Intervista a Paolo Foietta

«Ancora oggi la riapertura del tunnel ferroviario rimane un’incognita»

Guida la delegazione italiana della Commissione Italia-Francia

di Filomena Greco

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Italia-Francia. Paolo Foietta guida la delegazione italiana della CIG. La prossima riunione è il 14 dicembre

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«Siamo al centro di una tempesta perfetta» esordisce Paolo Foietta, a capo della delegazione italiana della Commissione intergovernativa (Cig) Italia-Francia. Da settimane è a stretto contatto con le autorità francesi per seguire, passo dopo passo, il dossier relativo alla riapertura del tunnel ferroviario del Frejus, chiuso da fine agosto scorso dopo una frana che ha bloccato per qualche settimana anche l’autostrada che unisce i due paesi.

A che punto sono i lavori per la rimozione dei detriti generati dalla frana nella Maurienne?

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La cattiva notizia è che il 15 novembre scorso era attesa la relazione dell’organismo tecnico francese incaricato di fare una relazione sulle condizioni della galleria paramassi dentro la quale viaggiano i convogli, ma purtroppo la questione è stata rimandata. Si tratta di un passaggio importante perché se la galleria risulterà integra allora significa che potrà reggere i lavori di rimozione dei circa 4mila metri cubi di rocce franate e potrebbe anche essere riaperta in sicurezza, mentre vanno avanti gli interventi per la messa in sicurezza.

I tempi dunque potrebbero allungarsi ulteriormente?

Ho nel frattempo ricevuto una mail che mi comunicava il fatto che il rapporto tecnico, in realtà, rappresenta soltanto una parte di un lavoro più ampio. Bisogna dunque aspettare la fine di novembre per la relazione tecnica e dicembre invece per avere una decisione
su come procedere.

Che idea si è fatto su questa situazione?

Penso che i francesi stiano davvero sottovalutando la questione che ha ricadute pesanti sulle industrie e gli operatori economici dell’intera area Nordovest.

Tra Italia e Francia dunque i treni passeggeri resteranno ancora bloccati per mesi, ma quando parliamo di merci a quali quantità ci riferiamo?

Dalla linea ferroviaria passano 3 milioni di tonnellate all’anno, si tratta del traffico su Afa, l’Autostrada ferroviaria alpina che trasporta 36mila tir di merci perlopiù pericolose, nel 90% dei casi. Ora sono tutti mezzi che si stanno riversando sulla tratta stradale, insieme alla quota di traffico pesante intercettato dalla chiusura del Tunnel del Monte Bianco, fino al 18 dicembre prossimo

Come è aumentato il traffico nell’area di Torino?

I dati della Prefettura ci dicono che abbiamo il 45% in più dei transiti, siamo in attesa dei dati di Sitaf, la società che gestisce l’A32 e il Tunnel del Frejus. In sostanza stiamo intercettando in Piemonte la metà del traffico che normalmente passava per il Monte Bianco. Anche la tratta stradale del Frejus è acciaccata dopo la frana di agosto, c’è infatti un tratto dove si passa da quattro a due corsie, a ridosso della frana

Una tempesta perfetta dicevamo.....

Sì perché anche il Colle del Tenda è bloccato fino a giugno e ci sono una serie di problemi con i francesi rispetto alle risorse per la messa in sicurezza della galleria vecchia mentre si sta realizzando quella nuova. Il sistema dei valichi e dei trasporti transalpini in questa fase è molto delicato e compromesso. Se dovesse succedere qualcosa a Ventimiglia rischieremmo di rimanere parzialmente isolati. Torino e il Frejus non potrebbe reggere il traffico. Sulla linea storica si facevano 30-35 treni al giorno, quelli spostati in altre direttrici sono tre, il rischio è quello di perdere definitivamente quel traffico. Di questo parleremo nella prossima riunione della Cig,
il 14 dicembre.

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