Mercato dell arte

Art Industry. L’ottimismo unito alla cautela: il nuovo mantra per l’anno che verrà

L’attesa di ulteriori tagli dei tassi rende i collezionisti disposti ad acquistare arte

di Maria Adelaide Marchesoni

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Quali sono le attese per il mercato dell’arte nel 2024? L’istantanea che il nuovo anno avrà in eredità dipinge un mercato nel quale, dopo due anni di euforia è prevalsa la calma, e il 2023 è stato penalizzato dal confronto con i risultati straordinari del 2022. Il mercato dell’arte è tornato su livelli di prezzi più sostenibili, come dichiarato dagli esperti e in alcune aree geografiche inferiori al 2021, in particolare in Usa e Asia Pacifico. Nei prossimi mesi il trend potrebbe confermare l’attuale livello dei prezzi o proseguire nel loro ridimensionamento verso valori più realistici.

Nel 2023, sul fronte dell’economia globale, siamo tornati ad osservare con attenzione le dinamiche macro economiche tradizionali, in cui i tassi di interesse combattono l’inflazione, in presenza della stagnazione della crescita. Questi elementi, senza dimenticare i conflitti geopolitici in corso, hanno pesato negativamente sulla componente economica dell’ArtTactic Art Market Confidence Indicator, un sondaggio che si basa su una metodologia simile a quella del CEO Confidence Survey, e in questo caso raccoglie le opinioni di un selezionato gruppo di “addetti ai lavori” (collezionisti, case d’asta, consulenti e altri professionisti dell’arte) che forniscono una visione della percezione dello stato attuale e delle attese future del mercato dell’arte. Le indicazioni che emergono dall’ultimo sondaggio, realizzato in luglio sui successivi 12 mesi, pur rimanendo in un territorio ancora profondamente pessimista, mostrano un leggero miglioramento (l’indicatore è passato da 18 di febbraio a 23) in quanto un maggior numero d’intervistati ha ritenuto che la situazione economica avrebbe potuto stabilizzarsi nell’anno. Per il 59% degli esperti il mercato dell’arte rimarrà piatto nei prossimi 12 mesi e le vendite si assesteranno a un livello più basso. Se il 28% ritiene che il mercato subirà un ulteriore ribasso nel 2024, per il 13% invece ha toccato il fondo e nei prossimi mesi vi sarà la ripresa.

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Tassi bassi e appeal per l’arte

Nell’ultimo trimestre del 2023, l’economia sembra più vicina all’equilibrio, gli indicatori dell’inflazione puntano al ribasso e l’attività economica alla ripresa. Non è pertanto esagerato essere leggermente più positivi. A favorire una visione più improntata all’ottimismo sono le attese sui tassi. Dopo un ciclo di rialzi durato quasi due anni, negli Stati Uniti la Fed ha annunciato che per ora manterrà i tassi d’interesse al livello attuale, con la previsione di tre tagli nel 2024. L’impressione diffusa è che il mercato dell’arte sia maggiormente incline ai bassi tassi d’interesse e l’aspettativa di una loro riduzione dovrebbe placare i timori degli appassionati d’arte in merito all’impiego alternativo del loro denaro. Pertanto nel 2024 gli esperti del settore prevedono che i collezionisti si orienteranno verso l’assunzione di maggiori rischi, benché sempre ponderati per gli acquisti, mentre il limite maggiore alle vendite oggi è rappresentato dalle aspettative dei venditori. Stessa dinamica nelle fiere d’arte con i galleristi ancorati ad aspettative di prezzo che oggi potrebbero non essere razionali. Le attese per il mercato primario, in particolare quello degli artisti emergenti, sono per un ulteriore rallentamento con il proseguimento di una fase, già vista nel 2023, volta a favorire gli artisti storici con l’augurio che alcune mode collezionistiche, che hanno alimentato le offerte speculative, perdano vigore.

La domanda e l’offerta futura

Il vero nodo da sciogliere nei prossimi mesi è come sarà l’evoluzione della domanda e dell’offerta di arte e, a tal proposito, ci viene in aiuto l’«Art Basel and Ubs Survey of Global Collecting», anche in questo caso un sondaggio al quale hanno partecipato 2.828 collezionisti high-net-worth (Hnw) provenienti da 11 importanti aree geografiche. Per i prossimi 12 mesi il segnale positivo è che la maggior parte (54%) ha intenzione di acquistare arte, un dato stabile rispetto al 2022. I collezionisti della Cina Continentale saranno quelli più attivi (il 68% ha pianificato l’acquisto nel 2024) ai quali si aggiungono il Giappone, il Brasile e l’Italia, meno propensi in Francia e a Singapore. Millennial e Gen X i più intenzionati agli acquisti (rispettivamente 58% e 59%), contro il 45% dei Boomers. Sul versante dell’offerta la situazione nel 2024 evidenzia il classico atteggiamento wait and see con solo il 26% che ha pianificato la vendita, un calo significativo rispetto a quest’anno (39%) dettato dall’incertezza e dalla consapevolezza che i prezzi delle opere dei propri artisti potranno migliorare. Un dato è certo: difficilmente avremo l’opportunità di assistere alla dispersione di storiche collezioni private, come negli ultimi due anni, che in asta hanno registrato record su record e alimentato uno scenario difficile da replicare.

Le aree geografiche

Gli Stati Uniti, con New York, continueranno ad essere il mercato più attivo e con un potenziale di crescita sostenuto da una sana domanda e un’offerta locale, con la più grande base di individui Hnw e Ultra-Hnw al mondo e un’infrastruttura culturale fortemente sviluppata. Proseguirà ad essere più debole la domanda in Asia, ma i big delle aste, Christie’s, Phillips e Sotheby’s, si aspettano benefici degli investimenti immobiliari effettuati negli ultimi due anni per potenziare le sedi di Hong Kong. E in Europa? Londra a parte, difficile attendersi sconvolgimenti, con la Francia che manterrà il suo ruolo di regina, incalzata dalla Germania. Nel resto d’Europa oggi è difficile fare pronostici e per i primi mesi i risultati in Italia e Spagna potrebbero essere altalenanti.

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