Austria, all’estrema destra di Kickl l’incarico di formare il governo
Se Kickl riuscirà a trovare un accordo con i Popolari nascerà il primo governo guidato dall’estrema destra in Austria nel dopoguerra
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I punti chiave
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Il presidente austriaco ha chiesto al leader di estrema destra Herbert Kickl di trovare una maggioranza per governare, dopo il fallimento dei negoziati tra conservatori, socialdemocratici e liberali. Considerando «la nuova situazione, ho incaricato» Kickl, il cui partito FPÖ è arrivato primo alle elezioni legislative di fine settembre con quasi il 29% dei voti, di condurre i negoziati, ha dichiarato il presidente federale dell’Austria, Alexander van der Bellen, aggiungendo che «non è stato facile prendere» una decisione del genere. «Continuerò a garantire che i principi e le regole della nostra Costituzione siano rispettati».
Nelle parole di van der Bellen c’è tutto il travaglio del presidente e di una parte del Paese nell’aprire le porte del cancellierato a un leader di estrema destra, per la prima volta in Austria dalla fine della Seconda guerra mondiale, e a un partito apertamente euroscettico e di malcelate simpatie filorusse. Come hanno confermato, peraltro, centinaia di persone radunate per protestare mentre il capo dello Stato riceveva Kickl, al grido di «Non vogliamo gli estremisti di destra» e «Fuori i nazisti»: un riferimento, quest’ultimo, al fatto che l’FPÖ fu fondato negli anni Cinquanta da un ex SS e ad affermazioni del leader che non sono apparse in passato prendere totalmente le distanze da parti dell’elettorato nostalgiche del nazismo.
Le dimissioni di Nehammer e l’apertura ai populisti
Nonostante si fossero impegnati in precedenza a non lavorare con Kickl, i membri del Partito popolare conservatore ÖVP hanno invertito la rotta domenica, dopo che il cancelliere Karl Nehammer non è riuscito a formare una coalizione centrista che escludesse il Partito della libertà e si è dimesso.
«Il prezzo dell’esclusione dell’FPÖ dal governo - commenta Laurenz Ennser- Jedenastik, politologo dell’Università di Vienna - era la disponibilità di tutti gli altri a fare grandi concessioni nei colloqui di coalizione. Non sono riusciti a farlo nella misura che avrebbe permesso la formazione di una coalizione di partiti ideologicamente molto diversi. E di certo non ha aiutato il fatto che la situazione di bilancio è molto grave e che per i prossimi anni sarà necessario trovare miliardi di euro di risparmi (o nuove entrate) ogni anno per evitare la procedura di deficit Ue. Il compromesso è più difficile se non si dispone di denaro per colmare le differenze ideologiche».
Rimosso il principale oppositore di un governo con Kickl, la componente del Partito popolare più incline al compromesso si è fatta sentire e il leader ad interim nominato, Christian Stocker, ha subito aperto a colloqui con l’FPÖ, facendo notare che la situazione è cambiata e, per il bene del Paese, serve un governo stabile anziché «perdere tempo in campagne elettorali o elezioni».


