Atacama 360, da Bollate la video factory di detenuti che crea podcast e docufilm
di Marco Alfieri
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«Atacama è il luogo più inospitale della terra: un immenso deserto che si estende dal Perù al Cile. Ma è anche il luogo al mondo dove si vedono meglio le stelle».
Campeggia questa frase-manifesto sulla homepage del sito di Atacama 360, piccola casa di produzione digitale la cui peculiarità è quella di essere una “video factory” diversa da tutte le altre perché registi, direttori della fotografia, cameraman e fonici sono quasi tutti carcerati o ex carcerati. E si sa che un detenuto che lavora, statistiche alla mano, ha l’80% di probabilità in meno di essere recidivo.
La cooperativa Atacama è nata alcuni anni fa nel carcere di Bollate, vicino Milano, grazie alla passione e al talento di due detenuti, Matteo Gorelli e Fernando Gomes Da Silva. Matteo, che si è laureato in carcere, aveva avviato una piccola casa discografica di musica urban e seguiva alcuni progetti di riciclo dei rifiuti insieme a Fernando.
L’incontro con Andrea Rangone, fondatore e presidente di Digital 360 (società nata nel 2012 come spin off del Politecnico che oggi fattura 120 milioni di euro, ha quasi mille dipendenti ed è presente in otto Paesi nel mondo), è decisivo.
«Nel giugno 2021 siamo diventati società benefit», racconta Rangone. «Una scelta che ci è sembrata subito la naturale evoluzione di quello che facevamo e facciamo fin dalla fondazione: accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni nella trasformazione digitale, intesa come motore di crescita sostenibile dell’economia e della società».


