L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
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Come previsto, gli ambasciatori degli stati presso l'Unione europea hanno deciso di rinviare l'adozione del regolamento sulle emissioni di Co2 per auto e furgoni nuovi a un prossimo Consiglio. Non è ancora stata fissata una data certa. Lo ha annunciato la presidenza di turno retta dalla Svezia precisando che «non è stata confermata alcuna data».
Il regolamento prevede lo stop dell'immatricolazione dal 2035: il testo concordato con il Parlamento europeo era già stato approvato in linea di principio con il voto contrario di Polonia e l'astensione della Bulgaria. A Polonia e Ungheria si è ultimamente allineata l'Italia, che aveva finora dato il suo assenso. Restava la Germania in bilico: il partito liberale che fa parte della coalizione di governo ha frenato sulla decisione aprendo un problema nella maggioranza (di cui fanno parte Spd e verdi). In sostanza si temporeggia per trovare una soluzione o nell'attesa che a Berlino il governo trovi una soluzione di compromesso all'interno della coalizione.
Il regolamento su cui è previsto il pronunciamento degli ambasciatori degli Stati membri è frutto dell’accordo fra Consiglio ed Europarlamento, che il 14 febbraio il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza, e che ora richiede un ulteriore passaggio per l’approvazione finale.
Le posizioni di Polonia e Bulgaria sono state indicate formalmente dalla presidenza Ue in un documento del 24 febbraio. Il governo italiano, che precedentemente aveva indicato nelle sedi Ue il proprio parere favorevole, ha invece annunciato la posizione contraria al regolamento lo scorso 28 febbraio.
Per una minoranza di blocco è necessario un “polo” di almeno quattro paesi. La partita sembra quindi nelle mani della Germania, il cui governo appare al momento diviso: i liberali spingono per inserire una serie di condizioni a tutela dei carburanti puliti, mentre verdi e socialdemocratici sarebbero per un via libera allo stop del 2035.