Circolazione stradale

Approvata la proposta di legge per rottamare i veicoli in fermo amministrativo

Voto all’unanimità alla Camera, ora il testo passa al Senato. Per il deputato della Lega, Furgiuele, si è colmata una lacuna normativa che ripristina decoro e sicurezza. Per Altieri (Ancsa) diverse sono ancora le criticità da smussare

 (Photo by Andreas SOLARO / AFP)

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Togliere dalle strade 3,5 milioni di veicoli fuori uso. Così da restituire decoro e sicurezza a molte zone di piccole città italiane come della Capitale. La proposta di legge, approvata all’unanimità oggi all’Aula della Camera - recante «Modifiche al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, e altre disposizioni in materia di cancellazione dai pubblici registri dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo» - ha l’obiettivo di colmare una lacuna normativa, ovvero sbloccare la rottamazione dei veicoli sottoposti a fermo amministrativo. La proposta, approvata con 235 voti favorevoli e che ora passa al Senato per la seconda lettura, prevede che se un pubblico ufficiale attesta l’inutilizzabilità del mezzo, è possibile procedere con la cancellazione dal pubblico registro automobilistico (Pra) e la demolizione che sarà a carico dei proprietari dei veicoli, senza pesare, quindi, sulle finanze dei Comuni e degli enti locali.

Più decoro e sicurezza

«Il valore di questa proposta di legge risiede nel fatto che è frutto di un lavoro bipartisan, collettivo, votato all’unanimità della Camera per dare risposte concrete alle esigenze del cittadino», commenta, raggiunto telefonicamente, il deputato della Lega Domenico Furgiuele, Segretario della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni. «Il nostro sistema normativo aveva una lacuna molto grande: non consentiva i mezzi sottoposti a fermo amministrativo di poter essere rottamato. Dal paese più piccolo arrivando fino a Roma, tutti abbiamo presente, nell’immaginario collettivo, zone in cui gli automezzi sono abbandonati e fatiscenti, a languire come fossero monumenti alla trascuratezza urbana. Con questa proposta di legge si vogliono rimuovere 3,5 milioni di questi veicoli che, nella maggior parte dei casi, occupano spazi pubblici di cui nessuno si occupa».

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L’abbattimento degli oneri burocratici per il cittadino, un modo per rendere la burocrazia meno distante e più attenta alle esigenze della collettività, si unisce a vantaggi sociali e ambientali. «Oltre a intaccare il decoro urbano, questi mezzi, che hanno perso il loro valore, rappresentano un pericolo per l’ambiente, in quanto possono rilasciare sostanze dannose e inquinanti» - aggiunge Furgiule. «Dal punto di vista sociale, recuperare questi spazi significa creare nuovi luoghi per la comunità, aree verdi, parcheggi, di aggregazione. Senza dimenticare la sicurezza, perché rimuovere questo tipo di veicoli garantisce strade più sicure, nel solco di quanto sta portando avanti il vicepremier Salvini in merito alla riforma del Codice della strada».

L’aspetto molto positivo, sottolinea il deputato della Lega, è il voto bipartisan, all’unanimità di tutte le forze politiche, a dimostrazione che il Parlamento si può unire per produrre risultati utili, «di buon senso» per il cittadino. «Ha vinto il Parlamento, la forza del Parlamento che dimostra di saper andare oltre le aule del Palazzo soprattutto quando si tratta del bene comune. E tanto più saremo in grado di fare questo, tanto più sapremo dare un contributo alla nostra società e dare dignitià alla politica, alle istituzioni, ai partiti», conclude Furgiuele, auspicando che si possa trovare, nel successivo iter, le risorse utili a dare piena attuazione a questa proposta di legge.

I nodi da sciogliere

«La proposta di legge mi sembra interessante e la possibilità di procedere alla rottamazione per i veicoli sottoposti a fermo amministrativo un’operazione saggia». A parlare è l’avvocato Giuseppe Altieri, responsabile del Centro studi e affari giuridici dell’Ancsa (Associazione nazionale centri soccorso autoveicoli) e voce di un comparto particolarmente interessato dalla novità, quello dei custodi giudiziari.

La strada da fare, tuttavia, è ancora lunga. E diverse restano le criticità sui cui lavorare. A partire da un’incongruenza nell’articolo 4 del testo, che «inserisce il rilascio della dichiarazione di inutilizzabilità, a oggi obbligo istituzionale in capo agli enti comunali secondo il Dlgs 152/2006, tra i servizi a domanda individuale (quindi, richiesti dal cittadino e a pagamento) previsti dal decreto 17/1984».

Ma non è tutto: «Penso sia un ottimo punto di partenza ma va considerato ancora un dato di contraddizione. L’intento del legislatore, quello di evitare impedimenti e veicoli giacenti per lungo tempo, tiene conto per ora solo di una parte del problema, solo di un segmento di vetture. Serve pensare a una soluzione che lo risolva in tutti i suoi aspetti, a 360 gradi», sottolinea Altieri. «Auspichiamo, quindi, che in Senato, in sede di seconda lettura, vengano introdotti emendamenti relativi a tutti i veicoli giacenti nelle depositerie. Penso, ad esempio, a quelli affidati nell’ambito di un procedimento penale che, una volta dissequestrati, non vengono ritirati né restituiti ai legittimi proprietari e restano lì, abbandonati. Questo è un aspetto su cui insistere».

In che modo? Con una strategia che, secondo Altieri, dovrebbe prevedere «un’operazione di ricognizione nelle depositerie utile a far sì che fattispecie come quella del fermo amministrativo - che impediscono di procedere con la rottamazione - vengano prese in considerazione nell’ottica di individuare soluzioni». Ad esempio, ritornando al penale, «inserendo una norma che attribuisca al magistrato il potere di demolire il veicolo dissequestrato ma non restituito, una volta verificato lo stato di abbandono».

Anche sul fronte della fattibilità pratica rimane qualche nodo da sciogliere. Soprattutto in riferimento all’attribuzione al cittadino della gestione delle spese di rottamazione. «Si tratta, secondo me, di una pia illusione. Faccio fatica a immaginare che il cittadino, non avendo pagato le spese di custodia e, ancor prima, le imposte che hanno determinato il fermo, sia propenso a coprire le spese di demolizione», chiarisce Altieri. «Non penso possa funzionare, il Comune provvederebbe a tutti gli adempimenti necessari, anticiperebbe i costi, per poi doverli recuperare dal cittadino, cosa che non avverrà. Al contrario, si dovrebbe invece predisporre una soluzione diversa: siglare con i rottamatori una convenzione per mettere a disposizione, sin dall’inizio, una rottamazione a costo zero. Più semplice da gestire e più efficace per le parti coinvolte».


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