I consigli degli insider

Alla scoperta di Saint-Barth, fra riserve marine protette e jet set della nautica

Piscine naturali, spettacolari alberi flamboyant e destinazioni shopping. Con la guida del floral designer Djordje Varda, l’isola si scopre nei suoi angoli più remoti.

di Mariangela R. Giunti

Saint-Barth

3' min read

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Unica e preziosa nella sua semplicità, anche se è considerata un emblema internazionale del lusso. Così definirei Saint-Barth, 21 chilometri quadrati in mezzo ai Caraibi per 9mila abitanti. Ero venuto qui in vacanza nel 2012 con mia moglie Elizabeth e i nostri figli, 4 e 7 anni, e da allora abbiamo deciso di non vivere più stabilmente a Parigi, dove però io torno spesso a trovare mio figlio maggiore, ma anche per i grandi eventi e le masterclass all’Hôtel de Crillon, di cui sono il floral designer, e per le settimane della moda. La nostra casa si trova ad Anse des Flamands, la più grande delle 15 spiagge dell’isola e per me la più spettacolare, perché ha saputo mantenere il suo sapore residenziale, da piccolo villaggio. Considerato il mio lavoro, per me è stato importante riuscire a catturare lo spirito del luogo attraverso i fiori, anche se non sono un grande appassionato della flora tropicale – a parte gli spettacolari alberi flamboyant dalla corona fiammeggiante.

Il floral designer Djordje Varda all’Hotel de Crillon di Parigi. ©Romeo Balancourt Paris Photography

Qui mi affido soprattutto alle stagioni, amo gli anemoni, i papaveri quando si schiudono, l’orchidea viola che mi hanno dedicato. A ogni evento a cui partecipo, a Saint-Barth in particolare, ma anche nel resto del mondo, creo un contrasto tra la magia caraibica e l’universo vegetale e colorato (è stato anche il floral designer del matrimonio in campagna di Pippa Middleton e James Matthews, ndr).

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Il mio fine settimana è ben organizzato: mi piace svegliarmi sempre presto, verso le 5.30, e andare a camminare insieme al mio cane, con in sottofondo i canti degli uccelli nella luce dell’alba, un momento che mi riempie di gioia. Quando torno faccio colazione, un caffè e una centrifuga a base di cetriolo, sedano e zenzero. Il pranzo è rigorosamente a casa, trascorro molto tempo a cucinare, invitiamo sempre amici: mettermi ai fornelli è una forma di amore nei confronti delle persone a cui tengo.

Un allestimento di Varda in una villa dell’Eden Rock Saint- Barth.

Il pomeriggio medito, nuoto, faccio lunghe passeggiate in spiaggia. Tra le mie preferite, Anse de Colombier, un luogo paradisiaco, dove c’è solo l’ex villa Rockefeller, a lungo abbandonata (ora fonti accreditate dicono che sia stata venduta a un privato per 136 milioni di dollari, ndr): non ci si arriva in auto, per raggiungerla occorre camminare 25 minuti nel verde, ma ne vale la pena. Mi piace anche l’Anse Grand Cul-de-Sac, nella riserva marina protetta di fronte all’hotel Rosewood Le Guanahani, il mio preferito e con cui lavoro spesso, dove è bello nuotare con le tartarughe, fare snorkeling sulla barriera corallina o raggiungere la vetta della vicina La Morne, la piccola collina rocciosa da cui ammirare il panorama.

La Beach House dell’hotel Rosewood Le Guanahani. ©Mariangela Rossi

Amo, inoltre, le Natural Pools, piscine naturali scavate nella pietra, in una zona selvaggia. Nel tardo pomeriggio, quando in molti vanno a Gustavia per lo shopping, di solito nelle boutique del Carré d’Or, io faccio un salto da Clic, che vende le belle foto di Antoine Verglas, oltre a meravigliosi accessori moda. Sono un appassionato di vini e quindi un’altra tappa fissa è alla Lounge Barons de Rothschild, dove si possono degustare e acquistare magnifiche annate. Poi faccio un salto a salutare gli impiegati del mio Varda Concept Store (ha creato una linea di fragranze e di sportswear giocando sulla forma a pipistrello dell’isola, bat in inglese, “Barthman”, ndr) e di Varda Chocolatier, negozio di delizie dolci.

Gli interni della boutique Clic.

L’aperitivo è al vivace Rémy Bar dell’Eden Rock, a St. Jean, mentre la cena è in uno dei miei locali preferiti. L’offerta gastronomica è notevole, anzi, in crescendo. Noi andiamo spesso a L’Isola, fine dining italiano, da Bonito, per il cibo ottimo e per la voglia di “faire la fête”, l’afterpary, come è tradizione qui. Ma anche all’Esprit, dove si gusta la cucina francese gourmet di Jean Claude Dufour, al Tamarin, nel verde di Grande Saline, da Eddy’s Ghetto a Gustavia, mentre immancabile è il brunch mediterraneo dello chef Cedrik Ollivault alla Beach House del Rosewood Le Guanahani, anche con gli amici.

Un piatto di foie gras scottato del ristorante Bonito. ©Romeo Balancourt Paris Photography

La domenica, vento permettendo, è quasi sempre in barca, su un catamarano a vela: giriamo intorno all’isola, con tappa a Shell Beach, a Gouverneur, a Colombier o, se il tempo lo consente, sino all’Île Fourchue, tra Saint-Barthélemy e Saint Martin, totalmente inesplorata, dove si ha la sensazione di avere i Caraibi solo per sé. Quando la sera della domenica si avvicina, scelgo la quiete di casa. È il momento di andare a riposare presto, magari leggendo un libro: in questo periodo si tratta di Dictionnaire amoureux de Saint-Pétersbourg, di Vladimir Fédorovski, mi incuriosiscono le storie delle città. Mi addormento così, pensando che sono davvero fortunato e che vivrò a lungo qui.

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