«Alleanza tra pubblico e privato per rilanciare il modello Marche»
di Michele Romano
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«Stiamo lavorando per una regione più connessa, più centrale rispetto alle dinamiche nazionali e internazionali, per sostenere la nostra imprenditorialità e per costruire una identità condivisa, un brand Marche che sappia esaltare le nostre eccellenze». Sono passati 19 mesi da un'elezione ampia nei numeri, scontata rispetto alle previsioni, ma anche storica perché per la prima volta il centrodestra con Francesco Acquaroli (Fdi) si trova alla guida della Regione Marche. Uno spazio temporale condizionato dalla pandemia prima e dalla crisi russo-ucraina ora, che rendono ancora più complessa la sfida di progettare e realizzare un nuovo modello di sviluppo, capace di prendere il posto del ‘piccolo è bello', che negli anni Ottanta veniva studiato in tutto il mondo, puntando «sulla forza del gioco di squadra». Anche questa una novità assoluta per l'unica regione che si declina al plurale.
Dalla grande recessione del 2009 al conflitto russo-ucraino, passando per il doloroso fallimento di Banca Marche, il terremoto, la pandemia. Tredici anni di crisi: qual è oggi lo stato di salute dell'economia regionale?
Aggiungo anche l’isolamento infrastrutturale, materiale e digitale, che è un’altra grande penalità. Ebbene, nonostante le difficoltà, sono emerse i grandi valori dei marchigiani: la determinazione, la grande capacità nel lavoro, il saper resistere anche nei momenti più difficili. Siamo abituati a combattere, ma la sola resilienza non basta: occorre metterci risorse e una progettualità chiara che non si ispiri all'assistenzialismo ma alla competitività del sistema produttivo.
Le sanzioni alla Russia oggi pesano più del lockdown?
Sono pesanti per la nostra economia perché intervengono in un momento molto complicato e compromettono un mercato non facilmente sostituibile per le nostre imprese.
La multinazionale Caterpillar lascia per produrre all’estero e un gruppo italiano entra per riportare in Italia una produzione, che segnali sono?
Segnali positivi di inversione di tendenza e della capacità delle filiere italiane di tornare a essere protagoniste, dando occupazione e competitività. Le filiere e gli ex-distretti delle Marche hanno saputo portare nel mondo un alto valore e sono convinto che ci siano tutti gli ingredienti per poterlo fare ancora.
Tra i punti prioritari del suo programma ci sono le infrastrutture, ma la Fano-Grosseto resta ancora un progetto di massima e sul potenziamento della ferrovia adriatica lei ha espresso più di un dubbio: non si rischia di perdere un altro treno?
Con l'anticipo dei fondi per la progettazione della seconda canna della Galleria della Guinza c’è una velocizzazione importante anche rispetto alla realizzazione dell'opera che potrà essere inserita nel prossimo accordo di programma Anas. Sarà realizzata un’opera più completa che produrrà un beneficio importante all’intera direttrice Adriatico-Tirreno. Per quanto riguarda la ferrovia Adriatica, vogliamo che il potenziamento si realizzi attraverso una nuova linea sostenibile con il territorio: pretendiamo investimenti
veri e non un'opera che rischia di creare problemi di compatibilità e sostenibilità e non dà al territorio alcun tipo di vantaggio, né per le merci né per i passeggeri.
