Il graffio del lunedì

Attenti a quei due. L’Inter batte l’Empoli (3-1) e risponde al Napoli che tenta la fuga

Inter Milan's Lautaro Martinez, second from right, scores the opening goal during the Serie A soccer match between Inter Milan and Empoli at the San Siro stadium in Milan, Italy, Sunday, Jan. 19, 2025. (AP Photo/Luca Bruno)    Associated Press / LaPresse Only italy and Spain

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Attenti a quei due. Qualcosa si sta muovendo in questo strano e finora indecifrabile campionato. Come succede al Giro d’Italia quando, dopo un paio di settimane di schermaglie, oltre a capire chi può conquistare la maglia rosa, appare chiaro chi invece non ce la farà. O dovrà comunque accontentarsi, tornando al campionato, di uno strapuntino in Champions per salvare la stagione.

Ebbene: le due in fuga, quelle che salvo ribaltoni se la giocheranno fino alla fine, sono Napoli e Inter, Le uniche ad aver dato finora netti segnali di continuità.

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Dell’Inter, nonostante qualche black out, si sapeva. E lo si è ben visto a San Siro con l’Empoli dove i nerazzurri, con un (quasi) ineccepibile 3-1, hanno replicato ai partenopei, vittoriosi sabato a Bergamo. Così grazie ai centri di Lautaro, Dumfries e Thuram (di Sebastiano Esposito il momentaneo 2-1 dell’Empoli), Inzaghi rimane a - 3 punti da Conte, con una partita in meno (quella con la Fiorentina) da recuperare.

Una buona prova, quella dell’inter, anche se solo nella ripresa è riuscita a far breccia nella difesa toscana. Comunque, buone notizie. Al netto di un corposo turn over per la prossima sfida di Champions con lo Sparta Praga, Inzaghi ritrova un quasi rigenerato Lautaro (autore del suo 111esimo centro in nerazzurro), e un gruppo comunque in buona condizione. Unico neo, una certa leggerezza difensiva che ha permesso ai toscani di riaprire (per poco) la partita.

Della squadra di Conte, pur conoscendo la travolgente determinazione del tecnico, qualche dubbio invece lo si nutriva, ben sapendo che i partenopei venivano da una precedente stagione fallimentare.

Conte scappa, l’Atalanta frena

Ma Conte, e lo si è visto nel crash test con l’Atalanta (2-3), sta decisamente prendendo il volo. Portarsi via tre punti a casa della Dea, è un segnale inequivocabile. Non un colpo scudetto ma sicuramente, una dimostrazione di potenza con un risvolto psicologico non secondario perché, all’andata, erano stati invece i bergamaschi a stravincere (3-0) al Maradona. Tanto che Conte aveva perfino ammesso (cosa incredibile!) che l’Atalanta fosse più forte del Napoli. E in effetti, fino alla Supercoppa, i ragazzi di Gasp hanno fatto fuoco e fiamme accreditandosi, per la prima volta nella loro storia, come pretendenti al titolo.

Questa volta, in una sfida avvincente, il Napoli ha fatto bottino pieno nonostante fosse finito in svantaggio per una secca stoccata di Retegui. Un colpo che poteva tagliare le gambe ma al quale il Napoli, con calma, è riuscito a rispondere prima con Politano e poi con McTominay, ben supportati da Anguissa e Neres, velenosi grimaldelli per scardinare la difesa di Gasperini.

Raggiunto da una prodezza di Lookman, il Napoli è riuscito infine a spuntarla con una inzuccata di Lukaku. In questo 3-2 c’è tutta l’anima di un gruppo che sferra il ko subito dopo essersi rialzato. E’ quella cattiveria, tipica di Conte, che emerge quando sei ormai alle corde.

Inoltre c’è la potenza di Lukaku, fino a quel momento non particolarmente brillante. Eppure, al momento giusto, è venuto fuori regalando tre punti preziosissimi a Conte, che ha ormai ampiamente metabolizzato l’addio di Kvaratskhelia grazie ai guizzi di Neres, splendida alternativa al georgiano.

Dare scacco matto a Gasperini, in uno snodo così delicato, non vale il doppio, ma quasi. E’ una dimostrazione di forza che pesa. Poi certo dipenderà anche dal mercato. E se arriveranno rinforzi grazie al tesoretto di oltre 70 milioni guadagnato con la cessione del georgiano.

Le insidie sono tante però il Napoli fa di nuovo paura: non ha impegni europei ed è in forte crescita. In questo senso fa invece meno paura l’Atalanta. Sette punti dalla capolista non sono incolmabili. Però qualcosa nella macchina del Gasp si è inceppato. C’è più fragilità in difesa, meno determinazione complessiva. Cose già viste a Bergamo. Dire che l’Atalanta sta perdendo il treno forse è troppo, ma il rischio è incombente.

La rivincita di Thiago Motta

L’altra novità, viene dalla Juventus che, finalmente, esce dal limbo dell’inconcludenza dando due schiaffi a un Milan più angioletto che diavolo tanto è innocuo e remissivo. Thiago Motta questa volta si piglia una bella rivincita tenendo ben stretta tra i denti la preda. Al primo gol di Mbangula (aiutato da una deviazione di Emerson Royal) si aggiunge cinque minuti più tardi il filtrante rasoterra di Timothy Weah, abile a saltare Tomori e a trafiggere un non proprio irreprensibile Maignan. Ricordando papà George, pensare che un Weah trafigga la porta del Milan fa sempre un certo effetto…

Per la Juve, questo spareggio Champions, è un successo anche se, dopo la vittoria della Lazio sul Verona (3-0), al momento è quinta, quindi fuori dall’Europa.

Un Diavolo sempre più indecifrabile

Per una volta, comunque, Madame non arretra davanti alla vittoria. Intendiamoci: far fuori questo Milan non è una impresa storica da segnare nel nuovo programma scolastico del ministro dell’Istruzione Valditara. Già nel primo tempo, a parte un guizzo di Leao, si era visto poco. Ma nella ripresa, spenti Leao ed Hernandez, la squadra di Conceicao è collassata. Difficile salvare qualcuno. Ma l’aspetto più preoccupante è il gioco. Come gioca il Milan: in difesa? In attacco? Boh, non è facile capirlo. L’indecifrabilità del Milan, prima con Fonseca e ora con Conceicao, è una costante dall’inizio di questa stagione. E perdere un posto in Champions, vuol dire perdere una ottantina di milioni. Povero Diavolo, di auguri ne ha proprio bisogno.

Tornando alla Juventus, E’ una svolta decisiva? Forse è meglio attendere qualche conferma. E capire cosa arriverà dal mercato dove intanto il City bussa in casa bianconera. Guardiola oltre a Cambiaso sarebbe interessato anche a Douglas Luiz che, stranamente, ha un suo appeal. Per rinforzare la retroguardia, spunta la candidatura di Llyod Kelly, arcigno difensore del Newcastle. E l’arrivo di Tomori? Sembra meno probabile. Forse, dicono i maligni, per la sua non irresistibile prestazione di sabato proprio contro la Juventus

Traballa la panchina della Fiorentina

Oltre al Milan, in caduta verticale c’è anche la Fiorentina che non vince in campionato dall’8 dicembre. Con il Torino, pur in vantaggio per uno a zero (gol di Kean) e in superiorità numerica per l’espulsione di Dembelè, i viola si fanno raggiungere nella ripresa grazie a un gol del granata Gineitis. A Firenze, dopo un ottimo girone d’andata, si è rotto qualcosa. Lo stesso Palladino viene fischiato impietosamente. Dalle stelle alle stalle in poco più di un mese. La sua panchina, manca a dirlo, traballa. Ma in Italia c’è qualcosa che non sia precario?

Gran festa, infine per il Bologna. Sabato, dopo qualche incertezza, ha battuto il Monza (3-1) raggiungendo 33 punti davanti al Milan e alla Roma. Per l’allenatore, Vincenzo Italiano, una bella soddisfazione. Con Thiago Motta i rossoblù dopo 20 partite si erano fermati a quota 32. Anche nel calcio tutto scorre. Di insostituibile c’è solo il pallone.

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