Il giorno della memoria

Auschwitz e Birkenau, l’orrore è più vivo che mai

di Maria Piera Ceci

A barbed wire is seen at the site of the former Nazi German concentration and extermination camp Auschwitz prior to the 80th anniversary of the liberation of the camp in Oswiecim, Poland, January 9, 2025. REUTERS/Kacper Pempel

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Nessun discorso dei politici è previsto oggi ad Auschwitz, in Polonia, nel giorno in cui si ricorda l’ingresso delle truppe sovietiche nel campo nel 1945, esattamente 80 anni fa, e si ricordano i sei milioni di ebrei uccisi dai nazisti, senza dimenticare sinti e rom, dissidenti politici, omosessuali. Saranno solo i sopravvissuti a parlare. «Vogliamo concentrarci sulla loro storia, sul loro dolore», ha spiegato il direttore del memoriale e museo di Auschwitz-Birkenau, Piotr Cywniski. Per l’Italia è prevista la presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Non ci sarà invece il premier israeliano Benyamin Netanyahu nonostante il primo ministro polacco Donald Tusk avesse assicurato che per lui non ci sarebbero state conseguenze dopo il mandato d’arresto della Corte penale internazionale, con l’accusa di crimini di guerra nella Striscia di Gaza. E nessun invito per il governo russo. «Un Paese che non capisce il valore della libertà non ha nulla a che fare con una cerimonia dedicata alla liberazione», ha spiegato Cywniski. Eppure furono proprio i soldati russi a entrare per primi nei tre campi di Auschwitz (una quarantina in tutto non lontano da Cracovia) e a prestare i primi soccorsi ai pochi prigionieri rimasti nei campi. Settemila le persone trovate in vita, 500 erano bambini, di cui 60 nati lì. Tutti gli altri, a migliaia, furono costretti dai nazisti alle “marce della morte”, chilometri di cammino nella neve, verso i territori tedeschi.

Ad Auschwitz il tempo si è fermato

Costretti a ritirarsi dalla Polonia da un attacco combinato degli Alleati e dell’Unione Sovietica, i nazisti prima di fuggire tentarono di far sparire le prove dei loro crimini, distruggendo i crematori e i documenti più compromettenti. Ma quello che resta è un pugno nello stomaco che ci restituisce tutto l’orrore di quanto successo. Ad Auschwitz I – tristemente nota per la scritta “Arbeit macht frei” – gli edifici in mattoni rossi in cui erano stipati i prigionieri sono ancora tutti lì. Prima di diventare campo questa era infatti una caserma. E il museo è un vero e proprio viaggio nella paura: stanze piene di capelli tagliati, ammassi di valigie con sopra ancora il nome dei proprietari, fotografie di ragazze e ragazzi. Quelli ritratti poco prima di essere uccisi davanti al muro della morte hanno negli occhi il destino che li aspetta.

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La visita degli studenti

Alcuni hanno 17-18 anni, come la cinquantina di studenti che anche quest’anno è qui per iniziativa del ministero dell’Istruzione e del Merito. «Abbiamo aumentato le risorse per sostenere i viaggi della memoria perché riteniamo che la presenza sui luoghi dello sterminio sia una cosa che un giovane si porta dietro per tutta la vita, serve a vaccinare nei confronti di negazionismo e antisemitismo», ci spiega il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Gli alunni arrivano da Avellino, Scandiano (Reggio Emilia), Pisa, Pistoia, Sacile (Pordenone) e Terracina (Latina). I loro lavori sulla Shoah - video, cortometraggi, addirittura un museo - sono stati scelti dal Mim come i più belli. Domani saranno ricevuti al Quirinale da Mattarella.

L’orrore di Birkenau

Ad Auschwitz II-Birkenau il tempo ha invece distrutto quasi tutte le baracche in legno, ma si è deciso di lasciare tutto com’era per una forma di rispetto per le vittime. Le camere a gas sono ancora ben visibili. Qui era costretto a operare Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco ma di nazionalità italiana, uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando, gli ebrei incaricati di accompagnare i gruppi di prigionieri verso le camere a gas, e poi di trasportare i cadaveri nei forni, dopo aver recuperato indumenti e denti d’oro. E sono ancora ben visibili i binari, su cui arrivavano treni da ogni luogo occupato dai nazisti. Birkenau fu scelto dai tedeschi anche per questo, perché era dotato di un sistema ferroviario utile per il trasporto delle persone.

La senatrice a vita Liliana Segre non ha mai dimenticato l’arrivo a Birkenau, la separazione da suo padre. E ricorda quei momenti nel film “Liliana” di Ruggero Gabbai, in sala in questi giorni, che le ha provocato insulti antisemiti sui social. «È amareggiata, ma non si abbatte. Non è tipo da fermarsi e domani sarà al Quirinale», assicura il figlio Luciano Belli Paci.


Le iniziative del gruppo 24 ORE

• Oltre al libro Eroine della libertà, di Elisabetta Fiorito, edito dal Sole (10 € oltre al prezzo del quotidiano), è in edicola da sabato 25 gennaio La stella di Andra e Tati di Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro (De Agostini)

• Cinque nuove puntate del podcast del Sole 24 Ore e Radio 24 “Voci della Memoria” in collaborazione con l’Associazione Figli della Shoah, con un approfondimento sugli 80 anni dalla liberazione di Auschwitz.

• La mappa aggiornata delle Pietre d’Inciampo su lab24.ilsole24ore.com/pietre-inciampo

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