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Auto, Moody’s vede nero: vendite e margini in calo nei prossimi trimestri

Outlook ridotto da stabile a negativo per il settore. Le previsioni di crescita 2024 scendono ad appena lo 0,4%, redditività in ulteriore calo

di Alberto Annicchiarico

MOODY'S RICERCHE FINANZIARIE ANALISI IMPRESE

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Moody’s vede nero per i prossimi trimestri del’Auto. E nel suo ultimo report, pubblicato ieri, abbassa l’outlook per l’intera industria automobilistica globale da stabile a negativo. Calano le aspettative di vendita per Europa e Stati Uniti, ma anche per la Cina. Nei prossimi trimestri l’agenzia di rating prevede anche un’accelerazione in senso negativo dei margini di profitto.

Quanto alle vendite, in particolare, le previsioni di crescita per il 2024 secondo le stime di Moody’s si fermano ad un +0,4%, contro l’1,6% stimato in precedenza. Anche il 2025 prepara un ridimensionamento, con un passaggio dal +2,1% a un più modesto +1,4%. I margini operativi, già in diminuzione nella prima metà del 2024, potrebbero ridursi ulteriormente, arrivando al 7%. La risposta sta in una combinazione di fattori: la flessione della domanda e l’aumento della concorrenza, che sta spingendo i prezzi verso il basso, sia nel segmento dei veicoli di massa che in quello premium. Anche nel 2025, si prevede che una crescita moderata dei volumi non sarà sufficiente a compensare queste pressioni sui prezzi e i costi di ristrutturazione, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti.

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Andamenti regionali: Europa, Stati Uniti, Cina

I dati mostrano situazioni molto diverse a seconda delle aree geografiche. In Cina si prevede una crescita delle vendite di veicoli leggeri molto contenuta (+0,6% nel 2024 e +0,4% nel 2025), trainata soprattutto dal mercato dei veicoli elettrici, ovvero a batteria (Bev) e ibridi plug-in (Phev). Il calo della fiducia dei consumatori e la debolezza della domanda interna hanno determinato un calo complessivo delle vendite del 2,4% già nei primi nove mesi del 2024. Anche in Europa il ritmo di crescita delle vendite sta rallentando: dopo un promettente +1,7% nei primi otto mesi del 2024, si prevede un aumento complessivo dell’1% per l’intero anno e dell’1,5% nel 2025.

Negli Stati Uniti, il secondo e terzo trimestre del 2024 hanno registrato una flessione nelle vendite di veicoli leggeri, con un calo del 2% nel terzo trimestre rispetto all’anno precedente. Le previsioni per il 2024 sono state limate al ribasso, passando da 15,9 a 15,7 milioni di unità. Il rallentamento è attribuibile a fattori come la «ridotta accessibilità economica dei veicoli» (prezzi) e un «mercato del lavoro meno dinamico».

Tra i grandi gruppi Moody’s segnala Volkswagen (A3 negativo) alle prese con una fase di profonda ristrutturazione, Bmw con i problemi dei richiami dovuti a problemi ai freni (A2 stabile) e consegne in calo ed elevate scorte (per basse vendite) negli Stati Uniti per Stellantis (Baa1 negativo).

Previsioni per il medio termine

Guardando al futuro, le prospettive a medio termine restano incerte. Per il 2025 si prevede un lieve aumento dei volumi, ma i margini di profitto non dovrebbero recuperare significativamente, secondo Moody’s. La pressione sui prezzi, legata anche alla necessità di smaltire l’inventario accumulato, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, continuerà a gravare sui bilanci delle case automobilistiche. In Europa, il settore dovrà inoltre far fronte alle rigide normative sulle emissioni, che potrebbero richiedere ulteriori sconti sui veicoli elettrici, ma che soprattutto potrebbero costare forti tagli di produzione dei veicoli termici per ottenere flotte con un mix necessario a soddisfare gli obiettivi più severi di emissioni di CO2 fissati da Bruxelles già dal 2025. In alternativa, multe stimate nell’ordine dei 15 miliardi di euro dall’associazione produttori europei (Acea).

Che cosa prepara la Commissione europea

Proprio ieri è emersa, secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, l’intenzione della Commissione europea di non derogare dagli obiettivi di stop alla vendita dei motori a combustione interna dal 2035, nonostante le pressioni di alcuni governi (tra i quali l’Italia, che chiede flessibilità) e Acea, ma soprattutto delle case tedesche, preoccupate dalla concorrenza sui prezzi delle auto elettriche dei brand cinesi (oggetto di maggiori dazi, peraltro, proprio da parte della Commissione). La tesi sostenuta a Bruxelles (secondo quanto riportato dal FT) in particolare dal commissario al clima, l’austriaco Wopke Hoekstra, è che se l’industria automobilistica europea esitasse nell’accettare la sfida industriale e tecnologica, rinuncerebbe a rafforzarsi sul piano della competitività, oltretutto togliendo certezze agli investitori e agli stessi produttori.

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