Autobrennero, l’obiettivo è un corridoio verde che colleghi Italia e Ue
La distribuzione
di Valentina Saini
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È una delle autostrade più importanti d’Europa. Per i veicoli su ruota, rappresenta il principale collegamento tra le due potenze manifatturiere del continente, Germania e Italia. È l’A22, che nasce a Modena, cuore della Motor Valley emiliana, e continua sino al Brennero, fungendo da dorsale per due territori, il Trentino e l’Alto Adige, che hanno fatto del rispetto per la natura una bandiera (e un importante asset identitario). Forse è anche per questo, in un’epoca di crisi climatica e di riscaldamento globale, che l’Autostrada del Brennero Spa ha da tempo scommesso sull’ecosostenibilità, e sulla minimizzazione del suo impatto ambientale.
Per farlo investe nello sfruttamento delle rinnovabili, ricorrendo all’ausilio della tecnologia: prevedibile, in una regione che vanta un’altissima densità di startup d’Italia e centri di ricerca di livello europeo. Nel concreto, l’azienda con quartier generale a Trento sta sviluppando infrastrutture per le aziende e i cittadini dotati di veicoli a idrogeno. Rispetto ai veicoli elettrici a batteria (BEVs, Battery Electric Vehicles), quelli a idrogeno hanno un’autonomia maggiore (sino a più di 600 chilometri con un pieno); e fare il pieno è semplice, con tempi e modi paragonabili a quelli di un tradizionale veicolo a benzina.
Certo, così come nel caso dei BEVs, anche per il successo dei veicoli a idrogeno è necessaria un’infrastruttura capillare di distribuzione del combustibile. Il Trentino-Alto Adige parte avvantaggiato rispetto ad altre parti del Paese: infatti si trova a Bolzano uno degli unici due impianti ad accesso pubblico in grado di produrre e stoccare idrogeno, e di rifornire veicoli elettrici a cella a combustibile in Italia (l’altro è stato inaugurato a giugno a Mestre); l’impianto è stato realizzato dall’Autostrada del Brennero in partnership con l’Istituto per Innovazioni Tecnologiche Bolzano nel 2014, e grazie a esso sono stati percorsi oltre tre milioni di chilometri (otto volte circa la distanza tra la Terra e la Luna) emettendo soltanto vapore acqueo.
Per Diego Cattoni, presidente di Aiscat (l’Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori) e amministratore delegato di Autostrada del Brennero, «il nostro obiettivo per i prossimi anni è realizzare un vero e proprio Green Corridor attraverso le Alpi, per fare in modo che il corridoio del Brennero possa interpretare al meglio il proprio ruolo di principale collegamento tra l’Italia e il resto d’Europa, riducendo al minimo l'impatto sul delicato ambiente alpino. In questo disegno, fondamentale sarà anche l’apporto della mobilità elettrica, a batteria o a idrogeno. Nel prossimo futuro saranno probabilmente i mezzi pesanti i primi a servirsi dell’idrogeno, date le problematiche legate al peso delle batterie e ai tempi di ricarica. Noi abbiamo predisposto un piano di sviluppo modulare, che parte da punti di ricarica lungo tutta la A22, pronti a diventare siti produttivi non appena l’evoluzione del mercato lo richiederà. Ogni sito sfrutterà le rinnovabili più idonee al singolo territorio, dall'idroelettrico dell’Alto Adige alla biomassa per la pianura padana».
Per tale motivo l’Autostrada del Brennero ha incaricato il già citato Istituto per le Innovazioni Tecnologiche Bolzano di redigere uno studio di fattibilità tecnica ed economica per una rete di punti di distribuzione di idrogeno. Lo studio ha individuato 7 siti: uno tra Brennero e Vipiteno; uno a Bolzano, presso il Centro H2 (già esistente); a Trento, presso la sede dell'azienda stessa; a Rovereto; all'uscita autostradale di Verona Nord; nel modenese, a Campogalliano; e (ma è opzionale) a Bressanone, all’uscita autostradale.

