Àlmala crea borse «iconiche» e raffinate
Due socie e un’amicizia che diventa impresa. Oggi a ogni collezione vengono prodotti 5mila pezzi, ai quali si sono aggiunte capsule collection di abiti e bijoux
di Paola Dezza
2' min read
I punti chiave
2' min read
La chiave del successo è stata quella di non abbandonare l’entusiasmo dell’inizio che si riversa oggi anche nel disegnare la borsa L’Anatra Giocosa per beneficenza. Nasce così il brand Àlmala bags. Due amiche, Alessandra Vitali e Mariavittoria Pasotti, che disegnano una borsa con bracciali al posto del manico e che non si aspettano un successo di pubblico che le spingerà a farne una attività a 360 gradi. Oggi il marchio in dieci anni ha visto crescere il giro d’affari fino a un milione di fatturato.
Dagli inizi a oggi
«Dalla prima borsa disegnata, un modello in camoscio declinato in 12 colori, che diventa subito best seller in un momento in cui la borsa era solo super firmata - racconta Alessandra - oggi realizziamo per ogni collezione circa 5mila pezzi, questo inverno per esempio abbiamo creato una piccola borsa porta cellulare, anche in laminato da sera, e ne abbiamo venduti 3mila pezzi. La fascia di prezzo va da 200 a 500 euro, alcune borse arrivano anche 800-900 euro se fatte interamente a mano».
«La nostra sede è a Brescia, ma la produzione della pelletteria viene fatta in Toscana» continua. L’accessorio distintivo è proprio il manico, due cerchi il cui polimero viene realizzato nella zona della bergamasca.
«I pellami più pregiati, tagliati al laser con motivi originali, vengono assemblati e cuciti a mano uno ad uno, con la maestria e la passione tipiche dell’antica tradizione della selleria toscana» dice Alessandra.
Gli artigiani alla base della produzione
La produzione avviene tramite una rete di piccoli artigiani locali, «e la struttura snella che abbiamo mantenuto, fatta tutta di donne, ci ha permesso di reggere a questi due anni di pandemia» spiega, aggiungendo che oggi è tutto da ricostruire il discorso relativo al mercato estero, che prima del Covid stava prendendo piede. «Il nostro prodotto, soprattutto quello realizzato con il laser è un “handmade” apprezzato all’estero - sottolinea Alessandra - dal Giappone alla Corea. Solo adesso ricominciano però le fiere di settore che ci permettono di puntare a questi mercati».



