Allarme Confcooperative: «Tassi e inflazione bruciano 693 miliardi»
Il combinato di inflazione e tassi di interesse si aggiunge alla riduzione in termini reali della ricchezza netta delle famiglie: -14,4% nel 2022, ovvero quasi 700 miliardi di euro
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I punti chiave
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Il giorno in cui la Bce decide di continuare sulla strada intrapresa della stretta monetaria per contenere l’inflazione, uno studio realizzato da Censis-Confcooperative pone l’accento sulle conseguenze che questa strategia ha già portato con sé: i rialzi dei tassi e l’inflazione, viene messo in evidenza, hanno bruciato 693 miliardi di euro di ricchezza finanziaria delle famiglie italiane lo scorso anno, riducendo il loro potere d’acquisto di 100 miliardi, ovvero almeno 3.800 euro a famiglia su base annua. Inoltre, le hanno messe in difficoltà con il pagamento dei mutui: una famiglia su cinque (700mila) ha saltato almeno una rata.
Le soluzioni messe in campo
L'impatto sarebbe stato molto più pesante senza gli interventi governativi: nelle analisi operate dall'Ufficio parlamentare di bilancio, l'ammontare delle misure a favore di famiglie e imprese e di contrasto all'inflazione (riduzione accise sui carburanti, bonus sociali, esoneri contributivi, crediti d'imposta, ecc.) ha raggiunto i 119 miliardi di euro: 5,6 miliardi nel 2021, 70 miliardi nel 2022, 35,1 nel 2023. Altri 8,2 miliardi avranno corso nel prossimo biennio 2024-2025.
La riduzione della ricchezza netta delle famiglie
Lo studio dal titolo “L’Italia fa i conti con i tassi d’interesse”, fa presente che il combinato di inflazione e tassi di interesse si aggiunge alla riduzione in termini reali della ricchezza netta delle famiglie: -14,4% nel 2022, ovvero quasi 700 miliardi di euro. L’aumento del costo del denaro ha portato a notevoli cambiamenti nei comportamenti di spesa delle famiglie. Basta guardare al mercato immobiliare: rispetto allo scorso anno si registrerà una riduzione del 17,1% delle compravendite di prime case fra privati e del 2,5% delle seconde case.
La corsa degli interessi sul debito
C’è poi un altro fattore da prendere in considerazione: la bolletta salata sugli interessi da corrispondere sul debito balzato a 2.817 miliardi di euro (dato a maggio 2023). L'ultimo documento di Economia e Finanza (DEF 2023), prefigura nel quadro tendenziale, per il 2026, una quota di interessi passivi pari al 4,5% del Pil. Ne discende che la spesa per interessi potrebbe collocarsi intorno ai 100 miliardi di euro (40 miliardi in più rispetto al 2020).
Gli effetti sul mercato immobiliare
Il clima avverso rispetto alle decisioni di acquisto e di investimento da parte delle famiglie è confermato dall'andamento del mercato immobiliare in Italia. Secondo i dati diffusi dal Consiglio Nazionale del Notariato, rispetto allo scorso anno si registrerà una riduzione del 17,1% delle compravendite di case fra privati e del 2,5% delle compravendite delle seconde case fra privati. In generale, per quanto riguarda i fabbricati abitativi il ridimensionamento delle decisioni di acquisto si attesta intorno all'11%. Tutto ciò comporterebbe un crollo del 10,1% delle richieste di mutui per l'acquisto di abitazioni e del 9,6% nel caso in cui i mutui richiesti siano compresi fra i 50.000 e i 150.000 euro.
