Auto a guida autonoma, sfida da 400 miliardi. Ecco come andrà a finire
Lo stop di Gm al progetto Cruise a San Francisco riapre la discussione sul modello di sviluppo per la nuova mobilità
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I punti chiave
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Soltanto tre mesi fa Kyle Vogt, 38 anni, l’ormai ex ceo (e fondatore) di Cruise, compagnia di robotaxi controllata da General Motors, raccontava di una bambina investita e uccisa a San Francisco. E sosteneva che l’unico modo per limitare il numero delle vittime della strada è affidarsi alla guida autonoma. Perché le auto che guidano da sole, diceva, a differenza delle persone che magari si distraggono o bevono troppo, sono programmate per guidare mettendo al primo posto la sicurezza.
Poche settimane dopo, Cruise è stata costretta a fermare i suoi 950 taxi a guida autonoma (livello 4), dopo la sospensione della licenza ottenuta l’11 agosto (insieme a Waymo, società di Alphabet, holding a cui fa capo Google) dalla Motorizzazione della California. Motivo: il 2 ottobre un altro veicolo aveva investito un pedone, sbalzato sotto le ruote del robotaxi. Quest’ultimo non si era fermato, ma aveva accostato, trascinando la donna per alcuni metri. Kyle Vogt si è dimesso il 19 novembre lasciando una compagnia in perdita per 8 miliardi di dollari dal 2016 e per oltre 700 milioni solo nell’ultimo trimestre. E il cfo di General Motors, Paul Jacobson, ha già parlato di tagli per centinaia di milioni di dollari nel 2024.
Robotaxi e guida umana
«La domanda giusta - commenta il professor Sergio Savaresi, docente al Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano - dovrebbe essere questa: un umano avrebbe potuto evitare quell’incidente? La risposta è no. I robotaxi di Cruise fanno più incidenti dei taxi normali? No. Questo è un caso in cui il bene del singolo gioca contro il bene della collettività. Noi non siamo disposti ad accettare il singolo errore di questa tecnologia. Contiamo 3mila morti all’anno in Italia, per errori umani, sulle strade, ma la fatalità di un’auto a guida autonoma è inaccettabile».
I concorrenti: da Google ad Amazon. E i cinesi?
Insomma, débâcle definitiva? Ancora no. E questo nonostante non siano mancate le critiche negli Stati Uniti a un servizio che per molti complica il traffico anziché agevolarlo. Ma la tecnologia c’è e la concorrente di Cruise, Waymo, va avanti. «Offriamo decine di migliaia di corse a pagamento a settimana 24 ore su 24 a San Francisco e Phoenix e i nostri passeggeri hanno effettuato oltre 700mila viaggi completamente autonomi quest’anno», spiega al Sole 24 Ore un portavoce della società di Alphabet, holding che controlla Google. «Abbiamo risolto molte delle sfide tecniche e ora ci concentriamo sulla trasformazione dei veicoli autonomi in un business in espansione». Anche se a luglio Waymo ha rinviato a tempo indeterminato i suoi sforzi sul trasporto merci.
Ma c’è un’altra big tech in campo: Amazon. Zoox, controllata con sede a Foster City, California, acquisita nel 2020 per una cifra dichiarata di 1 miliardo di dollari, è attiva dal 2014. Sta lavorando su un robotaxi senza volante né pedali, i cui test sulle strade pubbliche sono iniziati a febbraio. «È progettata da zero per i clienti, non per un “guidatore umano”», spiega Roberto Dlacic, l’ingegnere che ha progettato la Renault tre volte campione del mondo di Formula E. L’obiettivo? Rendere le strade più sicure. Il robotaxi di Zoox utilizza anche telecamere, radar e lidar come sensori ed è costruito fin dall’inizio appositamente per la guida autonoma. Da zero. Il risultato naturale dovrebbe essere un servizio pubblico, come Uber. L’azienda californiana testa la sua tecnologia anche con veicoli tradizionali adattati come la Toyota Highlander.


