Lettera al risparmiatore

Ascopiave, l’obiettivo è crescere nel business dell’energia rinnovabile

L’utility punta su digitalizzazione dei gasdotti e maggiori efficienze operative. Focus sui servizi. L’incognita delle gare per le concessioni del gas

di Vittorio Carlini

5' min read

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Da un lato spingere la crescita del business nelle energie rinnovabili. Dall’altro proseguire, come indicato nel piano d’impresa 2022-2026, nell’innovazione ed efficientamento operativo. Sono tra le priorità di Ascopiave, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno dell’attività.

Il focus sulle rinnovabili

Già, l’attività. Rispetto al modello di business l’utility, seppure da tempo attiva nella stessa commercializzazione dell’energia (ad esempio, con l’operazione EstEnergy di cui si parla nel box in alto), nel passato è stata considerata eccessivamente sbilanciata sulla sola distribuzione del gas. Una condizione la quale, unitamente al contesto regolamentare europeo (e non solo) che accelera su de-cabornizzazione e transizione energetica, ha contribuito a spingere il gruppo lungo la strada della diversificazione nei servizi e soprattutto nelle Fonti di energia rinnovabili (Fer). Il gruppo, a ben vedere, è entrato nel mondo delle Fer nel 2021, con l’acquisizione di 6 impianti idroelettrici. Attualmente la capacità installata nelle rinnovabili è di 62,5 Mega Watt: di questi 48,5 sono riconducibili all’idroelettrico e il restante (14 Mw) è nell’eolico. All’interno del business plan Ascopiave ha previsto, cumulati nell’arco di piano (cioè senza contare quelli a oggi già sborsati), investimenti intorno a 328 milioni per le stesse renewables. Circa 141 milioni sono appannaggio della manutenzione degli impianti esistenti e per lo sviluppo organico di nuove strutture (cosiddetto green field). I rimanenti, invece, riguardano l’espansione per linee esterne. L’obiettivo? Arrivare, nel 2026, ad avere circa 223,5 Mega Watt. Una capacità installata di Fer il cui break down, rispetto alle fonti energetiche, è il seguente: 48,5 Mw dall’idroelettrico, 103 Mw dalla forza del vento e 71 Mega Watt dal sole. In altre parole: la spinta futura riguarda l’eolico e il solare.

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BILANCI A CONFRONTO

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Si tratta di un target, vista la presenza in Italia di fenomeni quali il «Nimby», che al risparmiatore appare sfidante. Il gruppo non condivide il timore. La società, confermando l’obiettivo del settore anche riguardo all’Ebitda (40 milioni al 2026), indica di essere in linea con la tabella di marcia. Così viene rimarcato che, tra le altre cose, a fine 2023 entrerà in funzione un parco solare in Calabria con una capacità di 21,6 Mw. Inoltre, nel 2024 e 2025, sono previsti presso Treviso impianti fotovoltaici che potranno generare un’energia di 37,6 Mega Watt. La strategia, comunque, non riguarda (per l’appunto) solo la crescita organica. Un ruolo rilevante lo recita l’M&A dove, dei circa 188 milioni di euro previsti, 73 milioni sono già stati investiti (sullo shopping del gruppo nel gas, vedere focus sotto). A fronte di un simile contesto quale, allora, l’identikit del potenziale target? In linea di massima, escluso l’idroelettrico, non c’è una preferenza su una fonte energetica rispetto all’altra. Certo: molto dipende anche dalle occasioni che via via si presentano. E, tuttavia, Ascopiave punta, tra il 2023 e il 2026, ad acquisire 32 Mega Watt nel «vento» e oltre 32 MW nel «sole».

L'ANDAMENTO DELL'EBIT

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Le efficienze

Ma non è solo questione di spingere le renewables. Esiste un altro focus, un po’ fil rouge tra le varie attività, rappresentato da innovazione ed efficienze economiche e operative. Qui, tra le altre cose, è previsto l’efficientamento della gestione della forza lavoro e l’automazione dei processi. Di più. Una particolare attenzione è dedicata alla stessa infrastruttura. In tal senso l’azienda, nel 2023, prevede, da una parte, la continua ottimizzazione della cabine ReMi (regolazione e misura); e, dall’altra, ulteriori 16 interventi d’efficientamento energetico con heat pump del sistema del pre-riscaldo (riduzione stimata di consumi di quasi 100.000 metri cubi di metano). Inoltre, al di là del progressivo adattamento del network al fine di trasportare i gas verdi, una priorità è la digitalizzazione della stessa rete. Tra i vari programmi, è certamente rilevante quello che riguarda l’installazione dei contatori intelligenti. A oggi circa il 73% dell’attuale network è stato coperto. L’obiettivo è arrivare al 100% nel 2025. Poi c’è l’intenzione di dotare sempre di più i gasdotti di sensori. Una strategia la quale, contribuendo a realizzare un sistema di monitoraggio in tempo reale, dovrà permettere (tra le altre cose) la manutenzione predittiva sull’intero network. Il tutto per, nel periodo successivo all’arco di piano, realizzare il cosiddetto digital twin. Cioè il gemello digitale del gasdotto. In generale il gruppo ha previsto, sul network, Capex complessivi, tra il 2022 e il 2023, intorno a 303 milioni.

Inflazione e costi operativi

Insomma, tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La situazione è più complicata. Il risparmiatore sottolinea il tema dell’inflazione. Una dinamica che, aumentando i costi operativi, rischia di schiacciare la redditività aziendale. Ascopiave rigetta la preoccupazione. Gli oneri aziendali, è l’indicazione, sono di fatto tutti finora riconducibili al settore della distribuzione del gas. Un comparto regolamentato dove, ricorda l’utility, le dinamiche inflattive sono di fatto assorbite nelle tariffe riconosciute dall’Arera. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi come la stessa Arera, nel 2021, ha deciso la riduzione della remunerazione del capitale investito (Waac) a partire dal 2022. Un evento il quale, da una parte, sembra contraddire la caratteristica delle reti quale scudo contro inflazione e rialzo del costo del denaro; e che, dall’altra, influenza la marginalità. Vero dice Ascopiave che, però, ribatte: in primis, seppure nel 2023 potrà esserci l’onda lunga della dinamica tariffaria riguardo il business del gas, va ricordato che nel 2024 l’attesa è per un adeguamento della remunerazione del capitale investito in base alla nuova inflazione e al rialzo dei tassi d’interesse. Con il che la caratteristica di scudo anti-inflazione della rete, seppure con una traslazione temporale, è confermata. Non solo. Il gruppo prevede che, visto il probabile venire meno a metà anno del blocco dei prezzi delle rinnovabili e grazie alle maggiori efficienze operative, l’Ebitda dell’intero 2023, al netto di M&A, sia superiore a quello del 2021. Un risultato quest’ultimo, conclude Ascopiave, cui contribuiranno sia il settore del gas che quello - nonostante la scarsa idraulicità - delle renewables.

LA DINAMICA DEI COSTI DEL PERSONALE

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Fin qui alcune suggestioni su rinnovabili, efficientamenti operativi, innovazione e rischi inflattivi. La società, tuttavia, guarda anche alla diversificazione nell’ambito dei servizi. Qua Ascopiave, sempre tra il 2022 e il 2026, ha pianificato 74 milioni d’investimenti e stima (senza considerare il fronte dell’idrogeno) un Ebitda a fine arco piano di 9 milioni. Gli esborsi (i circa 23 milioni previsti nell’Itc services sono già stati realizzati) vengono, tra le altre cose, indirizzati sulla realizzazione di infrastrutture integrate per la produzione di idrogeno verde. Il progetto traguarda il 2026. Per questo è considerato nell’obiettivo che riguarda il Mol.

LA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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Oneri finanziari

Sennonché il risparmiatore volge lo sguardo verso l’andamento dell’indebitamento finanziario netto. Il rosso della Pfn, al 31/12/2022, si è assestato a quota 411,86 milioni. Un valore in crescita rispetto a quello di un anno prima (347,48 milioni). La dinamica, a fronte del rialzo dei tassi d’interesse e delle scadenze di rifinanziamento, induce dei timori riguardo all’incremento degli oneri finanziari. La società, rimarcando di avere comunicato al mercato il preciso impatto atteso dal rialzo dei tassi, invita a un’analisi articolata. Dapprima, viene sottolineato, circa due terzi del debito è a tasso fisso. Quindi il peso dell’incremento dei tassi d’interesse è comunque limitato. Certo: il costo medio del debito lordo, al 31/12/2022, è salito, arrivando all’1,13% rispetto allo 0,46% del 2021. Inoltre, a fine del 2023, l’indicatore in oggetto è previsto, da Ascopiave, assestarsi intorno al 3%. Ciò considerato, però, il gruppo, da un lato, aspettandosi l’adeguamento della remunerazione del capitale investito, indica che i maggiori oneri saranno comunque contro bilanciati; e, dall’altro, che la solidità patrimoniale e l’equilibrio della struttura finanziaria permettono ad Ascopiave di accedere al credito a condizioni favorevoli, nonostante il difficile contesto.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L’analisi di Finlabo research

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