-food sustainability

(Alamy Stock Photo)

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La sicurezza alimentare è diventata uno dei parametri più sensibili dell’equilibrio mondiale. Oggi oltre 720 milioni di persone nel mondo non hanno accesso a cibo sufficiente, o sufficientemente sicuro: oltre a essere un indice di povertà non trascurabile, è anche la misura di una fragilità che si riflette su stabilità politica, mercati e salute pubblica. Ogni crisi — dal clima alla guerra, dalle pandemie agli shock economici — finisce per manifestarsi anche attraverso la fame. «Non vado a dormire pensando ai bambini che abbiamo salvato, vado a dormire con il cuore spezzato per quelli che non siamo riusciti a raggiungere, perché quando i fondi non bastano dobbiamo scegliere quali bambini mangeranno e quali no», ha spiegato il premio Nobel per la Pace 2020 David Beasley, già direttore del World Food Programme e intervenuto in Germania all’ottavo Laureate Meeting di Lindau dedicato alle scienze economiche. «E il paradosso è che, mentre ogni quattro o cinque secondi qualcuno muore di fame, vi

Boundless effects of the food crisis

Il quadro delineato dalla Mappa delle 10 (+3) principali emergenze alimentari globali pubblicata la settimana scorsa da Azione Contro la Fame conferma una tendenza ormai strutturale: la crisi alimentare si concentra in pochi Paesi, ma con effetti che si propagano ben oltre i loro confini, alimentando instabilità e migrazioni. Oltre 196 milioni di persone in dieci Stati — Nigeria, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Etiopia, Yemen, Afghanistan, Pakistan, Myanmar e Siria — vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta, mentre Haiti e Sud Sudan (oltre alla Striscia di Gaza, come ben noto) registrano livelli estremi. In ognuna di queste aree si intrecciano guerre, crisi climatiche, instabilità politica e ostacoli all’accesso umanitario. Quasi 30 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta, di cui 8,5 milioni in forma grave. «Durante il lockdown dell’ultima pandemia ho detto alle Nazioni Unite che avremmo rischiato di uccidere più persone per mancanza di cibo sicuro che p

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What to do?

Ridurre la fame oggi significa agire su più piani assieme. Da un lato la resilienza dei sistemi agricoli: pratiche rigenerative, gestione del suolo, rotazioni colturali, micro‑irrigazione e pompe solari che riducono la dipendenza da combustibili fossili. Dall’altro la tecnologia, che consente di prevenire e gestire meglio le crisi. Un esempio? Grazie all’utilizzo di satelliti e sensori si possono raccogliere dati su precipitazioni e rese, poi si possono incrociare questi dati con i prezzi dei mercati locali per prevedere con settimane di anticipo le carestie. Quando il rischio supera una determinata soglia, si possono attivare finanziamenti anticipatori e trasferimenti digitali attraverso portafogli elettronici. In questo modo le comunità ricevono aiuti prima che la crisi esploda, con costi inferiori e maggiore efficacia. «La beneficenza è utile, ma non è la soluzione di lungo periodo», ha ribadito Beasley. «L’obiettivo non può essere distribuire aiuti a tempo indeterminato: dobbiamo mettere i

Nobel Laureate Beasley: 'Politics falters if food is scarce'

Ma l’emergenza alimentare non riguarda solo la nutrizione: in uno scacchiere geopolitico complesso e in forte tensione, è un tema di sicurezza globale. «Un aumento del 5% o del 10% nei prezzi, in termini generali, può sembrare poco», ha osservato Beasley. «Ma in Paesi come la Repubblica Democratica del Congo o il Botswana può bastare a far crollare un governo: quando il cibo scarseggia, la politica vacilla». A questa instabilità si sommano gli effetti della disinformazione, che amplifica le paure e la sfiducia nelle istituzioni. La fame è una leva che muove le persone, soprattutto quando i figli non hanno abbastanza da mangiare. «Se non affrontiamo le cause a monte, paghiamo due volte», ha avvertito il premio Nobel. «Un milione di rifugiati siriani è costato alla sola Germania 125 miliardi di dollari in cinque anni: nutrirli in Siria sarebbe costato meno di cinquanta centesimi al giorno. E negli Stati Uniti vengono spesi 3.750 dollari a settimana per mantenere un bambino nei centri di accoglien

Building food security means reducing the economic vulnerability of import-dependent countries by diversifying sources and routes of supply. In an interconnected world, guaranteeing food is tantamount to making collective stability more solid. "Food is the most universal language there is," said Beasley, heartfelt on stage in front of 400 young economists from around the world. "It can unite where politics divides, because breaking bread together is an act of trust. If food is guaranteed, fear is reduced, and consequently so is violence."

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