Auto, De Meo richiama Bruxelles alla realtà. «Con l’Euro7 fabbriche chiuse»
Dal nuovo presidente dei costruttori europei (Acea) una lettera aperta alle istituzioni europee sul futuro del Green Deal. «Vogliamo essere ascoltati, la posta in gioco è molto alta»
di Alberto Annicchiarico e Mario Cianflone
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I punti chiave
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Una lettera aperta dai costruttori automobilistici diretta a Bruxelles. Per difendere l’industria europea, giunta a un punto di svolta, alla vigilia delle proposte della Commissione sulla messa a punto del Green Deal. I nodi sono essenzialmente tre: il ruolino di marcia verso la decarbonizzazione ritenuto troppo severo, con tempi troppo stretti; una regolamentazione costosa per le case; ma soprattutto la non sufficiente comprensione del fatto che l’Automotive è un’industria globale e che alle attuali condizioni i costruttori europei vedono messa seriamente a repentaglio la propria competitività nei confronti di Usa e Cina. In altri termini, si rischia la deindustrializzazione.
Ne ha parlato il ceo del gruppo Renault, Luca de Meo, nelle vesti di nuovo presidente dell’Acea, l’associazione dei car-maker europei. I costruttori vogliono ottenere l’attenzione della politica. «La posta in gioco è molto alta», ha detto de Meo, illustrando l’iniziativa. La direttrice generale di Acea, Sigrid de Vries, ha ricordato che il 2022 è stato un anno durissimo (complici le difficoltà sul fronte energetico, delle materie prime e degli approvvigionamenti di componenti) sul piano dei volumi, scesi ai minimi da tre decadi, 9,2 milioni di unità. Un rimbalzo intorno al 5%, a 9,8 milioni, è atteso per l’anno appena iniziato. «Equivarrebbe comunque a un 25% sotto il livello del 2019, segno che l’industria è ancora in condizione di fragilità».
L’Europa regolamenta, Usa e Cina incentivano
«Negli ultimi 20 anni - ha sottolineato De Meo nella missiva a Bruxelles - l’industria automobilistica europea ha gradualmente perso terreno rispetto ai principali concorrenti globali. La produzione e le vendite di automobili in Cina, ad esempio, sono aumentate di più di 25 volte dal 2003, mentre sono diminuite di circa il 25% in Europa».
«Nello stesso periodo la quota di mercato interno delle case automobilistiche europee è scesa di 7 punti, al 70%. E recenti decisioni politiche rischiano di mettere l’industria automobilistica europea ancora più in difficoltà», creando una «situazione sfavorevole rispetto ai concorrenti cinesi e americani».
«Mentre l’approccio dell’Europa è quello di regolamentare la strada verso emissioni zero, altre regioni del mondo stanno incentivando quella strada. Gli Stati Uniti e la Cina stanno sostenendo e stimolando in maniera massiccia la loro industria, in particolare attraverso l’Inflation Reduction Act (Ira) e il piano Made in China 2025 (Mic)».




