Al Macro di Roma i giochi si fanno in tre
La rosa dei candidati per la guida dell’ente che fa capo all’azienda speciale PalaExpo e chi resta escluso
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I punti chiave
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Maria Alicata, Lorenzo Benedetti, Fabio Cavallucci, Florence Derieux, Ilaria Gianni con Cecilia Canziani e Cristiana Perrella. Ecco i magnifici sei che si contendono la poltrona del direttore del MACRO a Roma, museo che fa capo all’azienda speciale PalaExpo (Comune di Roma) presieduta da Marco Delogu. A fine dicembre dopo quasi cinque anni di ottimo lavoro, è scaduto il contratto a di Luca lo Pinto che ha saputo rilanciare il museo offrendo di gran lunga la migliore programmazione di arte contemporanea in città e mettendo in luce giovani curatori di talento come Matteo Binci.
Il bando
I finalisti dovevano essere tre, poi sono magicamente raddoppiati ufficialmente per essere più rappresentativi delle molte candidature: 44, manco così tante. Da mesi si parla che fosse un affare interno tra la triade Alicata, Benedetti, Perrella che, infatti, appare nella sistina, con la prima indicata da fonti riservate come la favorita sia per il rapporto consolidato con Delogu, ultimamente l’ha voluta anche nella giuria del premio DrivingEnergy di Terna e anche per l’ottimo lavoro fatto con Dior, in cui insieme a Paola Ugolini ha valorizzato moltissime artiste coinvolgendole nelle scenografie delle sfilate. Ma pare che la sua candidatura abbia generato malumori in parte del comitato di selezione composta da Laura Iamurri, Daniela Lancioni, Fabio Merosi, Federica Pirani e Carla Subrizi.
Cristiana Perrella immancabile in ogni short list che si rispetti sembrava la rivale più accreditata, già direttrice del museo Pecci ha un cv di tutto rispetto a supportare la sua candidatura, ma il toto nomine, manco stessimo parlando delle partecipate di stato, la vede ora giustamente in pole position per la presidenza della Fondazione La Quadriennale di Roma, a succedere Luca Beatrice.
Perfetto, tutto apparecchiato, per Lorenzo Benedetti da tutti indicato a questo punto come vincitore sicuro. La rivincita del terzo incomodo, ma le idi di marzo si avvicinano e a Roma è tempo di congiure e nulla è mai scontato.
Chi resta fuori
Piccolo excursus sugli esclusi prima dei possibili colpi di scena: tra i 38 non ammessi in short list pare ci sia pure il nome di Adam Szymczyk, già curatore di DOCUMENTA14 e al momento curator at Large allo Stedelijk Museum di Amsterdam, insomma un nome prestigioso davvero per il Macro, peccato che non parli italiano, non sia mai che non capisca gli ordini dall’alto, e così via il problema sul nascere, meglio rimanere micro. Se è tutto vero, un’occasione persa, ma Roma non si sente pronta per un altro Papa polacco.

