Lettera al risparmiatore

Azimut gioca le carte al tavolo della blockchain. Sfida sul business estero

Strategia. Focus sui prodotti tradizionali, ma il gruppo punta anche su asset alternativi e Fintech. L’incognita della variabile geopolitica negli emergenti

di Vittorio Carlini

Borsa: algoritmi contro bilanci. Chi detta il ritmo ai mercati

6' min read

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Da una parte giocare le carte al tavolo della blockchain e degli asset digitali. Dall’altra spingere ulteriormente la crescita all’estero. Sono tra le priorità di Azimut, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.

Il gruppo, di recente, ha archiviato i dati del primo trimestre del 2023 con ricavi piatti e redditività in rialzo. La prima riga di conto economico si è assestata a 326 milioni (erano stati 327 nello stesso periodo di un anno prima). L’utile netto rettificato, invece, è risultato di 127 milioni (+33% rispetto al primo quarter del 2022).

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I TRIMESTRI A CONFRONTO

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Ciò detto un focus, per l’appunto, riguarda la cripto economia e la blockchain. La strategia, in linea di massima, si articola su tre fronti. Il primo è quello dei prodotti. Qui la società, tra le altre cose, è pronta a lanciare sul mercato, in collaborazione con Diaman Partners, un nuovo fondo Ucits su cripto asset. La soglia minima d’investimento è di mille euro e il prodotto opererà, essenzialmente, attraverso Etp. Sul secondo fronte, invece, il gruppo punta a sfruttare gli investimenti effettuati per aprire nuovi canali commerciali. Il mondo, ad esempio, delle piattaforme di scambi centralizzati in cripto è spesso “abitato” da un’utenza giovane. La volontà di Azimut è tentare di raggiungere questi utenti, i quali tradizionalmente sono lontani dal focus aziendale. Infine, il terzo fronte. Qui l’obiettivo, più in generale, è utilizzare - ed integrare nei sistemi tradizionali - le nuove tecnologie per tra le altre cose rendere maggiormente efficienti, o abbattere i costi, i processi operativi.

Il comparto FinTech

Ma non è solo questione di asset digitali. La frontiera dell’innovazione si ritrova, rispetto ad Azimut, sotto un altro aspetto: il FinTech. Anche in questo caso il focus è triplice. In primis c’è il consolidamento nel mercato domestico dei prestiti alternativi. Così può ricordarsi il neo lending. Vale a dire: i crediti, attraverso la tecnologia di Azimut capital tech (in partnership con Opyn), erogati a Pmi italiane. Il target è avere, in media, circa mezzo miliardo di impieghi l’anno. Tra gennaio 2020 e gennaio 2023, lo stock erogato è intorno a 1,4 miliardi. Non solo. Altro impegno sul FinTech riguarda la digitalizzazione dei portafogli alternativi. Un esempio? La tokenizzazione di 5 milioni di crediti, garantiti almeno all’80% dal Medio credito centrale, effettuati sempre a Pmi domestiche. L’operazione ha consentito la creazione di un titolo digitale il quale, poi, è stato inserito in portafogli di particolari gestioni patrimoniali. Quelle gestioni patrimoniali che, riguardo alla specifica tipologica dei prodotti ad obiettivo, verranno unite all’Artificial intelligence. È il terzo fronte del FinTech: l’Intelligenza artificiale, via via, viene sfruttata per permettere, tra le altre cose, una maggiore personalizzazione del prodotto e su una larga base di clienti.

I cripto rischi

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore rimarca come l’impegno, e l’esposizione, su un business problematico quale quello della cripto economia renda rischiosa l’intera attività di Azimut. La società non condivide la preoccupazione. In primis, viene spiegato, i cripto asset sono inseriti in asset allocation prudenti e diversificate sia rispetto ai titoli digitali che ai protocolli tecnologici. Inoltre, è l’indicazione, per ogni operazione viene seguita una procedura d’investimento estremamente severa e selettiva nel settore. Ancora: l’esposizione alla cripto economia avviene nei confronti di realtà attive ai vari livelli della catena del valore industriale. Infine, ricorda Azimut, l’Ue ha approvato il MiCa. Cioè: il regolamento complessivo sui criptoasset. Una norma la quale, seppure la sua applicazione è attesa nel 2024, elimina il vuoto legislativo, rendendo meno aleatorio e rischioso il comparto.

Oltreconfine

Fin qui alcune indicazioni rispetto al mondo del FinTech e degli asset digital. Altra priorità per Azimut è, però, quella della continua crescita oltreconfine. Alla fine del primo trimestre del 2023, il 43% degli asset totali del gruppo è riconducibile all’estero e il rimanente, invece, riguarda il mercato domestico. Ebbene: l’obiettivo, nel medio periodo, è aumentare la percentuale riguardante lo stesso estero, andando oltre il 50%. Ciò detto quali, allora, i mercati cui la società guarda con maggiore interesse? Al netto che, in generale, l’espansione è sia organica che per linee esterne, Azimut punta sulle Americhe (sia del Nord che del Sud). In particolare un focus riguarda gli Stati Uniti. Negli Usa, dove - similmente all’Australia - è sviluppato il sistema ad architettura aperta, l’attenzione è rivolta (oltre all’asset managemnet) verso gli alternativi e il wealth management. Rilevante, poi, l’Asia pacifico. Qui, al di là dell’Australia, un occhio è sul mercato cinese. Ciò considerato, altra area su cui l’azienda scommette è il Medio Oriente. Qui, in ipotesi, non è da escludersi in Arabia Saudita la realizzazione di una partnership, con un soggetto locale, nel risparmio gestito.

Il nodo della geopolitica

Sennonché, proprio sul fronte dell’espansione all’estero, il risparmiatore esprime un timore. La presenza della società in Paesi con problematiche geopolitiche e finanziarie - ad esempio Turchia - o solo finanziarie - tra le altre il Brasile - può impattare Azimut. Il gruppo, pure consapevole della questione, rigetta il dubbio. In generale, viene ricordato, lo scorso anno, caratterizzato da eventi geopolitici anche drammatici - guerra in Ucraina - e crisi finanziarie - Turchia - il gruppo ha raggiunto risultati in linea con i target indicati al mercato. In particolare, poi, proprio rispetto alla Turchia la società rimarca, da un lato, che l’esposizione al Paese in oggetto è comunque limitata; e, dall’altro, che nel 2022 i profitti netti, in euro, sono aumentati a doppia cifra. Con riferimento, invece, al Brasile l’azienda indica che la recente volatilità è legata ad eventi contingenti (default di Americanas) che si assorbono, di solito, in un arco di tempo breve.

Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che l’attività estera ha una marginalità inferiore a quella domestica. Il che fa storcere il naso al risparmiatore. Vero, afferma Azimut la quale, però, invita ad un’analisi più approfondita. Dapprima, viene sottolineato, la crescita oltreconfine necessita d’investimenti che, giocoforza, richiedono tempo per generare il ritorno atteso. Non solo. Azimut ricorda, dapprima, che l’espansione delle masse permette di sfruttare sempre di più le economie di scala. E, poi, spiega che ci sarà l’aumento delle sinergie a seguito dell’incremento dell’integrazione tra fabbriche prodotto locali e corrispettive reti distributive. A fronte di un simile contesto la società conferma, con l’attuale perimetro e mercati soddisfacenti, l’obiettivo, per il business estero, di un utile gestionale netto di circa 150 milioni a fine del 2024.

Dal mondo oltreconfine al fronte dei prodotti. Al 30 aprile scorso la raccolta netta totale del gestito si è assestata a 2,002 miliardi (2,846 miliardi quella totale con l’amministrato). Di questi 1,9 miliardi sono riconducibili alle gestioni patrimoniali (e altre); poi ci sono le assicurazioni (203,1 milioni) senza dimenticare, infine, il mondo dei private markets (583,8 milioni). Quest’ultimi, a ben vedere, hanno proseguito lungo la strada della crescita con il loro stock in gestito che è arrivato, al 30/4/2023, a 6,9 miliardi. Cioè: circa il 12% delle masse gestite. La volontà di Azimut, nel 2024, è di arrivare almeno al 15% dell’ Asset under Management (AuM) in private markets. La strategia, avviata non da oggi, è quella di diversificare i portafoglio d’investimento. Certo: rimangono essenziali i prodotti tradizionali quali, ad esempio, i fondi assicurativi o obbligazionari. E, tuttavia, il target è proseguire sul fronte in oggetto. Una mano, peraltro, potrà darla la stessa internazionalizzazione. Tanto che, al netto della volontà di crescere in valore assoluti in tutti i mercati (compreso quello domestico dove peraltro, rispetto ai tradizionali fondi comuni, è stata siglata la partnership con UniCredit) nel medio periodo il break down degli alternative - sempre AuM- è confermato per circa il 50% appannaggio degli Stati Uniti e il rimanente 50% all’Europa (con l’Italia in prima linea). Di più. Se il Far East, in particolare la Cina, confermerà il suo potenziale la fotografia potrebbe cambiare nel seguente modo: gli Usa e l’Europa peserebbero rispettivamente il 40%, con l’Asia che raggiunge circa il 20% dei private markets. Ciò detto quali, allora, le prospettive sull’intero 2023? Il gruppo conferma, in una condizione normale di mercato, la stima di 450 milioni di utile netto e 6-8 miliardi di raccolta netta.

LA RACCOLTA

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LE MASSE TOTALI

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LA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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Focus

Masse totali
Alla fine di Aprile scorso le masse totali di Azimut valgono 82,7 miliardi. Un dato che si confronta con i 79 miliardi di Total asset alla fine 2022 e gli 83,4 miliardi del 30 Aprile
del 2022.

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