«Assumiamo in Italia 3.500 persone l’anno, proseguiremo con acquisizioni e partnership»
L’intervista con Mauro Macchi, ad di Accenture Italia
di Simona Rossitto
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’Italia è il quarto Paese per rilevanza e radicamento sul territorio, il ritmo medio delle assunzioni è di 3.500 persone l'anno, un trend che Accenture, azienda di servizi professionali presente in tutto il mondo, intende mantenere anche nel corso di quest’anno fiscale. Lo spiega Mauro Macchi, amministratore delegato di Accenture Italia, nell’intervista con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e di Digit’Ed, gruppo attivo nella formazione e nel digital learning).
Quanto alla possibilità di M&A nel settore in Italia «vogliamo proseguire – spiega Macchi - nel percorso di crescita avviato diversi anni fa attraverso investimenti ed acquisizioni di eccellenze nostrane e non in diversi ambiti di specializzazione a patto che, ovviamente, queste siano in linea con la nostra strategia di sviluppo e con i nostri valori». E intanto, spiega il manager, con la maggior parte dei clienti, ci sono «in corso conversazioni per valutare e mettere a terra nuove operazioni di partnership nei settori industriali maggiormente impattati dalla trasformazione in atto».
La consulenza It si dirige sempre più verso tecnologie all’avanguardia in ambiti strategici come il cloud e la cybersecurity, o il metaverso. Trovate le competenze in Italia?
Le discontinuità che hanno caratterizzato lo scenario degli ultimi anni hanno mostrato come i vecchi paradigmi non siano più applicabili. Oggi è necessario che tutte le organizzazioni, pubbliche e private, evolvano guidando una trasformazione che avviene ad una velocità mai sperimentata prima e per cui sono necessarie visione, abilità tecniche e gestione del cambiamento. È quello che in Accenture chiamiamo reinvenzione totale dell’impresa: una trasformazione continua, consapevole ed etica, in cui la tecnologia gioca il ruolo di abilitatore positivo del cambiamento. Il cloud, i dati e l’intelligenza artificiale - il cosiddetto “Digital Core” - insieme a un completo ripensamento delle organizzazioni, in futuro più fluide, collaborative e osmotiche, e a costanti investimenti in formazione, consentiranno di aumentare la competitività, guidare la crescita e rivoluzionare modi e tempi per prendere decisioni critiche. Tuttavia, parlando di competitività, lo “skill mismatch” rappresenta ancora una delle maggiori urgenze per lo sviluppo del Sistema Paese, destinato ad aumentare con la diffusione contemporanea e rapida delle componenti tecnologiche descritte prima. Si tratta di un percorso lungo ma i numeri dimostrano la solidità della nostra visione. Oggi in Italia contiamo oltre 20.000 dipendenti e negli ultimi anni abbiamo assunto con un ritmo medio annuo di 3.500 persone, trend che prevediamo di mantenere anche per il prossimo anno fiscale.


