L’andamento

Agroalimentare. Il prezzo dell’energia frena il settore

La provincia di Verona si conferma leader in Veneto per valore aggiunto. Sul comparto pesano anche gli effetti del cambiamento climatico

di Valeria Zanetti

3' min read

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Anche quest’anno la provincia di Verona, la più agricola della regione insieme a Treviso, trainerà la crescita dell’agroalimentare veneto.

A zavorrare lo sprint del comparto ci saranno però i costi che, dopo una leggera flessione registrata l’anno scorso, hanno ripreso a salire a causa del balzo dei prezzi dell’energia. A svelare la tendenza è il Primo Report 2025 su Economia, agricoltura e agroalimentare di Confagricoltura Verona, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Studi Cgia di Mestre. La provincia scaligera si confermerà leader in Veneto per valore aggiunto, stimato in aumento (+1,7%), dopo la volata dell’anno passato (+8,7% a 1.078 milioni di euro), spinta dai volumi prodotti e dai prezzi di ortaggi freschi, vini e frutta.

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La stima positiva risulta in controtendenza rispetto al totale Veneto che dovrebbe invece evidenziare una lieve frenata (-0,1%) a causa della flessione di Treviso (-3,6%) e Venezia (-3,7%). La grande incognita è rappresentata appunto dai costi, con i prezzi dell’energia tornati a schizzare in alto negli ultimi mesi del 2024 e nelle prime settimane 2025, spinti dall’aumento delle quotazioni del gas. I fertilizzanti, invece non hanno subito ulteriori ritocchi, benché si mantengano più cari rispetto al 2019. Ancora piuttosto costosi: sementi, piantine, mangimi, fitosanitari, animali e lavoro conto terzi. Infine, un altro punto dolente riguarda i tassi di interesse sui prestiti alle imprese che rimangono elevati, anche se in timida discesa: al 5% gli inferiori a 1 milione di euro; al 4,5% gli altri. La dinamica ha determinato nel 2024 una contrazione degli investimenti del -12,6%. «Il contesto unito alle tensioni internazionali, con gli annunciati dazi Usa, potrebbero mettere in pericolo i risultati dell’agricoltura regionale», ammonisce Renato Mason, segretario di Cgia. Il combinato disposto di tanti fattori determina la difficoltà delle imprese agricole a stare sul mercato. «La marginalità nel primario», fa notare il presidente di Confagri Verona, Alberto De Togni, «si riduce progressivamente. Per mantenere la posizione di primato torniamo a chiedere al Governo semplificazione amministrativa, più risorse e all’Ue un Green Deal rispettoso dell’economia reale». La conseguenza di bilanci con utili sempre più magri è anche misurabile analizzando l’anagrafe delle imprese del settore. Secondo i dati di Infocamere dal 2020 al 2024 in Veneto sono andate in fumo 3.365 aziende agricole (-5,2%) dato appena inferiore al nazionale (-5,5%), con il picco di Padova che ha perso 1.050 attività (-9,1%).

A scoraggiare gli agricoltori anche i tanti problemi che derivano dal cambiamento climatico, come evidenzia il Report sull’andamento dell’annata agraria 2024, realizzato da Veneto Agricoltura. Il fatturato dell’agricoltura regionale l’anno scorso è salito a 7,9 miliardi (+2,5%), soprattutto per effetto dell’aumento dei prezzi. Ma il bilancio non è positivo per tutte le colture: l’annata è stata caratterizzata dalla una generale riduzione della produzione a causa di eventi meteoclimatici avversi, con una primavera piovosa che ha avuto ricadute negative sia sulle fasi di sviluppo delle colture che sulle patologie fungine, come ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura, Federico Caner.

Bene soprattutto il frutticolo regionale concentrato nel Veronese, con un discreto rialzo delle rese ad ettaro, che ha portato ad un aumento delle produzioni: melo (+48,8%), pero (+394,2%), pesco (+63,3%), kiwi (+35,9%) e olivo (+22,1%). Quasi tutti in crescita i prezzi della frutta, anche se prosegue il calo delle superfici dedicate. In ambito zootecnico preoccupa la diffusione delle infezioni soprattutto nell’avicolo, che l’anno scorso ha fatturato 850 milioni, già in flessione per la riduzione dei prezzi soprattutto dei polli da carne (-10,4%). «Un settore», spiega Caner, «messo sotto scacco dall’aviaria. Ho chiesto al Masaf l’attivazione delle misure di sostegno già adottate nel 2021 e 2022».

Intanto per combattere i cambiamenti climatici si punta sullo sviluppo delle Tea, le tecniche di evoluzione assistita. In fiera a Verona, poche settimane fa le principali associazioni di categoria degli agricoltori, il mondo dell’Università e della ricerca (Crea-Masaf, la Società italiana genetica agraria, l’ateneo di Verona, Assobiotec, Assosementi) hanno siglato il Manifesto per la promozione di queste tecniche e per il sostegno al Made in Italy. Nel nostro Paese, primo in Ue, dal 2023 è consentita la sperimentazione in campo delle Tea. L’Università di Verona ha approfittato per verificare quanto creato in laboratorio, dove erano state ottenute piante di vite Chardonnay che, il 30 settembre scorso, sono state messe a dimora nel vigneto sperimentale di ateneo, a San Floriano, in Valpolicella. I risultati però non si avranno a breve: a metà febbraio il campo è stato oggetto di una incursione vandalica e le piantine sono state sradicate, mandando in fumo mesi e mesi di lavoro di ricerca.

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