Argentina-Fmi, lacrime e sangue. Via libera al maxi-accordo
di Roberto Da Rin
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Eccolo, è arrivato “el primer dia” dell’accordo tra l’Argentina e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Una intesa per il versamento di 4,7 miliardi di dollari all’Argentina nonostante non abbia centrato negli ultimi mesi i termini fissati per il prestito da 43 miliardi da parte dell’istituto.
Inizia il “rodeo” tra Fmi e società argentina. Quello spettacolo in cui i cowboys, che in Argentina sono gauchos, danno prova di destrezza e coraggio nel cavalcare senza sella e manovrare il lazo con cui si agganciano i bovini. Esilarante per chi sta sugli spalti, rischiosissimo per i cavalieri che rischiano ogni istante d’essere disarcionati e magari calpestati. La società argentina, all’indomani di ogni accordo, si ritrova in sella di un quadrupede imbizzarrito (la classe politica) e le sono richiesti sforzi titanici per non cadere rovinosamente a terra. Lacrime e sangue.
I termini dell’accordo
Un surplus di bilancio del 2% del Pil, una accumulazione di riserve fresche della Banca centrale, pari a 10 miliardi di dollari nel 2024 a cambio di un esborso di 4,7 miliardi di dollari. Sono questi i nuovi termini fissati nella settima revisione dell’accordo Extended Fund Facility (Eff) per la restituzione del credito di 45 miliardi di dollari concesso dall’Fmi nel 2018.
L’accordo raggiunto a livello di staff tecnico dovrà essere ratificato adesso dal Direttorio dell’istituzione multilaterale di credito. Nel programma originale l’Argentina era chiamata a raggiungere un avanzo fiscale dello 0,9% e non era stato fissato un impegno preciso sulla ricostituzione del livello di riserve se non un impegno a rafforzarle. Il ministro dell’Economia argentino, Luis Caputo, ha ammesso che «non si tratta di un nuovo accordo, ma che è stato ripristinato l’accordo precedente a condizione di un maggior impegno per compensare la perdita di credibilità per il mancato rispetto degli impegni presi da parte del governo precedente». E poi ancora: «Lo staff del Fmi ha chiesto nuove mete per l’elargizione di 4,5 miliardi di dollari che serviranno a pagare le scadenze di dicembre, gennaio ed aprile». Il Decretone presentato a dicembre dal presidente Javier Milei dovrà essere approvato al Congresso e questi saranno i primi scogli; quelli successivi i più difficili. La società argentina, sfibrata da un’inflazione al 140% annuo, che peraltro continua ad aumentare, sarà disposta ad affrontare altri tagli ?
Nelle stesse ore Milei cerca di posizionarsi anche in politica estera. Dopo averlo pesantemente insultato invita Papa Francesco a tornare a visitare il suo Paese. E contestualmente la sorella del presidente dell’Argentina, Karina Milei, e il capo dell’ufficio della Presidenza dell’Ucraina, Andriy Yermak, hanno avuto una conversazione telefonica durante la quale è stata valutata la possibilità di organizzare un vertice Ucraina-America Latina.

