Ecco le aziende dove si lavora meglio
Hilton, Cisco, Biogen e Auditel medaglia d’oro del premio assegnato da Great place to work: la capacità di andare incontro alle esigenze dei dipendenti migliora la produttività, aumenta la fiducia e riduce il turn over
di Cristina Casadei
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«Ascoltiamoli i collaboratori». E «ascoltiamole le aziende». È importante per molte ragioni. Migliorare la produttività, grazie a dipendenti più contenti. Ma anche trattenere e attirare i migliori talenti. Il ceo di Great place to work, Alessandro Zollo, nel raccontare i risultati della ricerca e della classifica di quest’anno, dice che è «la conferma degli studi che facciamo ormai da più di 10 anni in Italia e all’estero. E cioè che le aziende che hanno un’elevata fiducia tra i propri collaboratori, nei confronti dei propri leader e un elevato senso di appartenenza, hanno crescite economiche maggiori ed un valore dell’azienda che è più di tre volte la media del mercato».
Infatti, continua Zollo «crescono del 15% medio negli ultimi 12 anni, contro un dato Istat pari al solo 1%. E, ultimamente, la forbice continua ad aumentare. Si pensi solo che la media della crescita di fatturato rispetto al 2022 delle aziende in classifica è pari al 28%, mentre il dato Istat riferito a industria e servizi nello stesso periodo è appena pari allo 0,60%».
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La richiesta di flessibilità dei lavoratori
Sentendo la voce dei lavoratori, le migliori aziende attribuiscono molto peso all’aiuto e al supporto in azienda, all’atmosfera, ai capi diretti, ai valori e all’etica. La principale richiesta che sembra emergere nelle migliori aziende è legata alla flessibilità, con tematiche come lo smart working, da perfezionare e implementare. Nelle aziende stabili nelle loro iniziative (indicate con il termine inglese rest che letteralmente indica una condizione di riposo) vengono invece criticati i processi di riconoscimento, quelli di comunicazione, i valori, l’etica e la competenza dei capi diretti. Le aziende, dal canto loro, stanno invece lavorando molto su flessibilità, sostenibilità e inclusione a 360°.
I lavoratori intervistati
La ricerca Great place to work di quest’anno ha coinvolto 379 aziende private, abbastanza equamente distribuite tra piccole, medio piccole, medio grandi e grandi. I lavoratori ascoltati sono stati oltre 219mila: di questi il 55% sono uomini, il 43% donne, mentre il 2% ha indicato un altro genere. La concentrazione più forte si ha nelle fasce di età intermedie: il 6% ha meno di 25 anni, il 26% tra 26 e 34 anni, il 28% tra 35 e 44 anni, una percentuale analoga tra 45 e 54 anni e infine il 12% ha oltre 55 anni. Dal punto di vista organizzativo, stiamo parlando per il 71% di collaboratori senza responsabilità, il 20% sono responsabili di primo livello, il 7% sono responsabili di medio livello e il 2% sono direttori o ceo. La loro anzianità aziendale è inferiore ai 2 anni nel 24% dei casi, da 2 a 5 anni nel 22%, da 6 a 10 anni nel 14%, da 11 a 15 anni nel 10%, da 16 a 20 anni nell’11%, mentre è del 19% oltre i 20 anni.

