Aspettando la cedolare, arriva la deroga sui locali commerciali
Nelle zone alluvionate sono sospesi i vincoli della legge sull’equo canone
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Si avvicina il momento della verità per la cedolare secca sui locali commerciali. Gli esperti incaricati dal ministero dell’Economia hanno preparato lo schema della norma, come prevede la delega per la riforma fiscale (legge 111/23): dopo la consegna dei testi e delle relazioni – prevista entro mercoledì – toccherà al Governo decidere se il debutto avverrà il 1° gennaio 2024 e in quale versione (completa o limitata ad alcuni immobili o situazioni).
Per l’estensione della tassa piatta agli affitti non abitativi – che la delega prevede come «possibilità» – l’ostacolo principale non è tecnico (anzi: il meccanismo è rodato per le case fin dal 2011), ma finanziario. Si tratta, in soldoni, di capire se ci sarà la copertura del minor gettito.
Citando la «cedolare secca», la legge delega si riferisce a un’imposta sostitutiva che potrà essere applicata solo dai locatori persone fisiche. Inoltre la Camera – approvando il disegno di legge – ha aggiunto una precisazione: l’inquilino dovrà essere «un esercente un’attività d’impresa, un’arte o una professione». Saranno senz’altro escluse, perciò, le locazioni di immobili non residenziali da un privato a un altro privato (ad esempio, a uso magazzino).
Trecentomila contratti all’anno
Gli immobili non abitativi posseduti da persone fisiche che risultano affittati sono 1,29 milioni, secondo l’ultima pubblicazione «Gli immobili in Italia 2023», a cura di Mef e agenzia delle Entrate.
I negozi (categoria catastale C/1) sono circa 789mila e costituiscono i principali indiziati a beneficiare della tassa piatta, visto che la precedente versione dell’imposta – applicata ai soli contratti siglati nel 2019 – era riservata proprio ai negozi e alle loro pertinenze.


