Auto, colpo di coda della crisi: Mirafiori ferma Allarme per l’indotto
Rallenta il settore
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I cancelli chiusi delle Carrozzerie di Mirafiori evidenziano la fase assai delicata che sta attraversando l’industria dell’auto in Piemonte e in Italia. Si riprenderà a lavorare il 4 novembre anche se per poco, i sindacati si aspettano soltanto una settimana di lavoro e poi una nuova chiusura.
Le incognite di Mirafiori
La produzione della Fiat 500 elettrica è arrivata ai minimi storici. Da gennaio, come ha rivelato l’ultimo report della Fim Cisl, a Mirafiori nel complesso sono state prodotte poco più di 22mila unità rispetto alle 70.365 rilevate nel 2023, con un calo del 68,4%. Mirafiori in sostanza ha perso i due terzi dei volumi rispetto ad un anno fa e la linea Maserati, che ha cubato soltanto 2mila auto da gennaio, non può compensare in alcun modo il calo della “piccola” della Casa. «La situazione è in peggioramento e per i prossimi mesi non si vedono segnali di miglioramento» hanno sottolineato i metalmeccanici della Cisl. Il problema numero uno per le Carrozzerie è rappresentato dal fatto che il modello di city car elettrica che resta, nonostante tutto, ai vertici dei modelli elettrici più venduti nella sua fascia di mercato, è arrivato a fine corsa.
Il ceo Carlos Tavares sa bene che per ridare fiato alle vendite della 500 elettrica serve ritoccare il prezzo verso il basso e così qualche mese fa ha dato mandato ai suoi di studiare una batteria a più alte prestazioni e a costi minori, con un investimento da 100 milioni. Questa è una fase assai delicata per il progetto che potrebbe rilanciare temporaneamente i volumi di Mirafiori, perché bisogna decidere se produrre internamente la nuova batteria (“Made”) per la 500 bev o se invece comprarla dall’esterno da potenziali fornitori cinesi (“Buy”). Altrettanto delicata è la fase in cui si trova il progetto della Fiat 500 ibrida, impegno che il ceo Tavares si è preso con il Governo italiano per rilanciare la fabbrica storica di Torino e che deve fare i conti con i limiti strutturali di una piattaforma produttiva destinata ad un modello full electric e che fatica ad adattarsi ad una vettura endotermica, sebbene in modalità ibrida, la cui produzione dovrebbe partire tra fine 2025 e inizio 2016.
Produzione e export
La frenata del settore automotive che dura da mesi si è tradotto in un rallentamento importante della produzione industriale a Torino e in provincia dell’1,8% nel secondo trimestre dell’anno, più del doppio rispetto al dato nazionale e (-0,8%) e comunque più pesante della media regionale, che si è assestata sul -1,1% da aprile a giugno. I mezzi di trasporto nel complesso registrano un calo della produzione nel trimestre dell’8%, il settore con le performance più pesanti accanto a tessile (-6,1%) e meccanica (-2,9%). Un momento complicato, che si riflette anche sulle esportazioni che nel primo semestre dell’anno ha registrato un valore delle merci pari a 31,4 miliardi di euro, in calo del 4,6% rispetto al 2023, quattro volte rispetto al trend nazionale, il peggior andamento rispetto alle regioni del Nord Italia. La frenata delle esportazioni è peggiorata tra il primo e il secondo trimestre dell’anno ed è stata determinata dal crollo delle esportazioni di mezzi di trasporto, che rappresentano un quarto delle esportazioni regionali, il cui valore è passato da 8,6 a 7,2 miliardi, in calo del 16,2%. La provincia di Torino da sola rappresenta oltre il 40% delle esportazioni piemontesi e ha perso nel periodo oltre due miliardi di valore sui mercati esteri.
L’indotto
La situazione delle aziende dell’indotto in Piemonte è pesante e la crisi della Lear, storica realtà multinazionale attiva nel comparto della produzione di sedili, lo dimostra. La copertura degli ammortizzatori sociali per i 400 addetti della fabbrica di Grugliasco scade a dicembre e non ci sono piani di reindustrializzazione credibili all’orizzonte. L’utilizzo di cig coinvolge la maggioranza delle imprese del settore e la lista è lunga come ricorda Toni Inserra della Fiom: Marelli, Webasto, Officine Vica, Dana Graziano, Stat, Fomt, Exagon, Mahle, Imr, CLN, Martur, Hanon System, Tiberina, Cornaglia. Oggi 18 ottobre i sindacati sono in piazza in modo unitario a sostegno dell’intero settore che a luglio scorso ha visto calare la produzione, nel suo insieme, del 24,8% rispetto a luglio 2023, del 17,6% nei primi sette mesi dell’anno.

