Svolta a Vienna

Austria, all’estrema destra di Kickl l’incarico di formare il governo

Se Kickl riuscirà a trovare un accordo con i Popolari nascerà il primo governo guidato dall’estrema destra in Austria nel dopoguerra

di Michele Pignatelli

Aggiornato il 06 gennaio 2025, ore 23:00

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 Herbert Kickl, leader del partito di estrema destra FPÖ

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Il presidente austriaco ha chiesto al leader di estrema destra Herbert Kickl di trovare una maggioranza per governare, dopo il fallimento dei negoziati tra conservatori, socialdemocratici e liberali. Considerando «la nuova situazione, ho incaricato» Kickl, il cui partito FPÖ è arrivato primo alle elezioni legislative di fine settembre con quasi il 29% dei voti, di condurre i negoziati, ha dichiarato il presidente federale dell’Austria, Alexander van der Bellen, aggiungendo che «non è stato facile prendere» una decisione del genere. «Continuerò a garantire che i principi e le regole della nostra Costituzione siano rispettati».

Nelle parole di van der Bellen c’è tutto il travaglio del presidente e di una parte del Paese nell’aprire le porte del cancellierato a un leader di estrema destra, per la prima volta in Austria dalla fine della Seconda guerra mondiale, e a un partito apertamente euroscettico e di malcelate simpatie filorusse. Come hanno confermato, peraltro, centinaia di persone radunate per protestare mentre il capo dello Stato riceveva Kickl, al grido di «Non vogliamo gli estremisti di destra» e «Fuori i nazisti»: un riferimento, quest’ultimo, al fatto che l’FPÖ fu fondato negli anni Cinquanta da un ex SS e ad affermazioni del leader che non sono apparse in passato prendere totalmente le distanze da parti dell’elettorato nostalgiche del nazismo.

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Le dimissioni di Nehammer e l’apertura ai populisti

Nonostante si fossero impegnati in precedenza a non lavorare con Kickl, i membri del Partito popolare conservatore ÖVP hanno invertito la rotta domenica, dopo che il cancelliere Karl Nehammer non è riuscito a formare una coalizione centrista che escludesse il Partito della libertà e si è dimesso.

«Il prezzo dell’esclusione dell’FPÖ dal governo - commenta Laurenz Ennser- Jedenastik, politologo dell’Università di Vienna - era la disponibilità di tutti gli altri a fare grandi concessioni nei colloqui di coalizione. Non sono riusciti a farlo nella misura che avrebbe permesso la formazione di una coalizione di partiti ideologicamente molto diversi. E di certo non ha aiutato il fatto che la situazione di bilancio è molto grave e che per i prossimi anni sarà necessario trovare miliardi di euro di risparmi (o nuove entrate) ogni anno per evitare la procedura di deficit Ue. Il compromesso è più difficile se non si dispone di denaro per colmare le differenze ideologiche».

Rimosso il principale oppositore di un governo con Kickl, la componente del Partito popolare più incline al compromesso si è fatta sentire e il leader ad interim nominato, Christian Stocker, ha subito aperto a colloqui con l’FPÖ, facendo notare che la situazione è cambiata e, per il bene del Paese, serve un governo stabile anziché «perdere tempo in campagne elettorali o elezioni».

FPÖ e ÖVP, del resto, hanno già governato insieme, l’ultima volta nel 2017 con Sebastian Kurz, allora “bambino prodigio” dei conservatori austriaci, e tra le agende elettorali dei due partiti ci sono molte più affinità di quelle esistenti tra Popolari e Socialdemocratici, soprattutto in materia di economia (tagli alle tasse, agenda pro business) e stretta migratoria.

La differenze principali rispetto all’ultimo esperimento di coalizione sono che il Partito della libertà era allora il partner junior e non esprimeva il cancelliere; in secondo luogo, non era guidato da una figura controversa come Kickl, che guarda al premier ungherese Viktor Orban come modello e ha accentuato le venature populiste e alcuni tra i tratti più discutibili del partito, dalle posizioni no-vax al sostegno alle deportazioni di massa degli immigrati.

Ondata di destra in Europa

A preoccupare più di tutto l’establishment europeo sono la collocazione dell’Austria in Europa e la posizione nei confronti della Russia di Putin, con il Partito della libertà costantemente schierato, per citare il caso eclatante, contro le sanzioni a Mosca per l’aggressione all’Ucraina.

Se l’FPÖ andasse al potere, si aggiungerebbe inoltre all’ondata nazionalista in Europa, con la Germania che si prepara alle elezioni anticipate di febbraio in cui si prevede che l’estrema destra guadagnerà terreno, mentre la Francia è alle prese con una situazione di sostanziale stallo elettorale, su cui tuttavia incombe l’avanzata del Rassemblement National di Marine Le Pen.

Le prospettive dei negoziati

Non è scontato, naturalmente, che i negoziati tra FPÖ e ÖVP vadano in porto, appianando le divergenze e trovando una ricetta comune per fronteggiare il risanamento necessario a un Paese reduce da due anni di recessione. Ma Kickl sembra avere il coltello dalla parte del manico, considerando che l’alternativa sono elezioni anticipate. E il Partito della libertà, che a settembre aveva ottenuto il 29% dei voti contro il 26% dei Popolari, secondo l’ultimo sondaggio pubblicato dal tabloid Kronen Zeitung è accreditato del 37% contro il 21% dell’ÖVP.

«Paradossalmente - spiega ancora il professor Ennser-Jedenastik - l’ÖVP si troverà meglio ora in termini di politica, perché è d’accordo con l’FPÖ su molte più cose che con l’SPÖ (ad eccezione della politica estera e di alcune questioni costituzionali). Ma il danno alla reputazione del partito è enorme, e allo stesso tempo la questione della leadership non è risolta. Se i negoziati di coalizione andranno a buon fine - conclude - sarà il governo più di destra che l’Austria abbia mai avuto e si scontrerà con un’opposizione di sinistra/liberale, per cui una polarizzazione della politica sarà all’ordine del giorno per i prossimi anni».

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