Amministrative, il ritorno del bipolarismo centrodestra-centrosinistra
Nei 6 capoluoghi di regione il Pd ha ottenuto una vittoria netta che potrebbe diventare ancora più netta dopo i ballottaggi di domenica e lunedì
di Roberto D’Alimonte
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Il primo turno delle comunali ha espresso due verdetti. La mancanza dei dati completi sui comuni sotto i 15mila abitanti ci costringe a ragionare solo sugli esiti nei 118 comuni superiori. In questo aggregato il verdetto è parziale, perché sono ancora 61 i comuni al voto, ma il risultato è solido. Il secondo verdetto riguarda la distribuzione dei voti tra i partiti. Questo è un verdetto certo, perché al ballottaggio non si votano le liste, ma altamente aleatorio sia per la bassa affluenza sia per la presenza di un 21,8% di voti andati a liste civiche, sia per l’effetto-candidati.
Vittoria netta per il Pd
Nei 118 comuni in cui si è votato con il sistema elettorale a due turni è opportuno distinguere l’insieme dei 6 comuni capoluogo di regione dagli altri comuni, vista la loro importanza e l’attenzione dei media. Nel primo di questi due aggregati, le sei grandi città, il Pd ha ottenuto una vittoria netta che potrebbe diventare ancora più netta dopo i ballottaggi di domenica e lunedì. È arrivato primo in cinque casi su sei. Solo a Roma è arrivato terzo dietro alla lista di Azione e a quella di Fdi. Ha già vinto in tre città. Domenica molto probabilmente vincerà a Roma e forse anche a Torino. Il risultato finale potrebbe quindi essere 4 a 2 o 5 a 1. Comunque vada, un successo che il dato dei voti alle liste conferma.
In percentuale il Pd è risultato di gran lunga il partito più votato. Con il suo 19% supera la somma di Lega e Fdi (18,8%). Insieme al partito di Letta, Fdi è l’altra forza politica che può ritenersi soddisfatta. Non ha vinto in nessuno dei grandi comuni e il suo candidato non vincerà a Roma, mentre a Trieste e a Torino, dove il centrodestra può vincere, i candidati in corsa non sono suoi. Però con il suo 12,8% ha raddoppiato in percentuale sia i voti presi alle Europee del 2019 sia quelli presi alle comunali del 2016. Ed è l’unico partito ad averlo fatto. I perdenti sono Lega e M5s.
Per la Lega un risultato (troppo) negativo
Il dato relativo al partito di Salvini è particolarmente negativo. Tanto negativo da non essere credibile. Non è possibile che la Lega oggi abbia nei 6 comuni capoluogo solo il 6,8%. Molti fattori hanno giocato contro in questa tornata elettorale. Purtroppo mancano ancora oggi i dati di sezione di Milano e Roma (detto per inciso, è incredibile che il Comune di Napoli abbia messo on line tempestivamente i dati ma non Milano e Roma). In ogni caso i flussi calcolati dal Cise e dal Cattaneo su Torino, Bologna e Napoli concordano nell’indicare che la Lega ha perso molto verso l’astensione oltre che verso Fratelli d’Italia. Non sono voti persi definitivamente. Ma il dato di oggi segnala inequivocabilmente che la Lega è in difficoltà.
Coalizioni in equlibrio
Questo è il verdetto sui 6 capoluoghi. Il verdetto sui 118 comuni superiori ai 15mila abitanti è più sfumato. Sono 57 quelli in cui il sindaco è già stato scelto. In 42 casi si tratta del sindaco uscente che si è ricandidato. La distribuzione delle vittorie è questa: 24 centrosinistra, 18 centrodestra, 4 destra (senza Forza Italia), 1 M5s, 1 sinistra (senza Pd), 9 civici.

