Dopo due ricorsi

Albania, Alta Corte sospende ratifica accordo con l’Italia sui migranti. Tajani: decisione non preoccupa

La prima seduta della Corte è prevista il prossimo 18 gennaio. In quell’occasione potrebbe pronunciarsi in via definitiva sull’accordo con l’Italia

di Alberto Magnani

aggiornato il 14 dicembre alle 10.15

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Meloni: sinistra contesta accordo Albania perché spera in fallimento

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Battuta d’arresto per l’accordo Italia-Albania sui migranti, una delle intese di bandiera del governo Meloni sulla gestione dei flussi verso le coste italiane. La Corte costituzionale albanese, il tribunale supremo di Tirana, ha annunciato la sospensione delle procedure parlamentari per il via libera all’accordo sottoscritto dalla premier italiana Giorgia Meloni e il suo omologo di Tirana Edi Rama, prevista per il 14 dicembre.

Tajani: decisione su intesa non preoccupa

«Non sono preoccupato» dalla decisione dell’Alta Corte albanese sull’intesa con l’Italia sull’esternalizzazione dei Cpr. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un punto stampa a margine del pre-vertice del Ppe a Bruxelles. «Credo che sia una questione di tipo giuridico che si risolverà in tempi abbastanza rapidi, però non tocca a noi commentare le decisioni della Corte di un Paese candidato a far parte dell’Unione europea».

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I due ricorsi

La Corte ha accolto due ricorsi avanzati, in sede separata, dal Partito Democratico albanese e altri 28 deputati schierati a fianco dell’ex premier Sali Berisha. Nei rilievi si sostiene che l’intesa violi la Costituzione e le convenzioni internazionali sottoscritte da Tirana, circostanza che impone lo stop alla ratifica parlamentare fino a prossimo verdetto della Corte. Il tribunale deve decidere entro tre mesi dalla presentazione del ricorso, scadenza che in questo caso coincide con il 6 marzo 2024. La sua prima seduta plenaria è attesa per il 18 gennaio, una decina di giorni di prima di un altro appuntamento clou per la politica - anche - migratoria del governo Meloni come la conferenza Italia-Africa.

Cosa prevede l’intesa e perché fa discutere

L’intesa fra Roma e Tirana, già contestata per le ragioni confluite nei ricorsi, prevede la costruzione in Albania due centri di accoglienza per il trasferimento dei migranti soccorsi da imbarcazioni italiane: il primo nel porto settentrionale di Shengjin, con la funzioni di screening e identificazione; il secondo nell’area di Gjader, con l’obiettivo di trattenere le persone sprovviste dei requisiti di diritto d’asilo. Stando al testo, le due strutture dovrebbero entrare in funzione nella primavera del 2024 e rimarrebbero sotto giurisdizione italiana per i cinque anni previsti dall’intesa.

I costi e la gestione effettiva dei centri sarebbero a carico dell’Italia, anche se non sono stati forniti dati esatti sulle spese previste dall’operazione. L’Albania, come ha ammesso lo stesso premier Rama, si è limitata a concedere gratuitamente l’uso di propri territori per un’operazione di «esternalizzazione» che ricorda un altro accordo al cuore delle polemiche: quello fra il Regno Unito e il Rwanda, un caso che ha fatto vacillare il governo britannico e rimane a tutt’ora in sospeso nelle sue ambizioni di «dirottare» i migranti in un Paese già criticato per violazione dei diritti umani e gestione dei migranti intra-africani.

Una valutazione preliminare della Commissione europea aveva ritenuto che l’intesa non violasse il diritto comunitario perché l’accordo si applicava fuori del suo perimetro di competenza, riservandosi comunque di svolgere un’analisi più approfondita del testo. Ora lo stop deciso dalla Corte albanese rimette in dubbio la legittimità giuridica del protocollo ai sensi delle legislazione di uno dei due Paesi, rinviando l’inter di approvazione parlamentare ad almeno l’inizio del 2024.

Anche il Parlamento europeo si era espresso in termini meno accomodanti rispetto alla Commissione, con tanto di tensioni interne fra il premier socialista Rama e la sua famiglia comunitaria dei Socialisti&Democratici. L’eurodeputato spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar aveva parlato già a ridosso dell’intesa di un accordo «inaccettabile» e lesivo del diritto comunitario.

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  • Alberto Magnani

    Alberto MagnaniCorrispondente

    Luogo: Nairobi

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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