Apple nuovo colosso della pubblicità online dopo aver “spento” i rivali
È la settimana di iPhone 14 ma l’azienda di Cupertino si riscopre mina vagante del settore advertising. Revenue in crescita a verso i 30 miliardi entro il 2026
di Biagio Simonetta
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È la settimana dei nuovi iPhone, in casa Apple. Il modello 14 dello smartphone più longevo della storia sarà svelato domani, durante un evento che il Sole 24 Ore seguirà in diretta. Ma a far notizia, intanto, è uno studio che proietta la casa di Cupertino fra i colossi dell’advertising digitale, con le revenue che potrebbero passare dai 2 miliardi di dollari del 2021 a 30 miliardi entro il 2026.
Non è un caso che l’azienda californiana abbia messo in cantiere l’idea di raddoppiare la forza lavoro nella sua attività di pubblicità digitale. Il produttore di iPhone ha circa 250 persone nel suo team di piattaforme pubblicitarie, secondo LinkedIn. Ora, invece, secondo il sito che si occupa delle posizioni lavorative aperte all’interno dell’azienda, ci sono altri 216 posti da ricoprire, che sono praticamente quattro volte i 56 posti ricercati alla fine del 2020.
La beffa per i rivali
Una mossa, questa, che sembra quasi beffarda nei confronti dei competitor, usciti invece malconci dagli ultimi sviluppi software introdotti dalla stessa Apple. Da quando, circa un anno e mezzo fa, da Cupertino hanno introdotto l’App Tracking Transparency all’interno dei sistemi operativi iOS (funzione che permette agli utenti di decidere se un’app può tracciarli o meno), aziende visceralmente esposte ai dati per business pubblicitari - come Meta di Mark Zuckerberg, ma anche Twitter, Google e Snap - hanno pagato un pegno salatissimo in termini di revenue, creando un terremoto all’interno di un mercato, quello pubblicitario, da 400 miliardi di dollari.
Privacy ma non solo
Apple ne ha fatto una questione di privacy degli utenti, perché con quella modifica, di fatto, è stato reso molto più difficile tracciare circa un miliardo di utenti iPhone in tutto il mondo a scopi pubblicitari. Che poi in soldoni significa annunci meno personalizzati, dunque potenzialmente meno performanti e per questo pagati meno dagli inserzionisti.
Tutto apparentemente normale, se non fosse che nel frattempo,il business pubblicitario della stessa Apple, un tempo quasi insignificante, ha preso l’ascensore. L’attività è passata da poche centinaia di milioni di dollari di entrate alla fine degli anni 2010 a circa 5 miliardi di dollari quest’anno, secondo il gruppo di ricerca Evercore ISI, che prevede che Apple realizzerà un’attività pubblicitaria di 30 miliardi di dollari entro quattro anni.

