Tlc

Allarme di Wind Tre: settore tlc al tappeto, urgente l’intervento del Governo

Parla il co-Ceo Gianluca Corti: «Necessario affrontare i temi energia e frequenze». «Dall’estate sulla nostra rete il 5G sarà puro»

di Andrea Biondi

(Imagoeconomica)

4' min read

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«La cosa che facciamo presente al Governo e in tutte le occasioni istituzionali e pubbliche cui presenziamo e in cui si parla del mercato Tlc è che il settore si trova ad affrontare un incendio già attivo da anni nel sottobosco. Per questo adesso è urgente intervenire, per evitare che poi le fiamme divampino». E a quel punto, dice Gianluca Corti, co-ceo di Wind Tre parlando con Il Sole 24 Ore, il servizio sarà destinato a peggiorare con impatti sull’occupazione e sulla competitività del sistema manifatturiero italiano.

Dall’operatore nato dalla fusione di Wind e 3 Italia, oggi di proprietà al 100% della multinazionale Ck Hutchison quotata ad Hong Kong, si lascia poco spazio alle interpretazioni: c’è una necessità impellente di intervenire con misure ad hoc per il settore e quanto al consolidamento – l’altro grande tema del momento – la posizione è altrettanto netta, pur non avendo «un ruolo diretto», ci tiene a precisare Corti in replica ai tanti rumors che ciclicamente tornano a immaginare un possibile matrimonio fra Wind Tre e Iliad: «Noi siamo concentrati sulla nostra strategia stand alone e in questo senso continuiamo a operare e a muoverci. Poi del futuro nessuno può sapere». Quanto al tema, più in generale, del consolidamento, «noi il nostro lo abbiamo fatto in passato, con la nascita stessa di Wind Tre e poi con l’acquisizione di Opnet (la rete di Linkem, ndr)». Quello di Wind Tre quindi è un interessamento al tema che c’è, ma «indiretto. Siamo favorevoli e la prova ne è il fatto che in occasione dell’unione fra Fastweb e Vodafone Italia siamo stati forse l’unico operatore a non avanzare obiezioni. Crediamo che il mercato ne abbia assolutamente bisogno».

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Lo stesso bisogno di interventi da parte del Governo «che ringraziamo perché ha affrontato la questione del necessario allentamento dei limiti elettromagnetici». A parte questo però «ha un atteggiamento che è di una certa “timidezza” sul settore. Credo che, Pnrr a parte, non consideri la situazione delle Tlc come prioritaria rispetto ad altre. E questo è chiaramente un peccato oltre che sbagliato dal nostro punto di vista visto il ruolo che le telecomunicazioni hanno in quanto abilitatrici di servizi».

I possibili interventi di Governo e istituzioni «li abbiamo segnalati già in varie altre sedi. Cito per semplicità due punti ricorrenti: l’energia, visto che non veniamo considerati energivori e questo ci penalizza, ma anche la possibilità di poter fruire di un rinnovo delle frequenze a prezzi congrui. Magari anche gratuitamente visto l’esborso monstre che ci è stato richiesto con l’asta conclusa nel 2018. Ne va della capacità di investimento di tutto il settore».

Il quale, va detto, sta ancora pagando la scellerata guerra al ribasso dei prezzi che ha fatto felici i consumatori, ma bruciato ricavi e margini. E questa certamente non è colpa del governo ma del settore che si è lasciato trascinare in questa spirale al ribasso. «Senza dubbio – replica Corti – ci sono responsabilità della industry. Ma non va dimenticato che, per volontà della Commissione europea di allora, al momento della fusione fra terzo e quarto operatore l’Unione europea ha richiesto l’ingresso di un nuovo operatore (Iliad, ndr). E anche vista la politica commerciale fatta dal nuovo entrante il problema non è stato risolto».

Wind Tre si prepara in questo quadro a far valere il frutto di investimenti sulla rete: «Entro l’estate tutta la nostra rete 5G – afferma Corti – sarà standalone (non si appoggerà su infrastrutture 4G esistenti, ma sarà nativa 5G, ndr). E questo ci permetterà di fornire servizi più a misura, tailor made soprattutto per le aziende».

Evidente che Wind Tre, come anche le altre telco va detto, guarda con occhio particolarmente interessato «al mercato aziende e al wholesale». Ora, «in tre-cinque anni vogliamo portare la quota di business e wholesale al 30% dal 25% del nostro fatturato ma senza far perdere giro d’affari al consumer, quindi crescendo».

Nello specifico del segmento wholesale l’azienda è stata protagonista della mancata vendita della propria rete mobile al fondo Eqt. L’accordo esistente con Iliad su Zefiro ha pesato, con il niet del francesi. «In realtà – replica Corti – ci siamo resi conto che quell’operazione non aveva più convenienza per noi, perché alcuni aspetti sono cambiati nel tempo, a cominciare dall’inflazione».

Quello che invece in casa Wind Tre si aspettano è «un’accelerazione nel rollout della fibra da parte degli operatori con cui abbiamo accordi. Open Fiber e Fibercop stanno lavorando. Speriamo che i lavori terminino il prima possibile».

Quanto al proprio di business, in Wind Tre ci sono anche aspettative importanti sulla diversificazione. «Quello delle assicurazioni, in cui ci siamo lanciati – dice Corti – è un mercato che stiamo contribuendo ad aprire. Non ci sono grandi numeri ancora. Va molto meglio per l’energia. E il futuro delle telco dipende anche da questo».

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