Albania, Alta Corte sospende ratifica accordo con l’Italia sui migranti. Tajani: decisione non preoccupa
La prima seduta della Corte è prevista il prossimo 18 gennaio. In quell’occasione potrebbe pronunciarsi in via definitiva sull’accordo con l’Italia
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Battuta d’arresto per l’accordo Italia-Albania sui migranti, una delle intese di bandiera del governo Meloni sulla gestione dei flussi verso le coste italiane. La Corte costituzionale albanese, il tribunale supremo di Tirana, ha annunciato la sospensione delle procedure parlamentari per il via libera all’accordo sottoscritto dalla premier italiana Giorgia Meloni e il suo omologo di Tirana Edi Rama, prevista per il 14 dicembre.
Tajani: decisione su intesa non preoccupa
«Non sono preoccupato» dalla decisione dell’Alta Corte albanese sull’intesa con l’Italia sull’esternalizzazione dei Cpr. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un punto stampa a margine del pre-vertice del Ppe a Bruxelles. «Credo che sia una questione di tipo giuridico che si risolverà in tempi abbastanza rapidi, però non tocca a noi commentare le decisioni della Corte di un Paese candidato a far parte dell’Unione europea».
I due ricorsi
La Corte ha accolto due ricorsi avanzati, in sede separata, dal Partito Democratico albanese e altri 28 deputati schierati a fianco dell’ex premier Sali Berisha. Nei rilievi si sostiene che l’intesa violi la Costituzione e le convenzioni internazionali sottoscritte da Tirana, circostanza che impone lo stop alla ratifica parlamentare fino a prossimo verdetto della Corte. Il tribunale deve decidere entro tre mesi dalla presentazione del ricorso, scadenza che in questo caso coincide con il 6 marzo 2024. La sua prima seduta plenaria è attesa per il 18 gennaio, una decina di giorni di prima di un altro appuntamento clou per la politica - anche - migratoria del governo Meloni come la conferenza Italia-Africa.
Cosa prevede l’intesa e perché fa discutere
L’intesa fra Roma e Tirana, già contestata per le ragioni confluite nei ricorsi, prevede la costruzione in Albania due centri di accoglienza per il trasferimento dei migranti soccorsi da imbarcazioni italiane: il primo nel porto settentrionale di Shengjin, con la funzioni di screening e identificazione; il secondo nell’area di Gjader, con l’obiettivo di trattenere le persone sprovviste dei requisiti di diritto d’asilo. Stando al testo, le due strutture dovrebbero entrare in funzione nella primavera del 2024 e rimarrebbero sotto giurisdizione italiana per i cinque anni previsti dall’intesa.
I costi e la gestione effettiva dei centri sarebbero a carico dell’Italia, anche se non sono stati forniti dati esatti sulle spese previste dall’operazione. L’Albania, come ha ammesso lo stesso premier Rama, si è limitata a concedere gratuitamente l’uso di propri territori per un’operazione di «esternalizzazione» che ricorda un altro accordo al cuore delle polemiche: quello fra il Regno Unito e il Rwanda, un caso che ha fatto vacillare il governo britannico e rimane a tutt’ora in sospeso nelle sue ambizioni di «dirottare» i migranti in un Paese già criticato per violazione dei diritti umani e gestione dei migranti intra-africani.

