Crisi

Automotive, i sindacati sollecitano un piano anti crisi

I lavoratori della componentistica della filiera non metalmeccanica hanno scioperato per otto ore. Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec lanciano l’allarme sui posti di lavoro a rischio nel settore

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Per il rilancio dell’automotive i lavoratori del settore della componentistica della filiera non metalmeccanica hanno incrociato le braccia per otto ore ieri per lo sciopero unitario indetto da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, accompagnato da una con manifestazione nazionale che si è svolta a Roma. Dopo lo sciopero proclamato il 18 ottobre dalle tre sigle dei metalmeccanici (Fiom, Fim e Uilm), dunque, un altro settore si mobilita per sollecitare un cambio di passo nelle politiche per il settore dell’automotive, a forte rischio di declino a causa dell’impatto delle transizioni ecologica e digitale.

Posti a rischio nelle aziende che lavorano per Stellantis per le delocalizzazioni

Dal palco di Piazza Santi Apostoli i tre segretari generali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, rispettivamente Marco Falcinelli, Nora Garofalo, Daniela Piras hanno hanno espresso forte preoccupazione per la profonda crisi che sta colpendo il settore, in particolare rispetto alle aziende che lavorano prevalentemente per Stellantis che sta chiedendo alla prima fascia di fornitori di delocalizzare le produzioni in Marocco e Tunisia, dopo che negli anni scorsi sono stati progressivamente spostati volumi nell’Est Europa.

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«Oggi il paese paga l’assenza decennale di politiche industriali - ha aggiunto marco Falcinelli -. Vi sono stati interventi che hanno agito solo sulla domanda. Le esperienze presenti e passate sono fallimentari, lo saranno ancora se le politiche pubbliche non interverranno anche sul lato dell’offerta, aggregandola, orientandola e sostenendola selettivamente verso gli obiettivi e le sfide che la transizione ecologica e digitale. Questo è quello che serve e che oggi manca».

Per la Cisl a manifestare c’era la segretaria generale aggiunta Daniela Fumarola: «Chiediamo che gli impegni che Stellantis ha assunto con il sindacato e il governo vengano rispettati» e all’esecutivo «chiediamo di far rispettare e di seguire il percorso di innovazione della filiera dell’automotive che è fondamentale per il nostro Paese. Non è pensabile che la transizione energetica si faccia sulla pelle dei lavoratori, le transizioni vadano accompagnate da investimenti in innovazione, digitalizzazione, formazione e tutele sociali. Bisogna garantire a tutta la filiera dell’automotive un futuro certo».

Sono 45mila i lavoratori del settore che fa ampio utilizzo degli ammortizzatori

A questo proposito va ricordato che in Italia i lavoratori della componentistica non metalmeccanica legata alla filiera industriale dell’automotive sono 45mila, per l’85% di loro viene applicato il Contratto collettivo nazionale Gomma plastica Industria e per il 15% i Ccnl Tessile Smi, Pelli e Cuoio, Vetro, Chimica, Gomma plastica Confapi. I tre sindacati denunciano che migliaia di lavoratori convivono con bassi redditi a causa dei licenziamenti e di un ampio utilizzo degli ammortizzatori sociali che in molti casi in esaurimento.

Peraltro l’articolo 30 del Ddl Legge di Bilancio provvede al finanziamento della proroga al 31 dicembre 2025 della cassa integrazione straordinaria per le imprese di interesse strategico nazionale con un numero di dipendenti non inferiore a mille che hanno in corso piani di riorganizzazione; dunque verrebbero coperte Stellantis e Ilva, ma non le aziende della componentistica (che non raggiungono quella soglia di dipendenti).

Landini e Bombardieri verso lo sciopero generale di Cgil e Uil a novembre

In piazza erano presenti anche i due leader di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri che hanno organizzato insieme una conferenza stampa per mercoledì, probabilmente per annunciare iniziative congiunte di mobilitazione fino allo sciopero generale da tenere entro novembre contro la manovra (la Cgil lo ha già preannunciato).

«C’è bisogno di arrivare a piani europei seri che mettano sul campo fondi per poter fare investimenti pubblici e privati - ha detto Landini -, che siano in grado di affrontare questo passaggio, per evitare licenziamenti. Dopo questi scioperi c’è la necessità che il futuro nel nostro Paese del sistema manifatturiero industriale diventi una questione nazionale, non una questione lasciata al mercato e alle singole imprese».

Anche Bombardieri, a margine della manifestazione ha ribadito come «da tanto tempo questo Paese non ha una politica industriale, è necessario intervenire in Europa, qui in Italia non vediamo azioni concrete. La cassa integrazione dimostra ancora una volta la crisi di un settore su cui abbiamo sentito tante chiacchiere. La realtà è che i lavoratori perdono il salario e perdono i posti di lavoro».

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