Innovazione

AI, tra centri di ricerca e imprese crescono le eccellenze italiane

Le donne sono il 22% del comparto dell’intelligenza artificiale al mondo e ancora solo il 16% degli addetti in Italia. In aumento fra le universitarie

di Maria Paola Mosca

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Dirigono centri di ricerca innovativi. Costruiscono modelli che permettono di avanzare la diagnostica delle malattie. Vincono premi e riconoscimenti internazionali per il loro lavoro. Fondano startup e occupano cattedre importanti di università nazionali e internazionali. E diventano a tutti gli effetti anche modelli per le nuove generazioni.

Le professioniste dell’IA in Italia sono una presenza importante. Che siano negli atenei in forza in aziende di rilievo, è amplissimo lo spettro degli ambiti di cui si interessano. E le applicazioni delle loro attività. Si va dall’interazione uomo-robot, all’uso dei big data e dell’intelligenza artificiale per la medicina di precisione a strumenti per mappare catastrofi naturali o modelli che aiutano a studiare l’evoluzione dell’universo.

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Numeri bassi ma in aumento

Certo ovunque nel mondo il settore è ancora dominato dalla presenza maschile. Nello specifico, per esempio, le donne sono il 22% delle addette IA. In Italia va un po’ peggio, con solo il 16% delle professioniste sul totale degli addetti. Una sproporzione in stallo da tempo, anche a fronte di un mercato nazionale che nel 2024 ha toccato 1,2 miliardi di euro (+58% rispetto al 2023). Ma per quanto significativa la sproporzione, la presenza femminile si mostra solida a tanti livelli. E a confermarne l’eccellenza, nomine e premi che molte hanno ricevuto negli anni per i loro contributi. Piccoli incrementi numerici, forse, che consolidano però il progresso e confermano l’impatto diretto del loro lavoro.

Eccellenze italiane

Alcuni nomi, tra gli altri: Francesca Rossi, IBM Fellow e Global Leader per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale presso l’IBM Research Center di New York, che svolge ricerca sulla programmazione a vincoli, ottimizzazione combinatoria e l’integrazione di principi etici nei sistemi di IA. O Rita Cucchiara, dell’Università di Modena e Reggio Emilia dove dirige l’Almage Lab e il Centro di Ricerca e Innovazione sull’Intelligenza artificiale. Nella sua attività si occupa di IA e computer vision per la comprensione del comportamento umano. O ancora Barbara Caputo, direttrice dell’Hub sull’Intelligenza Artificiale (AI-H@PoliTo) del Politecnico di Torino. E Francesca Lisi, impegnata nella ricerca scientifica sull’IA da oltre vent’anni, tra i membri eletti del Direttivo dall’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxAI).

I cambiamenti nelle università

Piccoli numeri ancora, come ricorda Michela Milano, professoressa ordinaria e direttrice del centro ALMA-AI dell’Università di Bologna e del centro Digis, Fondazione Bruno Keller. «In Europa e Regno Unito solo il 16% delle persone che lavorano nel campo IA sono donne. E solo il 12% ha più di 10 anni di esperienza». Ma, che per come «la tecnologia sta diventando pervasiva in tutti i settori della vita, studiare nell’ambito dell’AI non riguarda più soltanto le discipline Stem, che ovviamente rimangono importanti e preponderanti, ma invade settori come la sociologia, l’economia, il diritto, l’etica, la psicologia e le scienze cognitive a causa degli impatti sociali, economici, politici e giuridici di questa disciplina».

Avere un campo di azione tanto ampio, offre una prospettiva potenzialmente attrattiva per le giovani. Le ragazze sono più coscienti degli strumenti, come conferma Cristina Silvano, professoressa di ingegneria informatica al Politecnico di Milano. «Mostrano più consapevolezza» delle potenzialità del settore. «Hanno competenze anche superiori quando entrano nel mondo dell’università». E iniziano a mostrare più interesse verso gli ambiti Ict. Come indica, prima evidenza, l’aumento delle iscritte a questi percorsi di studio. Silvano riporta l’esempio del Politecnico milanese: «i dati ci indicano una crescita delle studentesse in ingegneria informatica del 4% negli ultimi tre anni. È poca cosa ma è costante. È inarrestabile. Dobbiamo continuare a insistere perché il trend è positivo».


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