Azimut gioca le carte al tavolo della blockchain. Sfida sul business estero
Strategia. Focus sui prodotti tradizionali, ma il gruppo punta anche su asset alternativi e Fintech. L’incognita della variabile geopolitica negli emergenti
di Vittorio Carlini
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Da una parte giocare le carte al tavolo della blockchain e degli asset digitali. Dall’altra spingere ulteriormente la crescita all’estero. Sono tra le priorità di Azimut, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.
Il gruppo, di recente, ha archiviato i dati del primo trimestre del 2023 con ricavi piatti e redditività in rialzo. La prima riga di conto economico si è assestata a 326 milioni (erano stati 327 nello stesso periodo di un anno prima). L’utile netto rettificato, invece, è risultato di 127 milioni (+33% rispetto al primo quarter del 2022).
Ciò detto un focus, per l’appunto, riguarda la cripto economia e la blockchain. La strategia, in linea di massima, si articola su tre fronti. Il primo è quello dei prodotti. Qui la società, tra le altre cose, è pronta a lanciare sul mercato, in collaborazione con Diaman Partners, un nuovo fondo Ucits su cripto asset. La soglia minima d’investimento è di mille euro e il prodotto opererà, essenzialmente, attraverso Etp. Sul secondo fronte, invece, il gruppo punta a sfruttare gli investimenti effettuati per aprire nuovi canali commerciali. Il mondo, ad esempio, delle piattaforme di scambi centralizzati in cripto è spesso “abitato” da un’utenza giovane. La volontà di Azimut è tentare di raggiungere questi utenti, i quali tradizionalmente sono lontani dal focus aziendale. Infine, il terzo fronte. Qui l’obiettivo, più in generale, è utilizzare - ed integrare nei sistemi tradizionali - le nuove tecnologie per tra le altre cose rendere maggiormente efficienti, o abbattere i costi, i processi operativi.
Il comparto FinTech
Ma non è solo questione di asset digitali. La frontiera dell’innovazione si ritrova, rispetto ad Azimut, sotto un altro aspetto: il FinTech. Anche in questo caso il focus è triplice. In primis c’è il consolidamento nel mercato domestico dei prestiti alternativi. Così può ricordarsi il neo lending. Vale a dire: i crediti, attraverso la tecnologia di Azimut capital tech (in partnership con Opyn), erogati a Pmi italiane. Il target è avere, in media, circa mezzo miliardo di impieghi l’anno. Tra gennaio 2020 e gennaio 2023, lo stock erogato è intorno a 1,4 miliardi. Non solo. Altro impegno sul FinTech riguarda la digitalizzazione dei portafogli alternativi. Un esempio? La tokenizzazione di 5 milioni di crediti, garantiti almeno all’80% dal Medio credito centrale, effettuati sempre a Pmi domestiche. L’operazione ha consentito la creazione di un titolo digitale il quale, poi, è stato inserito in portafogli di particolari gestioni patrimoniali. Quelle gestioni patrimoniali che, riguardo alla specifica tipologica dei prodotti ad obiettivo, verranno unite all’Artificial intelligence. È il terzo fronte del FinTech: l’Intelligenza artificiale, via via, viene sfruttata per permettere, tra le altre cose, una maggiore personalizzazione del prodotto e su una larga base di clienti.
I cripto rischi
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore rimarca come l’impegno, e l’esposizione, su un business problematico quale quello della cripto economia renda rischiosa l’intera attività di Azimut. La società non condivide la preoccupazione. In primis, viene spiegato, i cripto asset sono inseriti in asset allocation prudenti e diversificate sia rispetto ai titoli digitali che ai protocolli tecnologici. Inoltre, è l’indicazione, per ogni operazione viene seguita una procedura d’investimento estremamente severa e selettiva nel settore. Ancora: l’esposizione alla cripto economia avviene nei confronti di realtà attive ai vari livelli della catena del valore industriale. Infine, ricorda Azimut, l’Ue ha approvato il MiCa. Cioè: il regolamento complessivo sui criptoasset. Una norma la quale, seppure la sua applicazione è attesa nel 2024, elimina il vuoto legislativo, rendendo meno aleatorio e rischioso il comparto.


