Consulenza e It

«Assumiamo in Italia 3.500 persone l’anno, proseguiremo con acquisizioni e partnership»

L’intervista con Mauro Macchi, ad di Accenture Italia

di Simona Rossitto

Mauro Macchi, ad di Accenture Italia

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’Italia è il quarto Paese per rilevanza e radicamento sul territorio, il ritmo medio delle assunzioni è di 3.500 persone l'anno, un trend che Accenture, azienda di servizi professionali presente in tutto il mondo, intende mantenere anche nel corso di quest’anno fiscale. Lo spiega Mauro Macchi, amministratore delegato di Accenture Italia, nell’intervista con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e di Digit’Ed, gruppo attivo nella formazione e nel digital learning).

DigitEconomy.24 -22 giugno 23

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Quanto alla possibilità di M&A nel settore in Italia «vogliamo proseguire – spiega Macchi - nel percorso di crescita avviato diversi anni fa attraverso investimenti ed acquisizioni di eccellenze nostrane e non in diversi ambiti di specializzazione a patto che, ovviamente, queste siano in linea con la nostra strategia di sviluppo e con i nostri valori». E intanto, spiega il manager, con la maggior parte dei clienti, ci sono «in corso conversazioni per valutare e mettere a terra nuove operazioni di partnership nei settori industriali maggiormente impattati dalla trasformazione in atto».

La consulenza It si dirige sempre più verso tecnologie all’avanguardia in ambiti strategici come il cloud e la cybersecurity, o il metaverso. Trovate le competenze in Italia?

Le discontinuità che hanno caratterizzato lo scenario degli ultimi anni hanno mostrato come i vecchi paradigmi non siano più applicabili. Oggi è necessario che tutte le organizzazioni, pubbliche e private, evolvano guidando una trasformazione che avviene ad una velocità mai sperimentata prima e per cui sono necessarie visione, abilità tecniche e gestione del cambiamento. È quello che in Accenture chiamiamo reinvenzione totale dell’impresa: una trasformazione continua, consapevole ed etica, in cui la tecnologia gioca il ruolo di abilitatore positivo del cambiamento. Il cloud, i dati e l’intelligenza artificiale - il cosiddetto “Digital Core” - insieme a un completo ripensamento delle organizzazioni, in futuro più fluide, collaborative e osmotiche, e a costanti investimenti in formazione, consentiranno di aumentare la competitività, guidare la crescita e rivoluzionare modi e tempi per prendere decisioni critiche. Tuttavia, parlando di competitività, lo “skill mismatch” rappresenta ancora una delle maggiori urgenze per lo sviluppo del Sistema Paese, destinato ad aumentare con la diffusione contemporanea e rapida delle componenti tecnologiche descritte prima. Si tratta di un percorso lungo ma i numeri dimostrano la solidità della nostra visione. Oggi in Italia contiamo oltre 20.000 dipendenti e negli ultimi anni abbiamo assunto con un ritmo medio annuo di 3.500 persone, trend che prevediamo di mantenere anche per il prossimo anno fiscale.

L’arrivo dell’Ai generativa, come Chat Gpt, cambierà anche il mondo della consulenza? Potrebbe impattare sull’occupazione?

L’AI generativa basata su modelli di linguaggio di grande formato abilita una maggiore profondità delle analisi e supera le capacità di elaborazione e predizione del machine learning e del deep learning, permettendo di indirizzare con efficacia un ambito di analisi più ampio e generale e inaugurando una nuova era in cui il mondo fisico e digitale diventeranno inestricabilmente connessi. L’applicazione estesa dell’AI generativa interessa a vari livelli tutte le principali attività lavorative attuali, stimiamo con effetti su più della metà delle ore lavorate in molti ambiti. È indubbio che le nuove soluzioni di AI generativa impatteranno anche la consulenza e i suoi professionisti e Accenture, azienda fortemente data-driven, lo sta già sperimentando. Quello che serve è una preparazione multidisciplinare che sappia mescolare sapere tecnico e ingegno umano per permettere al consulente, che oggi potremmo definire sempre più un “prompt consultant”, di porre le corrette domande all’Intelligenza artificiale e tradurre ed interpretare i dati generati. Si apriranno opportunità uniche di upskilling e reskilling che permetteranno di liberare tempo e risorse per le attività più strategiche. Alla base di macchine, dati e algoritmi, tuttavia, ci saranno sempre le competenze umane: le persone resteranno i piloti principali della trasformazione. L’AI, dunque, non deve essere intesa come un’alternativa all’ingegno umano ma va considerata come un elemento ad esso complementare.

Accenture ultimamente ha puntato sul Sud Italia, avete intenzione di accrescere ancora la vostra presenza?

Dal 1957 in Italia affianchiamo le principali organizzazioni e la Pa nei processi di innovazione e trasformazione tecnologica combinando un profondo radicamento nel tessuto industriale del Paese con l’accesso a una dimensione internazionale e promuovendo un modello di lavoro ibrido e aperto alla collaborazione che va oltre le barriere geografiche. Oggi l’Italia rappresenta il quarto Paese (su 120 in cui è presente Accenture) per rilevanza e radicamento sul territorio. Crediamo fermamente nelle potenzialità del Sud come volano per lo sviluppo del Paese: siamo stati i primi ad investire oltre 20 anni fa a Napoli e Cagliari, dove oggi impieghiamo oltre 2.500 talenti, e recentemente abbiamo annunciato un nuovo rafforzamento con l’apertura di due centri per le competenze specializzate a Bari e Cosenza che ci porteranno, nei prossimi tre anni, ad avere al Sud oltre 5.000 talenti. Vogliamo continuare a supportare la crescita di territori con un grande potenziale in termini di capitale umano, contribuire ad attrarre occupazione qualificata, innovativa e competitiva, favorire il rientro a casa di tutte quelle risorse costrette a lasciare le loro zone di origine e migliorare la capacità occupazionale di giovani e donne, puntando su una formazione sempre più specializzata che sarà fondamentale per ruotare verso il nuovo e stare al passo con il rapido evolvere della tecnologia.

Dopo aver stipulato un accordo con Gedi per accelerare la trasformazione digitale, avete in vista altri accordi nel settore dei media?

Con Accenture MediaTech, nata a fine 2022 dall’accordo con Gedi e l’acquisizione di due rami d’azienda di Gedi Digital, abbiamo dato vita ad una piattaforma innovativa che, attraverso il know-how di Accenture, fornisce un catalogo di servizi tecnologici e multimediali in grado di accelerare la trasformazione del settore. Grazie al nostro osservatorio privilegiato ed ad una consolidata esperienza in 40 settori industriali e 120 paesi, siamo sempre al lavoro per continuare a valorizzare lo sviluppo di questo settore che, per sua natura, è in continuo cambiamento e fortemente impattato dal rapido svilupparsi delle innovazioni tecnologiche.

In Italia c’è interesse dei fondi per il settore della consulenza It, vedete spazio per M&A?

Lo scenario attuale è certamente complesso e in costante evoluzione. In Accenture abbiamo una nostra struttura interna di Venture & Acquisition e quello che posso dire oggi è che intendiamo proseguire nel percorso di crescita avviato diversi anni fa attraverso investimenti ed acquisizioni di eccellenze nostrane e non in diversi ambiti di specializzazione a patto che, ovviamente, queste siano in linea con la nostra strategia di sviluppo e con i nostri valori.

Avete interesse, ad esempio, per il settore It di Tim o di altre aziende telco?

Quello che ci interessa, oggi come ieri, è mettere a disposizione della modernizzazione del Paese la nostra strategia del fare e il nostro approccio al nuovo, insieme ad una logica che trova nella collaborazione a rete il suo punto di forza. Con la maggior parte dei nostri clienti abbiamo in corso conversazioni per valutare e mettere a terra nuove operazioni di partnership nei settori industriali maggiormente impattati dalla trasformazione in atto.

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