L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
di Andrea Carli
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Il valore economico del mercato degli appalti pubblici in Italia per il 2022 è stato di quasi 290 miliardi di euro per un totale di 233mila procedure di gara. È quanto emerge dalla relazione annuale dell’Anac, l’Autorità anti corruzione, presentata alla Camera. La relazione è stata illustrata dal presidente Giuseppe Busia.
Busia ha messo in evidenza i punti deboli delle nuove regole: troppe eccezioni e scorciatoie pericolose nel Codice degli appalti. «La deroga - ha sottolineato - non può diventare regola, senza aprire a rischi ulteriori». Ora che con la digitalizzazione è possibile ottenere «rilevantissime semplificazioni, accrescendo anche trasparenza e concorrenza, sorprende che per velocizzare le procedure si ricorra a scorciatoie certamente meno efficienti, e foriere di rischi.Tra queste, l’innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti o l’eliminazione di avvisi e bandi per i lavori fino a cinque milioni di euro». «Nei contratti pubblici non basta fate presto ma occorre fare bene», ha aggiunto.
«Il nuovo Codice - ha ricordato Busia - ha eliminato il divieto del cosiddetto subappalto a cascata. Non possiamo dimenticare che tale istituto, per poter conservare una ragione economica, quasi sempre porta con sé, in ogni passaggio da un contraente a quello successivo, una progressiva riduzione del prezzo della prestazione. E questa necessariamente si scarica o sulla minore qualità delle opere, o sulle deteriori condizioni di lavoro del personale impiegato. Quando il ricorso al subappalto non è giustificato dalla specificità delle prestazioni da realizzare, mentre può risultare vantaggioso per il primo aggiudicatario, si rivela il più delle volte poco conveniente per la stazione appaltante, per i lavoratori e per le stesse imprese subappaltatrici, che vedono via via compressi i propri margini di profitto, rispetto a quanto avrebbero ottenuto come aggiudicatarie dirette».
Nel dl sul ponte dello Stretto, ha continuato Busia, «rileviamo uno squilibrio nel rapporto tra il concedente pubblico e la parte privata, a danno del pubblico, sul quale finisce per essere trasferita la maggior parte dei rischi». Sul dl che si basa su un progetto elaborato oltre dieci anni fa, l’Anac ha proposto alcuni interventi emendativi per «rafforzare le garanzie della parte pubblica, non accolti, tuttavia, dal Governo in sede di conversione del decreto».
«Decisiva»: così Busia ha definito la rinegoziazione in corso sul Pnrr. «Occorre riconoscere - ha detto - che, mentre le diverse riforme previste dal Piano sono indispensabili ed esigono un rapido completamento, non tutti gli investimenti hanno la medesima urgenza. Per questo possono essere utilmente spostati su altri finanziamenti europei, per i quali pure il nostro Paese registra da sempre ritardi e sprechi inaccettabili, guardando così ad un orizzonte più ampio rispetto al 2026». Per il presidente dell’Anac «il Pnrr deve essere terreno condiviso, sottratto alla dialettica politica di corto respiro, di fronte al quale essere capaci di andare oltre le, pur legittime, rivendicazioni di meriti, o le accuse per le innegabili mancanze e, invece, incentrato su condivisione e collaborazione». Precondizione di tutto ciò «è la massima trasparenza e controllabilità dei progetti e dello stato degli investimenti».