Haute couture a Parigi /2

Armani Privé compie 20 anni con allure lunare. Chanel in transizione colorata

Giorgio Armani in un luminoso stato di grazia creativo, nella maison della doppia C una collezione di stilemi che prelude all’arrivo di Matthieu Blazy

Armani Privé PE 2025

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Del recente carosello di arrivi e dipartite nelle maison stellate, la nomina di Matthieu Blazy alla direzione creativa di Chanel è stata certamente l’occorrenza piú sensazionale, per il valore storico della maison, il calibro del prescelto, il rinnovamento che questi potrà portare. Il tempo dell’attesa però è lungo: prima di ottobre non si vedranno i frutti, sicché la collezione di Haute Couture presentata ieri in apertura della seconda giornata di sfilate parigine è ancora lavoro del team. La specifica si rende necessaria: in questi casi si opera in modalità di conservazione e transizione, sostanzialmente reiterando stilemi per mantenere il percorso sulla retta via. Da Chanel, gli stilemi da ribadire - il tailleur e il cappottino di tweed, gli abiti lineari e stampati, una eleganza svelta e borghese, qualche vaporosità - sono molti e noti, considerato anche il fatto che la maison compie centodieci anni esatti. La prova allora è una ricapitolazione, ben fatta ma senza voli; un riempitivo in attesa si altro, puntando sul colore, saturo o pastello, invece che sul grafismo del bianco e nero.

Chanel, la collezione per la PE 2025

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Giorgio Armani, per i venti anni di Armani Privé, sfila a casa: nei saloni sontuosi di Palazzo Armani, nuova sede in città inaugurata da qualche mese. L’edificio storico, riportato agli splendori opulenti del passato, è lo sfondo ideale per una collezione che esplora il tema della luce con la verve multiculturale e il gusto per l’esotismo che sono inequivocabile segno armaniano. Dice lo stilista: «Questa sfilata coincide con i vent’anni del Privé ma non vuole essere una retrospettiva o una celebrazione. È, invece, una nuova affermazione di tutto quello che l’Alta Moda significa per me, ossia la possibilità di liberare la fantasia pensando a una clientela vera, autentica, che ricerca e indossa queste creazioni. Catturare la luce sulle superfici degli abiti è stata la meravigliosa sfida di una collezione dall’allure lunare, ricca ma con un tocco leggero che per me è sempre essenziale».

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Come già la scorsa settimana a Milano, Armani si conferma in luminoso stato di grazia creativo. Pur toccando temi e continenti già molte volte esplorati, dal Giappone all’India, lo fa questa volta con una linearità lieve che sfiora l’astrazione, e che invero è nuova ed elegante.

Armani Privé ,la collezione per la PE 2025

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A confronto di tanto luccicare, il nuovo episodio di Moda Povera, il progetto in divenire di Olivier Saillard che esplora le vite postume e le reincarnazioni liriche di abiti vecchi e dismessi, è di un candore che commuove. Si intitola Gli Abiti Da Sposa Finiscono Sempre Scapoli, ed è dedicato alle possibili trasformazioni della robe de mariee, epitome di quel che si indossa una volta sola e poi si dimentica, e pezzo forte della couture. Saillard lavora con relitti di ogni epoca, dagli anni Venti ai Duemila, recuperati online sempre e solo a buon mercato, ricavando di tutto, dalla t-shirt di tulle alla cravatta, all’abito con la coda davanti, mostrato giustamente dalla modella che avanza rinculando. Una valletta legge l’immaginifico ordre de passage che illustra ogni modello e nella espansiva congiunzione tra parola e creazione, la moda ritrova una dimensione poetica ormai desueta, ma quanto mai necessaria.

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