Agrigento capitale della cultura 2025, rischio flop tra polemiche e ritardi
A distanza di otto mesi dalla proclamazione manca ancora la fondazione. Non basta il primo via libera allo statuto del consiglio comunale di Agrigento
di Nino Amadore
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Non è una commedia pirandelliana, come verrebbe logico credere, ma un pezzo da teatro dell’assurdo. È quello che viene da pensare a guardare il “cantiere” di Agrigento Capitale italiana della cultura per il 2025. Siamo quasi all’inizio del 2024 ed è ancora il caos, è il caso di dire. Il sindaco di Agrigento Franco Micciché si sforza di manifestare ottimismo ma i nodi da sciogliere sono parecchi in una vicenda che si è fatta sempre più complicata con il passare del tempo. Una questione su tutte: dal 31 marzo, giorno di proclamazione di Agrigento capitale della cultura 2025, ci sono voluti quasi otto mesi per arrivare al voto del consiglio comunale di Agrigento sullo statuto della Fondazione di partecipazione Agrigento 2025 che dovrà gestire tutti gli eventi ma i giochi non sono ancora fatti visto che mancano ancora all’appello i voti del Consorzio universitario Empedocle e del Comune di Lampedusa (ambedue indicati come soci nella proposta poi approvata). «Nei prossimi giorni andiamo dal notaio e poi procediamo con la nomina del Consiglio di amministrazione: dal primo gennaio 2024 saremo operativi» dice il sindaco. Ma il primo cittadino sa benissimo che la strada non è affatto in discesa in questa vicenda caratterizzata da veti, polemiche politiche, pressioni e rivendicazioni da manuale Cencelli.
Quasi un mese fa il consiglio comunale di Agrigento, dopo aver incassato il via libera dei vari esponenti politici regionali e nazionali, ha approvato lo statuto della Fondazione con alcuni tagli sostanziali: la fondazione MeNo, che ha redatto il progetto sulla base del lavoro preparatorio fatto dal comitato promotore, è stata esclusa dall’elenco dei soci fondatori ed è stata esclusa la voce che prevedeva l’individuazione del direttore generale della fondazione Agrigento 2025 nella persona del tecnico che ha redatto il dossier di candidatura, Roberto Albergoni, riportando la nomina al Consiglio di amministrazione che sarà composto (quando lo Statuto avrà il sigillo notarile) da 9 persone. «Sono tranquillo – dice Albergoni – e penso che già a gennaio saremo nelle condizioni di poter lavorare. In questi mesi non siamo stati fermi: abbiamo lavorato per creare le giuste condizioni per fare tutto nei tempi».
Si vedrà. Perché intanto lo statuto deve essere approvato dal Comune di Lampedusa e dal Consorzio universitario e un minimo cambiamento rischia di riportare le lancette indietro di un mese. Non solo: il presidente del Consorzio universitario Nenè Mangiacavallo è in regime di prorogatio e può occuparsi solo degli atti urgenti. «Chiederò al notaio se sarà possibile procedere con una semplice presa d’atto degli altri soci» dice il sindaco di Agrigento. Mangiacavallo, che è stato presidente del comitato promotore, pone comunque questioni di altro tipo: «Quello che manca – dice – è il sistema: non è stato fatto un lavoro di preparazione all’accoglienza. Siamo in ritardo sul fronte del fundraising. Insomma è tutto ancora da fare. Per questo dico che è necessario mettersi attorno a un tavolo e ritrovare lo spirito giusto per un impegno corale». Il tutto mentre cresce la preoccupazione soprattutto tra gli imprenditori: il dossier di candidatura prevedeva opere (in corso o da realizzare) per un totale di quasi 150 milioni ma soprattutto dava una proiezione di crescita turistica del 30% rispetto ai 2019 (394.191 arrivi, 1.129.987 presenze ). «C’è da lavorare su un progetto articolato e siamo ancora impantanati nelle costituzione della Fondazione – dice Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti –. Si corre il rischio di fare brutta figura: citeremo per danni la classe politica».


